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Il punto da scegliere.
L'area ideale per iniettarsi l'insulina è l'addome, per la precisione la zona da inquadrare è una mezzaluna con 25 centimetri di raggio che fa perno intorno all'ombelico.
Bisogna escludere, però, l'ombelico stesso e le parti immediatamente vicine così come i fianchi. Attenzione, perché nelle persone magre, nei ragazzi e nei bambini, lo strato di grasso intorno all'addome può essere molto ridotto.
C'è quindi il pericolo - se non si seguono determinate avvertenze - di infilare l'ago nei muscoli peritoneali che avvolgono l'intestino; e una iniezione intraperitoneale, oltre a rendere lento e imprevedibile il rilascio dell'insulina, può risultare assai rischiosa.
I sistemi per evitare il muscolo. Sembra complicato, ma in realtà esistono tre sistemi semplicissimi per non 'beccare' il muscolo: 'fare una piega' di pelle, iniettare con un angolo di 45 gradi e usare un ago corto.
Il primo sistema consiste nello stringere un lembo di pelle fra il pollice e l'indice producendo una 'piega', come dicono gli addetti ai lavori, che raccoglie solo tessuto sottocutaneo.
Nel secondo caso si inclina la siringa, formando con la superficie della pelle un angolo di 45 gradi.
Un esempio? Nelle cosce se si fa la 'piega' e si inclina l'ago, toccare il muscolo è quasi impossibile.
E lo stesso vale per l'addome.
Pur conoscendo queste regole, un numero assai ampio di diabetici, non segue né la prima né la seconda avvertenza.
Per questa ragione gli aghi corti rappresentano in molte situazioni una opzione più sicura.
L'unica controindicazione parziale è per le persone obese, alcune delle quali vedono fuoruscire l'insulina dal buco provocato dall'ago e tale perdita delle sostanze è maggiore con gli aghi da 8 che non con gli aghi da 12,7 millimetri.
Un po' di varietà!
Un aspetto sul quale le Case produttrici possono fare poco è la formazione di 'lipos' o lipoipertrofie.
Si tratta di avvallamenti o noduli che tendono a formarsi sotto la pelle dei pazienti diabetici.
Non si sa esattamente perché o quando si formino le lipoipertrofie.
È noto invece, e questo interessa il paziente, quando 'non' si formano.
"Basta infatti che il paziente alterni le aree e i punti in cui inietta l'insulina (l'ideale è non fare più di una iniezione per settimana in ogni centimetro quadro) per scongiurare il rischio.
In realtà accade esattamente il contrario: visto che le aree in cui si formano i 'lipo' sono meno sensibili al dolore, il paziente tende a preferirle come sedi per l'iniezione.
Così facendo, non solo i lipo si ingrossano, ma il rilascio dell'insulina diventa più lento e minore".
Il lipo infatti assorbe parte dell'insulina e la usa per svilupparsi, invece di rilasciarla nell'organismo.
Il danno quindi non è solo estetico ma anche strutturale.
Gli effetti sulla terapia.
Tornando a quanto detto all'inizio, queste attenzioni da parte tanto delle Case produttrici quanto dai pazienti stessi servono al comfort o alla qualità del controllo glicemico? "All'uno e, sempre più, all'altro" risponde Strauss; "aghi più corti, siringhe più precise, come le monouso, e una maggiore cura del paziente servono a garantire che la quantità di insulina prescritta entri effettivamente nell'organismo".
Uno studio recente ha dimostrato che una percentuale variabile dal 30 al 50% delle iniezioni (con siringa o con penna) finiva col mettere a disposizione del metabolismo una quantità di insulina diversa da quella attesa.
In poche parole molta gente si fa le iniezioni in modo errato, e quindi assume meno insulina di quella prescritta, ottiene valori di glicemia scorretti, corre dal medico e si vede prescrivere una dieta più drastica o una quantità inutilmente maggiore di farmaco.
"La frontiera che stiamo affrontando consiste nel creare le condizioni ideali per una reale efficacia della terapia prescritta" conclude Strauss.
Iniezioni di insulina
Dove, come e perchè
Ultima modifica: novembre 1998
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