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Iniezioni di insulina: dove come e perchè

Solo una parte delle iniezioni di insulina sono effettuate in maniera corretta.
Perchè? Che punti bisogna scegliere e come infilate l'ago?

"Il diabete", afferma Ken Strauss, diabetologo presso l'ospedale della facoltà di Medicina di Harvard, "esiste da sempre, ma in questo secolo abbiamo avviato tre battaglie per sconfiggerlo.
La prima è iniziata nel 1921 con la scoperta dell'insulina.
La seconda negli anni '70, quando ci si è posti il problema di rendere meno dolorosa e più semplice la pratica quotidiana dell'iniezione.
La terza sfida è appena cominciata e consiste nell'assicurare che le iniezioni e i controlli siano eseguiti in modo che rispettino realmente la terapia prescritta dal medico.
Una battaglia nella quale i pazienti giocano un ruolo attivo".

Siringhe per 'grandi utenti'.
Fino agli anni '70, in effetti, l'insulina veniva iniettata con normali siringhe, quelle che a tutti può capitare di usare prima o poi.
"Solo che questi 'tutti' hanno bisogno in media di una o due punture all'anno.
Un diabetico si fa invece da 700 a 1300 iniezioni per anno: c'è una bella differenza" ricorda Giuseppe Chiusano, responsabile della linea prodotti per diabetici della Becton Dickinson Italia "ed è per questo che le aziende si sono poste il problema di realizzare siringhe e aghi il più possibile facili da usare, efficaci e meno dolorosi".
Sono nate così le siringhe monouso in plastica specifiche per insulina.
In Italia se ne consumano circa 100 milioni all'anno, e per il 70% sono prodotte dalla Becton Dickinson.
"Gli obiettivi che ci eravamo posti erano quattro: facilità d'uso, riduzione del dolore, riduzione del trauma per i tessuti e corretta assunzione dell'insulina.
Siamo partiti, ovviamente, dall'ago".
Utilizzando acciaio inox super-resistente e lavorandolo con tecnologie avanzatissime sono riusciti a produrre aghi tanto sottili da passare fra una terminazione nervosa e l'altra.

Il Cx della siringa.
La tecnologia di oggi permette di 'cesellare', con precisione la forma della punta dell'ago. Visto al microscopio, l'estremità degli aghi è acuminata in modo da creare un taglio puntiforme (senza strappare i tessuti) mentre il resto della punta ha una forma elegante e smussata, potremmo dire aerodinamica.
"Il paragone con l'aerodinamica di una macchina non è fuori luogo" nota Chiusano: "tutti sappiamo cosa sia il Cx, il coefficiente di penetrazione di un'auto.
Tutti sappiamo che la linea filante di una vettura da corsa permette di ridurre la resistenza dell'aria, di ottenere insomma maggiore velocità a parità di cavalli.
Bene: con le siringhe accade lo stesso: un ago diciamo così 'tessuto-dinamico' permette di attraversare la pelle con una forza minima".
Minore è la forza necessaria per ottenere la penetrazione dell'ago, minore è il trauma per i tessuti.
Un ulteriore aiuto in questo senso è dato da una sostanza lubrificante che avvolge l'ago e ne rende più facile l'inserimento.

Ago lungo o corto?
Più di recente la Becton Dickinson e le altre Case produttrici sono intervenute sulla lunghezza dell'ago stesso.
Oggi sono in commercio aghi per siringhe e per penne 'corti' da 8 millimetri e 'lunghi' o 'standard' da 12,7 millimetri.
Contrariamente a quello che si può pensare, il dolore provocato da un ago lungo è identico a quello di un ago corto.
Immediatamente sotto la superficie della pelle c'è infatti uno 'strato del dolore' piuttosto sottile dove si concentrano i recettori, appunto, del dolore.
Superata questa fascia, per alcuni millimetri non si incontrano altri recettori, la sensazione insomma rimane identica.
"Questo a livello oggettivo" interviene Ken Strauss; "soggettivamente, invece, l'ago corto è percepito come 'meno minaccioso'".
Una questione di secondaria importanza? Non proprio: oggi si tende sempre più spesso a proporre al non insulino-dipendente una terapia a base di iniezioni di insulina per diminuire il rischio di complicanze.
Ridurre la sensazione di dolore infatti contribuisce a minimizzare il rifiuto psicologico della terapia da parte del paziente.

Attenzione al muscolo!
Un aspetto in particolare porta un numero sempre maggiore di medici a prescrivere aghi corti.
Per capirlo è necessario fare un passo indietro.
Sotto la superficie della pelle c'è un tessuto grasso che può essere più o meno spesso, la famosa 'ciccia', e, più sotto ancora, uno strato di muscoli che circondano le ossa (come accade nelle gambe e nelle braccia) o gli organi interni (come accade nel tronco).
Come tutti sappiamo, l'insulina deve essere messa a disposizione dell'organismo esattamente nei tempi previsti "e, purtroppo, tessuti diversi rilasciano l'insulina in modo differente.
Se l'insulina è depositata nello strato di grasso sottocutaneo, la sua azione sull'organismo sarà esattamente quella prevista.
Se invece supera lo strato sottocutaneo e finisce nei muscoli, l'azione dell'insulina sarà imprevedibile".
Poniamo che per due sere di seguito un diabetico si inietti per errore l'insulina nei muscoli della coscia.
La prima sera dopo l'iniezione sta seduto a guardare la tv.
La sera dopo invece porta a spasso il cane.
Nel primo caso l'insulina entrerà in circolo molto dopo il tempo previsto (col rischio di una iperglicemia), nel secondo caso molto prima (col pericolo di una ipoglicemia notturna).

Seguito dell'articolo
Dove, come e perchè

Ultima modifica: novembre 1998

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