
Giovanni Perrone, coordinatore del Servizio di Diabetologia del
Territorio della Asl 11 di Reggio Calabria
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Infermieri: Tutti a scuola
L’ASL 11 calabrese sperimenta con successo un progetto di formazione che informa tutti gli infermieri e non solo quelli
di Diabetologia intorno alle esigenze del paziente con il diabete.
Giovanni Perrone propone un ‘esperimento’: "Entriamo in qualsiasi corsia di ospedale, in qualsiasi ambulatorio o day
hospital di qualunque specialità in ogni città o regione d’Italia: sicuramente troveremo un gran numero di persone
con il diabete". Non c’è bisogno di svolgere questa prova, perché Perrone come medico internista di lunga esperienza
e come coordinatore del Servizio di Diabetologia del Territorio della Asl 11 di Reggio Calabria, questa constatazione
l’ha già fatta mille volte.
La persona con il diabete è un ‘grande cliente’ di tutte le strutture del Sistema sanitario nazionale: dalla Medicina
di base fino a quella superspecialistica.
Lo è perché il diabete mal controllato causa una serie di problemi piccoli e grandi; perché il diabete ‘coincide’ con
(ed è in qualche modo causato da) altre patologie o condizioni quali l’obesità, che a loro volta comportano problemi
di vario tipo. "E anche per delle ragioni assai semplici: i diabetici sono tanti, almeno 2 milioni e sono soprattutto
anziani, quindi in una fase di età dove, volenti o nolenti, si ha spesso occasione di ‘frequentare’ ambulatori e ospedali",
ricorda Perrone, "questo significa che il Centro di Diabetologia è solo uno degli ‘sportelli sanitari’ al quale la persona
con il diabete fa riferimento".
Tutto questo rende più complesso gestire dal punto di vista medico la persona con il diabete. Perrone, che è stato Presidente
Regionale della Associazione Medici Diabetologi, è un fautore della ‘gestione integrata del paziente diabetico’ una filosofia
che propone di coordinare fra di loro Medici di medicina generale, strutture diabetologiche e altre strutture sanitarie.
"Questa è sicuramente la strada da percorrere, ma ogni strada inizia con piccoli passi", ricorda il diabetologo calabrese.
L’esperienza fatta in Calabria dalla Asl 11 è uno di questi passi.
Torniamo al paziente diabetico che presso il Centro di Diabetologia trova ovviamente medici e infermieri specializzati.
Cosa succede quando invece ‘frequenta’ un Pronto soccorso, una corsia di Cardiologia, o un Centro di Traumatologia o altri
ambiti, magari in strutture lontane da quella del ‘suo’ Centro?
"Dal punto di vista clinico non c’è nessun problema", riflette Perrone, "il diabete è tutto tranne una malattia rara e poco
conosciuta dai Medici. Il paziente incontrerà quindi Medici non diabetologi ma perfettamente in grado di comprendere la sua
situazione. Ma possiamo dire lo stesso degli infermieri?".
Chi frequenta un po’ gli ospedali e gli ambulatori, come paziente, parente o ‘addetto ai lavori’, sa bene che gli infermieri
sono la figura professionale centrale nel dialogo con il paziente. "Un paziente in corsia parlerà col medico nella migliore
delle ipotesi 10 minuti al giorno, l’infermiere invece è sempre lì", riflette Perrone. "Non si considera mai abbastanza il
fatto che l’infermiere ha una preparazione e una cultura ‘olistica’, globale nella quale la relazione con il paziente assume
un ruolo centrale. È insomma anche uno ‘specialista della comunicazione’" rivendica Tanino Todaro, infermiere della Asl 11.
L’infermiere "si muove all’interno di un sapere scientifico e tecnico ma sa parlare in modo semplice con il paziente; ha un
occhio particolare per individuare e risolvere quei problemi pratici e quotidiani che il paziente incontra ma non pone al
Medico", continua Todaro; "non per caso il nuovo inquadramento lo prevede come protagonista di un percorso anche educativo
nei confronti del paziente".
Perrone è perfettamente d’accordo, "sotto il profilo quantitativo e qualitativo l’infermiere raggiunge con il paziente un
legame molto più stretto e confidenziale di quanto non faccia il medico specialista". Cosciente della centralità degli
infermieri professionali, Perrone sa anche che – al di fuori dei Centri specializzati – questi non possono avere che
conoscenze marginali di diabetologia.
