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Guerra all’obesità (seconda parte)

Lo Stato, le Regioni, la Scuola e perfino le aziende dovrebbero mobilitarsi per prevenire i danni dell’epidemia di obesità. Ma soprattutto tocca alle persone cambiare, da subito le proprie abitudini, afferma il professor Carlo Maria Rotella.

Vuoi leggere dall’inizio l’intervista al professor Rotella?

Una ‘pillola’ in grado di far sparire magicamente l’obesità e il sovrappeso non esiste, l’arma principale resta la prevenzione a livello pubblico, e il mutamento di alcune abitudini a livello personale.

Professor Rotella: cosa potrebbe fare la società per prevenire l’epidemia di obesità?
Sul fronte della prevenzione occorre che subito lo Stato, le Regioni e perfino le imprese si attivino con interventi massicci e capillari di formazione: penso alle scuole, a partire dalle materne e dalle elementari coinvolgendo i genitori – l’obesità è sempre più frequente anche in età pediatrica – poi nelle scuole superiori. Penso a massicci interventi in televisione, penso a campagne pubblicitarie...

Chi è sovrappeso o obeso cosa deve fare?
Per prima cosa cogliere la serietà della situazione. Le persone che non aumentano di peso nel corso della vita adulta hanno una speranza di vita di oltre vent’anni superiore alla media. Le pare poco? A quel punto inizia un intervento che ha tre pilastri: esercizio fisico, alimentazione e – se necessario – farmaci.

Perché partiamo dall’esercizio fisico?
Perché è l’abitudine che è meno facile acquisire. Deve essere una attività continuativa, relativamente intensa e aerobica, seria e costante. Va bene anche camminare, ma ogni giorno, massimo un giorno sì e uno no per almeno mezz’ora. In secondo luogo perché solo sulla base dell’esercizio fisico possiamo valutare il fabbisogno calorico reale. Chi si sottopone a una drastica dieta perde grasso ma anche massa muscolare. Di conseguenza brucerà sempre meno sostanze nutrienti e al termine della dieta avrà bisogno di molto meno cibo. Il paziente a quel punto ingrasserà anche mangiando meno di prima.

L’esercizio fisico fa perdere peso?
Magari non si perde peso, ma si dimagrisce. ‘Dimagrire’ non significa ‘pesare di meno’. Chi inizia a fare un esercizio fisico serio sviluppa massa muscolare e riduce il grasso. Il peso potrebbe rimanere invariato o addirittura aumentare, ma il paziente è ‘dimagrito’. Quando l’organismo si è adeguato alle nuove esigenze, si interviene sull’alimentazione. Sono sospettoso nei confronti degli interventi che garantiscono riduzioni di peso drastiche: pongono spesso le basi per dei fallimenti.

In effetti quasi ogni persona ‘grassa’ ha alle spalle uno o più tentativi fatti per dimagrire.
C’è proprio una cultura del fallimento: “Guardi dottore, io a dimagrire proprio non ce la faccio”, dicono. Sono l’effetto di interventi sbagliati.

Perché erano sbagliati?
Ci sono migliaia di studi sull’argomento. Ma voglio raccontarle un aneddoto. Giorni fa una vicina di casa sovrappeso mi ferma e dice: “Professore sa, io ho fatto tanti sacrifici per dimagrire, ma non hanno funzionato”. Le ho risposto: “Signora mia, se lei li riteneva dei sacrifici, come potevano funzionare?”. Non stiamo parlando di fare un ‘fioretto’: stiamo parlando di cambiare profondamente le abitudini, lo stile di vita. Tutti facciamo malvolentieri sacrifici per lungo tempo mentre acquisiamo volentieri e per sempre le abitudini che troviamo piacevoli. Facendo esercizio fisico, e mangiando bene e sano ci si sente subito meglio. Il tono muscolare e l’umore migliorano. Non c’è bisogno di guardare la bilancia per capire che l’organismo sta rispondendo.

Mangiar bene, sano... significa ‘dieta’?
Non è la stessa cosa. Le diete intese come elenchi di proibizioni o ricette consigliate servono a poco. Occorre dare alla persona la motivazione e le informazioni che le servono non per rispettare una ‘regola’, ma per trovare gusto in abitudini diverse. Questo è un percorso educativo che dura nel tempo. Lei mangerebbe tutta la vita cose che non le piacciono solo per mantenere il peso forma?

Credo di no.
E nemmeno gli altri. Il medico può invece chiedere di prendere in considerazione una modifica allo stile di vita. “Hai provato a condire con l’olio invece che col burro? Se ti piace continuerai e ridurrai l’apporto di grassi saturi”. “Ma sai come ci si sente bene dopo una bella camminata? Prova!”.

A che livello di peso bisogna iniziare a preoccuparsi e a fare qualcosa?
Quando ci si accorge di aver messo su due o tre chili in pochi mesi bisogna avere il coraggio di andare dal medico e dire a lui e a se stessi. “Dottore, mi dia una mano, ho un problema...”.

Vuoi leggere la prima parte di questa intervista al professor Rotella?
Vuoi leggere il parere del professor Rotella sulle terapie farmacologiche?

Ultima modifica: febbraio 2003

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