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Come funzionano i farmaci antidiabetici orali
Secretagoghi, insulino-sensibilizzanti, antiassorbenti... i farmaci utilizzati per la terapia del diabete
intervengono a diversi livelli per migliorare l’equilibrio glicemico del paziente. Ecco come.
I farmaci antidiabetici orali hanno diversi meccanismi d’azione. Per comprenderli è bene riassumere il metabolismo del glucosio.
Trasportato dal sangue, il glucosio è il principale carburante di tutte le cellule dell’organismo.
Il glucosio del sangue (glicemia) proviene dai carboidrati contenuti negli alimenti nel periodo successivo al pasto oppure dal fegato
(e in minore misura dai reni) nel periodo fra un pasto e l’altro. Durante il pasto, e immediatamente dopo, il fegato non produce più
glucosio ma lo immagazzina per renderlo poi disponibile lontano dai pasti.
Per utilizzare il glucosio quasi tutte le cellule hanno bisogno di insulina, un ormone prodotto dal pancreas. Quando il sistema
funziona in maniera corretta il pancreas produce esattamente la quantità di insulina necessaria e il fegato ‘copre’ gli eventuali
deficit di glucosio nel sangue. Nel diabete, l’insulina prodotta non è sufficiente oppure i tessuti sono meno sensibili all’insulina
(insulinoresistenza).
La glicemia aumenta quindi in maniera incontrollata (iperglicemia) dopo il pasto e a digiuno.
L’iperglicemia non è percepita dal paziente, ma ha un effetto tossico e causa danni che si traducono nel tempo nelle complicanze
croniche del diabete (infarto, ictus, insufficienza renale, disturbi della vista, ecc.).
I farmaci secretagoghi
Il pancreas può essere aiutato a produrre insulina dai farmaci secretagoghi come le sulfoniluree e le più
recenti glinidi. Queste ultime tendono a ripristinare la secrezione rapida di insulina dopo il pasto.
I farmaci insulinosensibilizzanti
Nell’insulinoresistenza, condizione tipica dei soggetti in sovrappeso o obesi (nel complesso oltre l’80% dei diabetici tipo 2) il
pancreas produce insulina in misura spesso sufficiente o addirittura esagerata, ma questa è poco efficace nel fegato, nel muscolo
e nel tessuto adiposo.
Ne consegue che il fegato produce glucosio anche quando non dovrebbe (dopo pasto) o in quantità maggiore del necessario (a digiuno)
e che le cellule non consumano abbastanza glucosio (soprattutto dopo il pasto).
La glicemia quindi si innalza. I farmaci insulinosensibilizzanti, come la metformina e i più recenti glitazoni (o tiazolidinedioni)
agiscono riducendo l’insulinoresistenza e abbassano la glicemia, sia a digiuno che dopo il pasto, pur non aumentando la secrezione
di insulina da parte del pancreas.
I farmaci antiassorbenti
Dopo pasto il glucosio presente nei cibi e nelle bevande ingerite arriva ‘tutto insieme’ nel sangue. In molte forme di diabete di
tipo 2, il pancreas fatica a tener dietro alla richiesta con la sua produzione di insulina. In questo senso i farmaci antiassorbenti
come l’acarbosio possono essere di aiuto in quanto rallentano l’assorbimento del glucosio da parte dell’intestino. In questo modo
la glicemia sale meno e più lentamente dopo il pasto.
Vuoi leggere l’articolo sugli ipoglicemizzanti e gli altri farmaci orali per il diabete?
Vuoi leggere il seguito dell'articolo: Quando il farmaco entra nella terapia?
Ultima modifica: febbraio 2003
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