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Umberto Di Mario presidente della Società Italiana di Diabetologia
Sei Lada anche tu?

In un caso su 10, e soprattutto nei soggetti non obesi e sovrappeso, l'iperglicemia nell'adulto non è dovuta a una classica forma di diabete di tipo 2, ma a una patologia in parte differente chiamata Lada. Qual è la terapia migliore in questi casi?

Mai sentito parlare di Lada? Probabilmente no, e comunque tanto vale imparare subito il nuovo nome di questa forma di diabete 'intermedia': Nirad. Una sigla che tradotta significa 'diabete autoimmune che, alla diagnosi, non richiede insulina'. Una definizione lunga ma non difficile da interpretare. Autoimmuni sono le forme di diabete nelle quali le cellule che producono insulina vengono 'attaccate' dalle stesse difese immunitarie dell'organismo.

Un diabete 'alla moviola'
Nella forma più nota di diabete autoimmune, quello che in passato era chiamato 'diabete giovanile' e poi diabete di tipo 1, gli anticorpi 'bombardano' le cellule beta, distruggendole completamente in poco tempo. "La diagnosi in questo caso avviene dopo che il danno è avvenuto", fa notare Umberto Di Mario, direttore della Scuola di Specializzazione in Endocrinologia dell'Università La Sapienza di Roma, "nel caso del Nirad, o del Lada se così lo si vuol chiamare, assistiamo a una reazione autoimmune che distrugge - non sappiamo se sempre o nella maggioranza dei casi - le cellule beta, ma in un tempo che va da molti mesi a diversi anni. Noi possiamo quindi vedere 'al rallentatore' questo processo, il che ci aiuterà non poco a comprenderlo meglio".

Un diabete di tipo 1 che 'cerca di guarire da solo'
Una delle ipotesi è che nel Nirad il soggetto sia in grado di resistere al bombardamento, producendo nuove betacellule che - almeno per qualche tempo - si sottraggono all'attacco degli anticorpi. "Le prospettive per la ricerca sono notevoli", ammette Di Mario che è coautore del principale lavoro scientifico sull'argomento, "ma non dimentichiamo che i pazientiNirad sono molti. Si parla del 10% di tutti i casi di iperglicemia, il che significa alcune centinaia di migliaia di persone solo in Italia. Noi dobbiamo anche e soprattutto definire quale sia il modo migliore di curare questi pazienti".

Come distinguerlo dal normale diabete
Il Lada o Nirad è generalmente sottodiagnosticato, comprensibilmente il medico è portato a 'confonderlo' con un normale diabete di tipo 2, o meglio 'quasi' normale visto che il diabete colpisce soprattutto persone sovrappeso, mentre il Lada si sviluppa anche in soggetti normopeso.
"È molto facile scambiare questi pazienti per dei 'normali' DM2", ammette Di Mario, che è presidente della Società Italiana di Diabetologia, l'Associazione che riunisce diabetologi ricercatori e docenti universitari, "la diagnosi viene corretta in genere ex post, quando ci si accorge che questi pazienti - nonostante le cure - evolvono velocemente verso l'insulinodipendenza".
Per distinguere un DM2 da un Lada (o Nirad) occorrono delle analisi degli anticorpi che non sono abitualmente compiute al di fuori di appositi studi. "Laddove questi studi sono stati compiuti è emerso appunto che la percentuale di Lada sulla popolazione che altrimenti si sarebbe definita DM2 varia dal 4 al 25%", nota Di Mario che sottolinea come molti passi avanti saranno compiuti grazie alla nuova classificazione del diabete, che non considera fattori non significativi come l'età alla diagnosi (diabete giovanile/diabete dell'adulto) o il tipo di terapia (diabete insulinodipendente o non insulinodipendente). Col tempo, proprio grazie a un nuovo modo di rapportarci all'iperglicemia, scopriremo che questa può essere causata da patologie autoimmuni che richiedono o che non richiedono insulina alla diagnosi, così come da patologie non autoimmuni che agiscono in maniera differente o sulle cellule, (insulinoresistenza, obesità etc) o sulla funzionalità del pancreas.
Il sospetto nasce quando, nonostante le terapie e l'impegno del paziente in termini di dieta ed esercizio fisico, il controllo glicemico non migliora. "Una grossa percentuale di pazienti Lada, pur non avendo bisogno di insulina al momento della diagnosi, arriva a doverla iniettare entro cinque o sei anni", nota Di Mario che presiede la Società italiana di Diabetologia, l'associazione scientifica che riunisce soprattutto i diabetologi che operano nel mondo universitario, "d'altra parte almeno il 50% pur essendo sottoposto al 'fuoco' del sistema immunitario, continua a produrre insulina".

e come trattarlo
Per un paziente Nirad essere confuso con un 'normale' diabetico di tipo 2 rappresenta un problema? Di Mario è molto cauto. I pilastri della terapia nel caso di diabete di tipo 2, cioè alimentazione moderata e corretta, adeguato esercizio fisico e continuo autocontrollo sono validi anche se il paziente è autoimmune, anzi ancora più validi e importanti.
Le terapie con farmaci orali adottate per il diabete di tipo 2 potrebbero rivelarsi adeguate anche in questi casi. Anche i pazienti Nirad soffrono di insulinoresistenza; aiutare le cellule a utilizzare meglio l'insulina esistente, così come incentivare la secrezione di insulina potrebbe essere la strategia corretta. D'altra parte c'è anche chi ipotizza che le betacellule colpite dalla reazione immunitaria potrebbero essere 'aiutate' con delle iniezioni di insulina, magari solo una o due al giorno. Insomma, una sorta di terapia di 'rinforzo'.

Un trial per capire di pił sul Lada

Ultima modifica: settembre 2002

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