
Antonio Tiengo Direttore della Scuola di specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo dell'Università di Padova
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Meno grassi nel sangue: intervista al professor Tiengo
Trigliceridi e colesterolo provocano la chiusura progressiva delle arterie e dei capillari, moltiplicando il rischio di cardiopatie e ictus. Un rischio per tutti e soprattutto per chi ha il diabete, spiega Antonio Tiengo, Preside della facoltà di Medicina dell'Università di Padova
Dislipidemie. Una parola difficile da pronunciare ma piuttosto facile da capire. sono una serie di condizioni caratterizzate da una anomala variazione, quasi sempre un eccesso dei grassi (cioè dei lipidi) nel sangue.
Guai se nel sangue questi grassi (colesterolo e trigliceridi) non ci fossero; ma la loro concentrazione non deve essere troppo alta. Altrimenti cominciano i guai. Le placche formate da colesterolo e trigliceridi insieme a piastrine e altri materiali chiudono progressivamente questi vasi.
Le conseguenze sono problemi di circolazione (vasculopatia) periferica o l'occlusione delle coronarie che provoca crisi ischemiche e infarto. In altri casi il problema non è la chiusura delle arterie ma il distacco da queste placche di grumi di grasso che vanno a ostruire un vaso del cervello (ictus) con conseguenze spesso irreversibili.
Problema numero uno: la 'pancetta'
La questione insomma è seria e non va sottovalutata. Modus ne parla con Antonio Tiengo, preside della facoltà di Medicina dell'Università di Padova, medico e ricercatore e soprattutto caposcuola di una generazione di ricercatori di livello mondiale nel settore della diabetologia e nelle malattie del metabolismo.
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D. Chi dice diabete dice anche dislipidemie?
R. Le dislipidemie sono molto frequenti nella persona con il diabete, tanto che oggi possiamo considerare il diabete di tipo 2, alcune dislipidemie, l'ipertensione e l'obesità altrettante espressioni della stessa 'sindrome metabolica' o 'sindrome dell'insulinoresistenza'. Forse potremmo chiamarla sindrome dell'obesità centrale addominale che ne è l'aspetto caratteristico.
L' 'obesità centrale addominale' sarebbe la 'pancetta'?
Proprio così. Per sviluppare questa sindrome non è necessario essere obesi e nemmeno largamente sovrappeso. Avere dieci chili in più sui fianchi o sulle cosce, come capita ad esempio a molte donne, conta meno di un moderato sovrappeso ma concentrato sull'addome, come capita a molti uomini sopra i 40 anni.
Perché la 'pancetta' è così importante?
Per quanto riguarda il diabete, noi sappiamo per certo che esiste un legame fra tessuti adiposi e insulino resistenza. Dove c'è 'grasso' si sviluppa facilmente questa forma di 'sordità' dei tessuti che hanno bisogno di quantità sempre maggiori di insulina, e sappiamo che l'insulinoresistenza precede quasi sempre il diabete di tipo 2 vero e proprio. Per le dislipidemie è diverso. Il fegato, la 'centrale chimica' dell'organismo, produce i trigliceridi utilizzando gli acidi grassi che arrivano dall'addome. Maggiore è l'apporto di acidi grassi, maggiore la produzione di trigliceridi e colesterolo Ldl e l'eccesso di trigliceridi e colesterolo Ldl è associato a un forte rischio cardiovascolare.
I rischi per il cuore si moltiplicano, non si sommano
E questo si aggiunge al fatto che chi ha il diabete già deve stare attento al cuore...
Purtroppo è così. Se prendiamo la popolazione diabetica così come è, senza dividere chi riesce a dimagrire e a mantenere un buon controllo della glicemia da chi invece non ci prova nemmeno, vediamo che il rischio di malattie ed eventi cardiovascolari è da due a quattro volte superiore alla popolazione non diabetica. Purtroppo, però, devo correggerla: questi fattori di rischio non si aggiungono ma si moltiplicano. Chi è 'solo' dislipidemico rischia ischemie, infarti e ictus due o tre volte di più rispetto agli altri. Chi è solo diabetico dal doppio al quadruplo; ma la persona con il diabete e con un alterato equilibrio dei grassi nel sangue, cioè trigliceridi o colesterolo più alti della norma rischia da 8 a 10 volte di più. Il problema insomma è serio, soprattutto se consideriamo che spesso alla dislipidemia e al diabete si accompagna la pressione alta.
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Ultima modifica: settembre 2002
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