 |
Controlla te stesso!
Per l'occidentale 'controllo' ha sempre significato 'dominio sull'ambiente'.
A Oriente invece il controllo per eccellenza è su se stessi.
Come è nata questa frattura? E perché è imporante per il paziente diabetico?
Da cosa dipende la felicità? E il dolore? A queste semplici domande culture diverse hanno dato risposte radicalmente differenti.
Oggi per molti sarebbe difficile decidere.
Dalla fede? Dalle circostanze materiali esterne? Un diabetico penserebbe di sì, volendo considerare 'esterna' la insulino-dipendenza.
Per Tenzin Gyatso questi dubbi non esistono.
"I fattori esterni e le risorse materiali giocano un ruolo importante, ma è la mente la fonte della felicità e della sofferenza" afferma.
Tenzin Gyatso è più noto con il suo titolo: è il quattordicesimo Dalai Lama; dalla nascita è stato scelto come leader spirituale della corrente tibetana del buddismo.
Gyatso, premio Nobel per la Pace nel 1989, promotore di un costante dialogo con le altre religioni, sarebbe anche il leader politico della vasta regione del Tibet, se il governo cinese non lo avesse costretto all'esilio in India.
Questo esilio, lo ammette lui stesso con la serenità e la leggera ironia che lo caratterizzano, è stato in fondo un vantaggio: ha permesso al buddismo di farsi conoscere e di conoscere il mondo, influenzando la mentalità occidentale.
Chi medita e chi prende una pillola
L'incontro fra Occidente e Oriente è stato ed è difficile: "Una sintesi oggi sarebbe possibile ma è complessa, perché la filosofia orientale afferma con forza principi che la nostra cultura ha rimosso, ha 'cacciato'" nota Raffaele Morelli, psichiatra, analista junghiano e attento studioso della medicina e delle filosofie orientali.
"Si prenda per esempio il tema del 'controllo', del 'dominio'.
Per l'uomo occidentale 'controllo' ha sempre significato controllo dell'ambiente circostante... Anche là dove l'oggetto del controllo è lui stesso, l'uomo occidentale agisce attraverso enti esterni; specialisti, medicine, tecnologie".
In altre parole, se vuole influire sui suoi processi, per esempio abbassare la pressione o l'ansia, l'uomo occidentale prende una pillola, mentre quello orientale medita.
"A Oriente oggi - come del resto in Occidente ieri al tempo dei greci e dei latini" riassume Morelli che è direttore di Riza Psicosomatica, una rivista e un centro di ricerche promotore dell'interesse per le terapie 'dolci' "il controllo era soprattutto un dominio su se stessi".
In altre parole il 'saggio' della nostra civiltà è un tecnologo; uno che 'sa come fare', il saggio di tutte le altre civiltà è un filosofo: uno che 'sa come essere'.
"L'intera risposta dell'uomo all'ambiente esterno, in altre parole la cultura, risente in Occidente di una frattura che si è aperta dopo l'Umanesimo" afferma Morelli, "fino a Leonardo da Vinci, la ricerca scientifica non andava disgiunta dalla coscienza di una sostanziale omogeneità fra l'uomo e il resto della natura".
La sapienza era mirata tanto al 'fare' quanto all''essere' e consisteva nel cercare le concordanze, le simbologie.
L' 'uomo vitruviano', il famoso disegno leonardesco, era stato eseguito per dimostrare la coerenza delle proporzioni umane con quelle della natura e dell'architettura.
I primi piani urbanistici, le 'città ideali' progettate dagli architetti del Quattrocento erano basate sull'idea di una continuità fra le proporzioni del corpo e quelle delle città.
"Poi, improvvisa e radicale, avvenne la rottura" ricorda Morelli.
Il colpevole è Cartesio
Il 'colpevole' di questa rottura che ha reso la cultura occidentale così lontana da quella del Dalai Lama è ben noto "si chiama René Descartes, più conosciuto in Italia come Cartesio, ed è vissuto in Francia fra il 1596 e il 1650" racconta Felice Mondella, docente di Filosofia della scienza all'università statale di Milano.
"Cartesio pose le basi filosofiche di quell'approccio scientifico che veniva nascendo, con Galileo per esempio, nella scienza in generale e nella fisiologia in particolare: la riduzione dell'organismo vivente a una 'macchina'.
Per Cartesio l'organismo è una macchina indipendente dall'ambiente in cui opera, isolata dal mondo" osserva Mondella che è stato allievo di Ludovico Geymonat e ha concentrato i sui studi sullo sviluppo della biologia e della fisiologia.
"In Cartesio esiste, drammatico, il problema di giustificare l'esistenza dell'anima. Ma il fatto stesso che il problema si ponga conferma che per il meccanicismo cartesiano, l'anima, la psiche è qualcosa di non necessario.
Il corpo può, anzi deve, funzionare da solo".
Seguito dell'articolo
Ultima modifica: novembre 1998
Torna al sommario
Torna alla Home page
|  |