 |

Domenico Cucinotta, Responsabile dell’Unità Operativa di Malattie Metaboliche del Policlinico universitario di Messina e docente di Medicina interna all’Università di Messina.
|
Nefropatia: una complicanza con biglietto da visita
La presenza di albumina nelle urine, la microalbuminuria, consente di
diagnosticare con larghissimo anticipo la comparsa di una nefropatia
diabetica, prevenendola con apposite terapie.
Nefropatia: un biglietto da visita
Una volta, quando il telefono non esisteva, chi voleva incontrare una persona lasciava con qualche giorno di anticipo un biglietto da visita, segnalando così il desiderio di organizzare un incontro. Anche la nefropatia diabetica ‘si annuncia’ con molti anni di anticipo «almeno un decennio», spiega Domenico Cucinotta, docente di Medicina interna all’Università di Messina.
La pressione e la glicemia alte rovinano i glomeruli, i ‘filtri’ che permettono ai reni di ‘pulire’ il sangue eliminando le scorie. Il processo è molto lento e può essere rilevato con grande anticipo. Quando iniziano a funzionare male, i reni lasciano uscire per errore una piccola parte dell’albumina presente nel sangue. Questa compare quindi nelle urine; un segnale, la microalbuminuria, che scatta molto in anticipo »e questo fatto ci offre tutto il tempo necessario per intervenire», nota Cucinotta che è stato presidente della Associazione Medici diabetologi. Per prima cosa bisogna escludere altre cause transitorie di sofferenza del rene come le infezioni alle vie urinarie. «Quando parliamo di microalbuminuria in diabetologia intendiamo la forma ‘persistente’, cioè quando l’albumina viene rilevata nelle urine in almeno due test su tre effettuati a intervalli di un mese». La microalbuminuria è un triplo campanello d’allarme. In primo luogo, come detto, evidenzia una sofferenza renale.
«A quel punto la priorità è riportare pienamente nella norma la pressione. Livelli di 130/80 devono e possono essere raggiunti con farmaci di vario tipo e con pazienti di qualunque età», illustra il professor Cucinotta; «allo stesso modo va rafforzato il controllo glicemico e bisogna assolutamente smettere di fumare, mentre sembra essere meno importante seguire, almeno in questa fase, una dieta a bassissimo tenore di proteine». In secondo luogo la nefropatia diabetica è talmente correlata alla retinopatia che la microalbuminuria da sola giustifica un controllo immediato, da ripetere ogni anno, del fondo oculare. «Ma soprattutto la microalbuminuria è un segnale di rischio cardiovascolare. Da sola basta a trasformare un paziente da medio ad alto rischio cardiovascolare» afferma il responsabile del Servizio di Diabetologia del Policlinico universitario di Messina; «a mio parere è questo l’aspetto cui dare più attenzione». La nefropatia può evolvere in un danno renale permanente dove le alternative alla morte sono continue e sfibranti dialisi o l’attesa di un trapianto. La minaccia è seria, ma non è probabile. «Una persona con il diabete di tipo 2 che va in microalbuminuria a 65 anni difficilmente arriverà a un grave danno renale, mentre rischia seriamente di avere un infarto o rimanere semiparalizzato da un ictus» conclude Cucinotta, che fa parte del direttivo della Società Italiana di Endocrinologia. Leggiamo con attenzione quindi questo biglietto da visita e cogliamo l’occasione per riportare a norma pressione, peso e glicemia, facendoci aiutare da terapie che hanno ottimi ‘effetti secondari’ sul rischio-cuore.
Vuoi leggere l’introduzione a questo articolo.
Occhio: Vuoi sapere come è possibile gestire una retinopatia diabetica?
Piede: Vuoi sapere come è possibile gestire il piede diabetico?
Ultima modifica: giugno 2003
Torna al sommario
Torna alla Home page
|  |