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Carlo Maria Rotella, docente di endocrinologia all’Università di Firenze e responsabile Sezione Malattie del metabolismo dell’Ospedale di Careggi
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Guerra all’obesità
In Italia le persone sovrappeso o obese, sono ormai la maggioranza: “un rischio assai grave per la salute e per il futuro del sistema sanitario nel suo complesso” afferma uno dei più importanti diabetologi ed obesiologi italiani.
"Se continua così fra qualche anno non essere sovrappeso sarà una curiosità, come essere biondi naturali". Carlo
Maria Rotella si permette qualche battuta ma è preoccupato, come medico e come cittadino. Nel 2000 una indagine
effettuata in tutta Italia stimava che 1 persona su 10 fosse obesa e altre 3 sovrappeso. Uno studio in corso in
questi mesi, relativo alla provincia di Firenze, parla rispettivamente del 15% e del 42%. "È una vera epidemia",
commenta Carlo Maria Rotella, "che sta avendo, e avrà, costi economici e sociali enormi, generando una grande
sofferenza".
Rischi in sovrappeso
Che c’è di male a essere un po’ grassi? "Tutto c’è di male", esclama Rotella, docente di endocrinologia all’Università
di Firenze e responsabile Sezione Malattie del metabolismo presso il Dipartimento di fisiopatologia clinica dell’Ospedale
di Careggi. "È stato stabilito in maniera inequivocabile che il sovrappeso – e a maggior ragione l’obesità – sono associati
quasi invariabilmente a ipertensione, dislipidemia (trigliceridi e colesterolo aumentati, colesterolo HDL diminuito),
insulinoresistenza e iperuricemia, la famosa ‘gotta’. Tutte queste condizioni, che sono patologiche in sé, hanno poi un
effetto sulla circolazione, determinando infarti e ictus". E per brevità Rotella tace altre ‘complicanze’ dell’obesità a
carico del fegato, delle ossa e via elencando.
Questo significa che di qui a 15 anni, gli infarti e gli ictus potrebbero...
Raddoppiare, forse triplicare. Quella che oggi è una ‘epidemia’ di sovrappeso e obesità diventa domani una ‘epidemia’ di
infarti, di ictus, di complicanze del diabete più frequenti, più gravi e in età più precoce di quanto non siamo abituati
a vedere.
Il tutto comporterà costi sanitari enormi...
Certamente: e non soltanto sanitari. Non pensiamo solo alla gestione di un infarto o a un bypass, ma all’impatto che su
una famiglia possono avere un uomo o una donna semiparalizzati da un ictus o in dialisi o vicini alla cecità per le
complicanze di un diabete non controllato. L’aspetto paradossale della vicenda è che domani la gestione di queste condizioni
assorbirà tutta l’attenzione e tutte le risorse dei sistemi sanitari nazionali, facendo passare in secondo piano la prevenzione.
Anche per questo dobbiamo fare prevenzione oggi, domani non avremo più tempo e soldi!
Ma a cosa si deve questa epidemia?
Fino a ieri e per migliaia di anni l’uomo ha dovuto fare molta fatica per mangiare. A un dispendio fisico rilevante si
accompagnava un apporto nutritivo insufficiente. In pochi decenni, almeno nei paesi avanzati, il rapporto si è invertito.
Il dispendio fisico richiesto è diminuito, del 90% o del 99%. Si va in ufficio in macchina o in autobus e si sta seduti
tutto il giorno. Contemporaneamente l’apporto nutritivo è divenuto più che sufficiente. Oggi mangiamo come se dovessimo
lavorare un campo con la zappa anche se dobbiamo solo pigiare tasti su un computer.
Tutti quindi mangiamo troppo rispetto a quanto sarebbe necessario...
E molti poi mangiano troppo comunque. Questo sbilancio è alla base del sovrappeso: è tutto molto semplice, drammaticamente
semplice. Potremmo parlare anche degli squilibri all’interno dell’alimentazione: troppi grassi saturi, troppe proteine,
poche fibre... sono elementi importanti, decisivi per la gestione delle dislipidemie, delle ipercolesterolemie, per il
diabete. Ci sono aspetti genetici, recettori nel sistema nervoso centrale. Potremmo stare qui tutto il giorno e la notte
a discuterne. Ma se parliamo di sovrappeso e obesità, ebbene sì: le cose sono semplici. Fossero complicate troveremmo il
trucco, il meccanismo sul quale agire per dimagrire con una sola pillola.
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Ultima modifica: febbraio 2003
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