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Antonio Cimino, dell'Unità di Diabetologia ed Educazione Terapeutica degli Spedali Civili di Brescia
Il diabete si cura con una alimentazione sana

Il diabete si cura soprattutto con una alimentazione più sana, quella che tutti dovremmo praticare: pochi grassi, carni rosse uova e formaggio con moderazione, largo a frutta e verdura. Purtroppo cambiare il modo di mangiare non è facile. E le 'diete' servono a poco, quindi...

Quante persone ancora oggi ritengono il diabete una sorta di 'allergia allo zucchero', a tutto ciò che è dolce? "È un errore comprensibile", ammette Antonio Cimino, dell'Unità di Diabetologia ed Educazione Terapeutica degli Spedali Civili di Brescia, "fino a pochi anni or sono, il diabete di tipo 2 veniva considerato una patologia a se stante. Il diabetologo riteneva suo compito soprattutto riportare in equilibrio la glicemia e per raggiungere questo obiettivo la maniera migliore era proibire 'le cose dolci'".
L'approccio è cambiato. "Oggi il diabete di tipo 2 non si presenta quasi mai da solo: nel 90% dei casi la persona con il diabete è sovrappeso o obesa, spesso ha la pressione alta o una dislipidemia più o meno marcata", nota Cimino. Ciascuna di queste manifestazioni richiede o può richiedere interventi farmacologici specifici, "ma in tutti e tre i casi una alimentazione corretta è il cardine della terapia", insiste Cimino.
L'alimentazione oggi consigliata alla persona con il diabete, prende in considerazione l'insieme delle abitudini alimentari del paziente, non tanto gli zuccheri. Studi condotti su grandissimi numeri di pazienti hanno permesso di determinare cosa si intende per alimentazione 'corretta'. "E la terapia del diabete passa soprattutto attraverso una alimentazione corretta", insiste Cimino, "non si tratta di fare una 'dieta per diabetici' ma di 'mangiare bene', alimentarsi in modo sano. Fatto questo si è a metà dell'opera".

Più frutta e verdura, meno carni e formaggi
Parrebbe semplice, ma purtroppo non è così. "Cambiare le proprie abitudini alimentari non è facile", ammette Cimino, "soprattutto a una certa età. Per questo il nostro e altri Centri hanno ormai rinunciato a 'prescrivere' la dieta. Preferiamo lavorare lentamente, facendoci raccontare nel dettaglio cosa mangia abitualmente il paziente, quando mangia, come cucina. A quel punto proponiamo piccole sostituzioni, rinforzando le scelte più corrette e cercando non di abolire, ma di ridurre la frequenza con la quale gli alimenti meno appropriati compaiono in tavola, magari suggerendo riduzioni nelle dosi".
L'obiettivo infatti è duplice: da una parte modificare il 'menù abituale', aumentando la quota di frutta, verdura e cereali e diminuendo proteine e grassi, dall'altra ridurre in generale l'apporto nutritivo. "I due obiettivi si rinforzano a vicenda: se mangio meno grassi e più verdura, assumo meno calorie e dimagrisco o comunque smetto di prendere peso", afferma Cimino, "quando ci troviamo davanti una persona obesa però, riportare il peso più vicino alla normalità è un obiettivo prioritario". E per far questo è giocoforza ridurre le calorie abitualmente assunte. Si è grassi perché si ingeriscono più calorie di quelle necessarie. Per dimagrire bisogna assumerne meno del necessario, il che significa assumerne una quantità nettamente inferiore rispetto a quella abituale.
Da qui non si sfugge. Inutile proporre diete magiche. "perdere quattro chili in un mese è possibile, ma nel 99,9% dei casi si finisce per recuperarli e spesso ci si trova più grassi e più demotivati", nota

Non perdere il piacere della buona tavola
Cimino, il quale sottolinea come in fondo il fatto che il diabete e l'obesità siano patologie croniche rappresenta anche una opportunità. "Possiamo impostare un progetto di lungo termine e quindi darci degli obiettivi graduali e raggiungibili: perdere qualche chilo, sostituire la frutta agli snack, cenare con un piatto unico ma sostanzioso... periodicamente si verificano insieme gli obiettivi raggiunti e si decide come andare avanti".
Chi deve modificare l'alimentazione a causa del diabete o del sovrappeso non deve perdere il piacere di cucinare o di sedersi a tavola. È vero che i dolci, i grassi, i cibi ad alto contenuto di proteine sono gustosi.
"Ma ridurne il ruolo nella dieta non vuol dire condannarsi da soli a una vita alimentare triste e monotona", sottolinea Cimino il quale consiglia creando un certo stupore, l'uso di spezie anche piccanti (quasi tutte hanno un bassissimo apporto calorico): pepe, peperoncino, coriandolo. L'aglio anzi ha proprietà curative e le cipolle sono ricche di fibre. Olio? Va bene meglio se crudo, d'oliva e saporito. "Mangiare meglio non vuol dire mangiare sciapo", ricorda Cimino, che fa eccezione per i gravi casi di ipertensione nei quali è consigliato un ridotto utilizzo del sale, "non chiediamo sacrifici, ma proponiamo degli scambi, dei piccoli compromessi quotidiani".

Una occasione perchè tutti in famiglia mangino meglio
La persona che vuole perdere peso si trova in una condizione nota alla maggior parte delle famiglie: tante cose si vorrebbero acquistare, ma per far quadrare i conti occorre fare delle rinunce o dei compromessi. Una coppia che ha appena sottoscritto un mutuo per la casa sarà disposta a spendere meno in vestiti e 'uscite' serali, ma non vorrà rinunciare a regalarsi un bel viaggio a Natale; un ragazzo terrà un anno in più la moto che pensava di cambiare ma rinnoverà l'abbonamento allo stadio... Ogni persona ha la sua testa, ed è giusto che sia così. "Il medico non può sapere quali sono le rinunce e gli scambi che la persona sovrappeso o obesa è pronta a fare. Se il gelato con gli amici è davvero così importante, il medico suggerirà magari di scambiarlo con un mezzo litro di vino in meno al giorno o con l'abolizione dei salami", continua Cimino, "il diabetologo e la dietista sono come le commesse in un negozio: possono dire i prezzi delle merci e dare qualche consiglio su richiesta ma non devono decidere quel che il cliente acquisterà".
Pian piano le nuove abitudini entrano nella cultura non solo della persona con il diabete, ma di tutta la sua famiglia. Il diabete si cura in prima istanza e direi soprattutto facendo cose che tutti dovremmo fare: mangiare in maniera sana e fare esercizio fisico. In questo senso chi ha il diabete non deve sentirsi sfavorito dalla sorte e quindi costretto a una vita di rinunce. Il diabete è anzi l'occasione perché lui e tutta la sua famiglia adottino un approccio più salubre all'alimentazione.

Vuoi leggere una tabella per capire quali alimenti devono trovare più posto (e quali meno) nella tua alimentazione? Clicca qui.

Ultima modifica: settembre 2002

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