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Umberto Valentini, Direttore Scientifico di Modus
Lei non ha il diabete ma, già che ci siamo...

I lettori ci chiedono di dedicare ancora più spazio al tema dell'alimentazione; vorrebbero ricette, regole, proibizioni. Lo stesso avviene, ogni giorno, nei Centri di Diabetologia .
Chi si siede davanti al Medico si attende, quasi come una sentenza, una 'dieta' intransigente. 'Dieta' nell'immaginario è sinonimo di 'pena', di 'castigo'. Ma tutti noi cerchiamo di evitare i castighi: nell'atto stesso in cui si attende di vedersi 'confiscati' i piaceri della tavola, il 'paziente' inizia a rimuginare riserve mentali, eccezioni.
Questi divieti saranno quindi infranti o elusi. È comprensibile. Il cibo è uno dei piaceri della vita. In greco 'pranzo' e 'amore' erano sinonimi: mangiare insieme è il fondamento della vita sociale e culturale.
La terapia del diabete non passa attraverso le proibizioni, non potrebbe farlo, e non deve farlo. Quello che il team diabetologico consiglia è una alimentazione sana: ricca, saporita, varia, curiosa. Il diabete non è una allergia allo zucchero. Non si tratta di rinunciare, quanto di sviluppare una cultura alimentare (vedere l'articolo su come impostare una alimentazione sana), dove la qualità compensa la quantità, che riscopre i sapori naturali degli alimenti.
Fa bene l'amico, esimio professor Tiengo a ricordare nell'intervista che apre questo numero come alti livelli di colesterolo Hdl e trigliceridi associati al diabete moltiplichino i rischi di ischemie, infarti e ictus. Lo stesso vale anche per chi non ha il diabete, ma 'solo' una dislipidemia e un sovrappeso.
La terapia del diabete di tipo 2 coincide per larga parte con le norme per vivere una vita sana e lunga. A volte mi piacerebbe stupire chi si siede davanti a me per la prima volta spaventato dalla diagnosi di diabete e dirgli "No guardi, c'è stato uno sbaglio. Lei non ha il diabete. È sano come un pesce. Ma già che è venuto fin qui... perchè non parliamo di come possiamo cambiare le sue abitudini alimentari in modo da prevenire i problemi di cuore e garantirle a lungo una piena efficienza fisica?". E da lì partire a fare educazione alimentare. È un paradosso, ma nemmeno tanto.
Nel Centro di Diabetologia che dirigo (scusate l'autopromozione, ma ne sono orgoglioso) la stanza più importante è una grande cucina. "Curi il diabete o insegni economia domestica?" mi ha chiesto un collega, pensando forse di offendermi. Ne sono orgoglioso. Sì, curare il diabete significa anche riprendere in mano le abitudini e le tradizioni della cucina.

Umberto Valentini

Ultima modifica: settembre 2002

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