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Foto di gruppo con diabete
Un’inchiesta svolta su mille persone italiane con il diabete permette di tracciare un autoritratto collettivo e, sorpresa, la stragrande maggioranza degli intervistati si dimostrano preparati, coscienti dell’importanza dell’autocontrollo, precisi, maturi e non discriminati

Due grafici mostrano alcuni dei dati tratti dall’inchiesta effettuata su mille persone con il diabete
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Una ‘foto di gruppo’ che ritrae mille persone, rappresentanti quei due milioni di italiani che hanno problemi con la loro glicemia. Così potrebbe essere definito il progetto Aware, la ricerca realizzata dall’Associazione Medici Diabetologi grazie a contributi offerti da diverse aziende del settore, tra le quali anche Roche Diagnostics.
Un ritratto realizzato al di fuori dell’ospedale e dei Centri di Diabetologia, telefonando a casa a un campione casuale di 550 maschi e 448 femmine di ogni età e di ogni parte d’Italia, in modo da determinare come vivono e cosa pensano del diabete i pazienti nella loro vita quotidiana.
I risultati emersi da questa inchiesta sono estremamente positivi: le persone italiane con il diabete sembrano molto più coscienti, sicure e tranquille di quel che si pensava. Sono curate con schemi di terapia e di autocontrollo impegnativi che vengono seguiti con fiducia e ottimismo.
Non sono così anziani
La prima caratteristica che emerge con forza da questo autoritratto, è l’età. Le persone con il diabete non sono poi così anziane. È vero che solo una minoranza degli intervistati esercita una attività lavorativa fuori casa, ma è anche vero che un terzo ha meno di 60 anni e circa un altro terzo si trova in una età di mezzo fra la maturità e la vecchiaia.
Terapie impegnative
Il secondo elemento è la serietà dell’approccio terapeutico. Oltre la metà delle persone intervistate fa ricorso a iniezioni di insulina (da sola o in associazione ad altri farmaci) e un altro 40% a terapie ipoglicemizzanti orali. In passato ci si è spesso chiesti se non esistessero casi in cui il diabete veniva ‘sotto curato’ rimandando il ricorso a farmaci. Da quel che emerge dall’inchiesta non sembra assolutamente essere così.
Nessun problema sociale
Nonostante l’età e spesso una certa ‘anzianità di servizio’ in materia di diabete, risalta in questo ‘autoritratto’ delle persone italiane con il diabete, la mancanza di problemi o di preoccupazioni ‘sociali’. Solo il 5% pensa di essere trattato peggio di altri a causa del diabete, appena il 7% afferma di avere problemi a parlare della sua patologia e solo il 10% dice di aver dovuto ‘saltare’ giorni di lavoro o di scuola a causa del diabete. "Un dato che ci ha piacevolmente sorpreso", afferma Domenico Cucinotta, docente di Medicina interna all’università di Messina, già presidente della Associazione Medici Diabetologi; "i pazienti sono molto più sereni di quello che noi medici ci attendevamo".
Una cultura dell’autocontrollo
Ancora più sorprendente è la serietà con la quale le persone con il diabete affrontano l’autocontrollo della glicemia. Solo una persona su sette ‘evade’ il consiglio del Medico in materia. Per metà degli intervistati l’appuntamento con la ‘striscia’ è quotidiano.
Questa cultura dell’autocontrollo poggia su due pilastri: da una parte la coscienza dell’importanza, dall’altra la facilità d’uso e la praticità degli strumenti. Tre quarti dei diabetici sanno che verificare la glicemia contribuisce a evitare le complicanze, mentre sei su sette sono soddisfatti del loro sistema per l’autocontrollo della glicemia.
"Stiamo finalmente raccogliendo i frutti dell’impegno posto dai medici nel creare una ‘cultura dell’autocontrollo’ e dalle Aziende nel mettere a punto sistemi sempre più affidabili, leggeri, ergonomici e facili da usare", commenta Massimo Balestri di Roche Diagnostics. Non a caso quasi otto persone su dieci definiscono gli strumenti per il controllo della glicemia ‘semplici e affidabili’ mentre solo due li giudicano difficili da usare. C’è ancora del lavoro da fare: ‘sacche di resistenza’ da parte di persone che ritengono ‘eccessivo’ il numero di controlli richiesto dai medici (una persona su quattro). "Questa percentuale non è alta, ma va ridotta con ulteriori sforzi di informazione da parte di noi medici", ha notato Domenico Cucinotta commentando questi dati al Convegno Nazionale dell’Associazione Medici Diabetologi.
Sono invece pochissime le persone (4%) che ritengono difficile eseguire l’autocontrollo o che (1%) ammettono di provare disagio nel pungersi. Numeri sicuramente inferiori a quelli rilevati in una indagine simile effettuata da Roche Diagnostics solo cinque anni fa.
"Questi dati", conclude Massimo Balestri, "premiano un lungo lavoro svolto – anche da riviste come Modus – non solo per dare informazioni ma per creare una cultura che unisce attenzione alla salute e desiderio di libertà e autonomia nelle scelte".
Vuoi sapere di più sulle ragioni che hanno spinto l’Associazione Medici Diabetologi a commissionare questa inchiesta?
Ultima modifica: settembre 2003
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