
Alessandro Sergi, del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Prato.
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Retinopatia diabetica: occhio all’occhio
Basta un controllo continuo che permetta una diagnosi precoce per ridurre nettamente i rischi.
La retinopatia diabetica può insorgere quando il diabete non è curato adeguatamente. Se non è trattata, può procurare gravi problemi alla vista e perfino la cecità. L’occhio è infatti come una macchina fotografica e la parte che è principalmente interessata dal diabete è la ‘pellicola’ dove vengono fissate le immagini: la retina. «La retinopatia preoccupa moltissimo i pazienti, anche in maniera eccessiva. Dopotutto basta tener presente che esiste questo rischio per intervenire in fase precoce. La complicanza non arriverà così mai a impattare sulla qualità della vita del paziente», afferma Alessandro Sergi.
Il meccanismo della retinopatia diabetica può essere così riassunto: a seguito di lunghi periodi di iperglicemia, i capillari che portano il sangue sulla retina si interrompono o le pareti si aprono facendo fuoriuscire sangue e grassi.
La retinopatia diabetica si distingue in due forme: non proliferante e proliferante. La forma non proliferante, quella iniziale e più lieve, può essere fermata attraverso il controllo delle glicemie, della pressione e in taluni casi con dei piccoli ‘rammendi’ fatti dall’oculista con il laser. Il problema serio inizia invece nella fase in cui la retinopatia evolve fino a divenire proliferante, quando intorno ai capillari interrotti crescono altri capillari che si aggrovigliano fino a formare dei ‘gomitoli’ che possono causare il distacco della retina stessa.
Trattare questa forma richiede un grande impegno al paziente e al Team diabetologico, anche perché la retinopatia proliferante è spesso associata ad altre complicanze.
Paziente e medico dovranno stabilire degli obiettivi glicemici specifici, mentre un grande aiuto può venire da interventi laser, che però devono essere svolti da oculisti con grandissima esperienza specifica.
«Sia nelle forme proliferanti che in quelle non proliferanti la retinopatia può interessare la ‘macula’ cioè la parte centrale della ‘pellicola’ che si gonfia, determinando un peggioramento della vista», spiega Sergi, diabetologo all’Ospedale di Prato; «anche questo problema, che interessa prevalentemente i pazienti con diabete di tipo 2, è trattabile con attenti interventi di fotocoagulazione laser».
Cosa può fare la persona che si sente diagnosticare una retinopatia diabetica? «Moltissimo, soprattutto se diagnosticata precocemente», risponde Sergi che fino ad alcuni anni fa lavorava a Milano come epidemiologo clinico presso l’Ospedale San Raffaele.
Constatata una complicanza, medico e paziente possono concordare una serie di obiettivi, anche graduali purché raggiungibili. «Nel caso della retinopatia non proliferante e in generale quando ancora non è comparso nessun problema, è stato accertato che ogni miglioramento della glicemia ha un suo effetto: abbassare le glicemie impedisce la comparsa o può rallentare l’evoluzione del problema retinopatia», ricorda Sergi.
L’obiettivo glicemico da perseguire va concordato con il diabetologo, «e deve essere graduale: l’ideale sarebbe passare dall’obesità al normopeso oppure tornare nella glicemia perfetta nel giro di pochi mesi. Ma raggiungere e mantenere questi obiettivi è spesso difficile e un fallimento potrebbe risultare frustrante. Meglio aiutare il paziente a scegliere lui stesso degli obiettivi: raggiungerli gli darà la forza per porsene di più ambiziosi», nota Sergi, un diabetologo clinico molto attento alle tematiche educative.
In ogni caso la retinopatia ha la cortese abitudine di avvertire con molti anni di anticipo del suo arrivo. «Attenzione però, la patologia è asintomatica. Nessuno si accorgerà mai da solo di averla. Una persona può avere una vista perfetta pur soffrendo di una retinopatia anche avanzata. Chi attende di avere dei sintomi, arriva a un punto in cui ormai non si può fare nulla o quasi», conclude il diabetologo dell’Ospedale di Prato. In compenso prevenire la retinopatia diabetica è molto facile, «occorre semplicemente farsi esaminare il fondo dell’occhio da un bravo oculista una volta ogni anno o due, senza mai dimenticarsene».
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Ultima modifica: giugno 2003
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