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Meno grassi nel sangue: intervista al professor Tiengo (segue)
Vuoi leggere l'inizio di questa intervista al professor Antonio Tiengo Preside della facoltà di Medicina dell'Università di Padova?
Esercizio fisico, meno grassi possibile nell'alimentazione. Se del caso farmaci. La strategia per ridurre trigliceridi e colesterolo 'cattivo' è davvero semplice.
D. Le dislipidemie, soprattutto in un paziente diabetico o sovrappeso moltiplicano il rischio di infarti e ictus. Trigliceridi e colesterolo insomma sono un problema serio. Come è possibile, professor Tiengo, ridurre questi valori e quindi il rischio?
R. Buona parte della terapia adottata per 'curare' il diabete va benissimo anzi è ideale per ridurre le dislipidemie.
Curarsi è facile: un po di moto e una dieta sana
Davvero basta questo?
Certo che sì. Cosa deve fare la persona con il diabete o che rischia il diabete? Deve fare un costante esercizio fisico, una camminata di mezz'ora al giorno a passo veloce, una partita a tennis due o tre volte alla settimana, una bella nuotata se è stagione... e poi deve mangiare meno e meglio ridurcendo al minimo i grassi animali: carni soprattutto rosse. Burro e formaggio vanno ridotti il più possibile come gli alcolici e gli zuccheri semplici, mentre può aumentare il consumo di fibre, soprattutto verdure... Tutto questo va benissimo anche per la dislipidemia. Nella terapia delle dislipidemie il 70% del risultato, non dimentichiamolo mai, si ottiene con la dieta e l'esercizio fisico.
E i farmaci?
Premesso che la terapia farmacologica delle dislipidemie costituisce un complemento e non un sostituto della dieta, del controllo del peso e dell'esercizio fisico, i farmaci ci sono e vale la pena di usarli.
I farmaci utilizzati per la cura del diabete hanno un effetto diretto, anche se moderato, sui lipidi: riducono i trigliceridi e in misura minore anche il colesterolo Hdl. Ad ogni modo questo effetto può non bastare, soprattutto nei casi in cui la dislipidemia è 'primaria' ha cioè cause indipendenti dal diabete. Per l'eccesso di trigliceridi, soprattutto a livelli alti, disponiamo dei cosiddetti fibrati: clofibrato, gemfibrozil, benzafibrato, simfibrato, soprattutto il fenofibrato; sono farmaci che agiscono sul fegato riducendo la sintesi delle lipoproteine Ldl. Per migliorare il profilo del colesterolo invece esiste una categoria di farmaci, le statine, che hanno una azione diretta sul colesterolo e anche un modesto effetto riduttivo nella produzione di trigliceridi. La famiglia delle statine è numerosa: simvastatina, pravastatina, lovastatina, fluvastatina, atorvastatina e si sta arricchendo di altri elementi. L'atorvastatina è più efficace nel ridurre il colesterolo Ldl.
E gli effetti secondari delle statine?
Ci sono stati dei casi, molto pubblicizzati che hanno portato anche al ritiro di una di queste statine. È noto che le statine possono interessare, nell'13% dei casi, i tessuti muscolari dando una sensazione di leggero dolore o di fatica. L'effetto può essere prevenuto misurando periodicamente la concentrazione di un enzima chiamato Cpk. Se supera certi valori si interrompe la terapia e tutto torna a posto. Allo stesso modo, anche per le statine, va controllata la funzionalità epatica.
E per aumentare il colesterolo Hdl?
I farmaci non ci aiutano. Tutto o quasi tutto dipende dall'attività fisica. In ogni caso ai farmaci si può far risalire al massimo il 30% del successo. Limitarsi a ingoiare pastiglie non serve quasi a nulla se non si cambiano anche le abitudini di vita. Il che è insieme semplice e difficile. Il fatto è che cambiare le abitudini di vita non è facile. E poi c'è la demotivazione. A nessuno piace fallire e quando si consiglia a un paziente di cambiare il suo stile di vita la risposta è quasi sempre un nulla di fatto. È facile dare la colpa ai pazienti 'che non si curano', ma dobbiamo tutti lavorare di più sulla dieta e sull'esercizio fisico.
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Ultima modifica: settembre 2002
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