 |

Antonio Cabras, presidente della Federazione nazionale diabete
|
Fdg finanzia la ricerca più avanzata
Per dare un contributo concreto alla ricerca di una cura 'radicale' per le forme più gravi di diabete, la Federazione Nazionale Diabete Giovanile ha non solo finanziato, ma organizzato e commissionato un programma di ricerca radicalmente innovativo.
Ci vuole fegato', si dice spesso per indicare una situazione che richiede una buona dose di coraggio. Per una Associazione di persone con il diabete ci vuole fegato, per esempio, per decidere di farsi carico degli oneri economici e organizzativi che la gestione di un programma di ricerca di base comporta.
Eppure la Federazione nazionale diabete giovanile (FDG) ha deciso di intraprendere questa strada. "Avremmo potuto limitarci a staccare un assegno ogni tanto", ammette il suo presidente Antonio Cabras, "ma volevamo fare di più: creare un con che vedesse fianco a fianco il mondo della ricerca e quello delle associazioni. In fondo", continua Cabras, "così come la persona con il diabete ha imparato a gestire o comunque a cogestire la sua terapia insieme al medico, una Associazione può puntare a cogestire la ricerca necessaria a trovare una soluzione al problema diabete, insieme al mondo dell'accademia".
L'ipotesi di ricerca che Fdg ha sponsorizzato (con un formale contratto) è affascinante: 'convincere' le cellule del fegato a produrre insulina. "Si potrebbero così sostituire le cellule Beta che nel diabete insulinodipendente vengono rapidamente distrutte dalla reazione autoimmunitaria", nota cabras.
Perché il fegato? Prima di tutto perché è il tessuto più simile a quello del pancreas. "Nella vita fetale si sviluppa prima il fegato e successivamente un gruppo di cellule epatiche si stacca e va a costituire il pancreas. Le betacellule non sono altro che cellule del fegato 'in trasferta'", scherza Cabras.
In secondo luogo perché il fegato ha la capacità di verificare la concentrazione di glucosio nel sangue, in terzo luogo perché le sue cellule si rinnovano con più frequenza rispetto al resto dell'organismo.
Il clamore che si è creato intorno alle cellule staminali ha fatto scoprire al grande pubblico un fatto che era da tempo noto nel mondo scientifico: "molte cellule del fegato hanno in sè il patrimonio genetico, il 'software' che consentirebbe loro di trasformarsi in una cellula specializzata", spiega Cabras, "nel nostro caso produrre insulina, ma questa potenzialità viene inibita".
Il programma di ricerca che Fdg dirige, intitolato 'Progetto per la programmazione genica di epatociti per l'espressione dell'insulina' intende proprio verificare se è possibile permettere alle cellule del fegato (gli epatociti) di produrre insulina. Se questa strada si dimostrasse percorribile a lungo termine (10 anni, non di meno) si potrebbe trovare una soluzione per tutte le situazioni di insulinodipendenza.
È proprio questa speranza, insieme alla coscienza di aver contribuito alla ricerca più avanzata nel campo delle cure del diabete, a sostenere la Fdg nel gravoso compito assunto.
Fdg garantisce infatti la segreteria organizzativa del progetto, che durerà diversi anni e prevede contatti con tutto il mondo. La parte scientifica del progetto è diretta dal professor domenico Casa, docente presso il dipartimento di genetica medica del policlinico Umberto I di Roma, mentre il responsabile della ricerca è il professor Gianfranco Risuleo del Dipartimento di Genetica e Biologia Molecolare dell'Università La Sapienza di Roma.
Ultima modifica: settembre 2002
Torna al sommario
Torna alla Home page
|  |