"Conoscenze che sarebbero invece importantissime per svolgere meglio il loro lavoro e per supportare, diciamo così,
‘dall’esterno’ il lavoro del Team diabetologico". Sulla base di queste considerazioni, Perrone ha proposto di organizzare
un corso di diabetologia dedicato non agli infermieri dei Centri Antidiabete, che già conoscono questi temi ma a quelli
di tutte le altre strutture.
"Un intervento di questo tipo avrebbe, anzi sta avendo perché ne vediamo già gli effetti positivi, molte ricadute", nota
il responsabile del servizio di Diabetologia del Territorio della Asl 11 di Reggio Calabria Sud, che indica alcune delle
molte ‘ricadute’ attese da questo tipo di intervento formativo: "Penso alla necessità di tenere sotto particolare controllo
il profilo glicemico del paziente che si trova in Ospedale; in termini di educazione sanitaria penso al ruolo che l’infermiere
può avere nel ‘ripassare’ con il paziente certe regole base; e penso poi all’aspetto emotivo, all’aiuto che un infermiere buon
conoscitore del diabete può dare al paziente, incoraggiandolo, aiutandolo a trovare la motivazione giusta o perduta".
Tra i docenti del corso, iniziato nel 2001 e giunto oggi alla vigilia della terza edizione, ci sono anche i componenti del CAD
‘ospedaliero’ di Reggio Calabria. Appoggiato quindi dai diabetologi dell’Ospedale e del Territorio, il corso interesserà tutti
gli infermieri della Asl 11. "All’inizio l’intervento doveva riguardare solo una parte del personale infermieristico", afferma
Todaro che è anche sindacalista nella Asl 11, "ma abbiamo insistito perché venisse allargato a tutti".
Si tratta di un corso di ‘diabetologia applicata’ che tiene conto di tutti gli aspetti più importanti della condizione e dei
suoi rapporti con altre patologie.
"E si estende anche", nota con soddisfazione Todaro che è stato insieme studente e docente al corso stesso, "agli aspetti
normativi, organizzativi, di processo e di collaborazione in rete delle strutture sanitarie". "Un impegno non da poco",
sottolinea Perrone. Il corso da lui progettato prevede infatti 40 ore di lezione, suddivise in 5 giornate (di sabato) con
8 ore di lezione e di esercitazione".
Perrone non nasconde di essere stato profondamente colpito dal vedere persone magari di 50 e più anni dedicare un ambìto
sabato a questa occasione di formazione, riprendendo in mano per la prima volta da molto tempo, libri e quaderni. Todaro,
che ha partecipato alla prima edizione del Corso, è d’accordo: "abbiamo dimostrato una volta di più come gli infermieri
siano pronti alla sfida formativa lanciata dalla Educazione continua in medicina".
Alla dedizione degli infermieri si è accompagnato il convinto impegno della Direzione Sanitaria della Asl 11 e dei responsabili
delle varie strutture a cui questi infermieri fanno riferimento. "In qualunque struttura sanitaria gli infermieri sono per
definizione pochi e preziosi", ammette Perrone, che comprende bene come per un ‘collega’ responsabile di struttura, ambulatorio
o corsia rappresenti un sacrificio non da poco rinunciare per 5 giornate lavorative, uno dopo l’altro, a tutti i suoi infermieri.
"Eppure ho potuto contare sull’immediato appoggio di tutti i colleghi", nota con soddisfazione Perrone, "che hanno anche
accettato di intervenire come docenti al corso stesso".
I prossimi passi? "Per ora dobbiamo terminare questo intervento, estendendolo a tutti gli infermieri che lo desiderano e
operano sia negli Ospedali di Melito di Porto Salvo e di Scilla, sia nei Poliambulatori del territorio", risponde Perrone,
"e per far questo occorreranno almeno altri due, forse tre cicli di lezioni".
Parallelamente Perrone sta facendo conoscere questa esperienza ad altre Asl dentro e fuori dalla Regione, visto che quello
affrontato "non è certo un problema specifico della Calabria o del Sud".
Ma l’immaginazione viaggia e un possibile sviluppo potrebbe prevedere il coinvolgimento del personale infermieristico che
opera presso i Medici di medicina generale, o i farmacisti. "Il diabete è una questione troppo importante per lasciarla ai
soli diabetologi", conclude sorridendo l’ex presidente della AMD calabrese, "se vogliamo davvero creare un contesto di cura
intorno ai 2/3 milioni di italiani con il diabete noi diabetologi dobbiamo saper e voler condividere le nostre conoscenze
con il maggior numero di persone".
Ultima modifica: febbraio 2003
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