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Graziano Di Cianni, coordinatore del Gruppo di Studio su Diabete e Gravidanza della Società Italiana di Diabetologia.
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Il diabete sul nascere
Chi ha il diabete in gravidanza ha una altissima probabilità di sviluppare il diabete negli anni seguenti. Il diabete gestazionale è una occasione unica per fare prevenzione. Come? E con quali risultati?
La gravidanza può fare emergere una condizione relativamente frequente chiamata ‘diabete gestazionale’. Il test che lo rivela è semplicissimo e può essere effettuato, all’inizio del sesto mese in qualunque ambulatorio, e spesso anche nei consultori che seguono le gravidanze. Si chiama GCT e consiste nel bere, a digiuno, un bicchiere nel quale sono sciolti 50 grammi di glucosio. Dopo un’ora si rileva la glicemia.
Tutto qui? "Certo, tutto qui", risponde Graziano Di Cianni, del Centro regionale di riferimento per il diabete in età adulta dell’Azienda Ospedaliera Pisana, "eppure solo una piccola quota delle donne che attendono un figlio fa anche questo test, che permette di rilevare una condizione non rara chiamata diabete gestazionale". Il diabete gestazionale è una forma di diabete che compare nel 57% delle gravidanze intorno al sesto mese e cessa subito dopo il parto.
Quando la prevenzione è possibile
"Una Sanità moderna è una Sanità di prevenzione", continua Di Cianni che coordina il Gruppo di Studio su Diabete e Gravidanza della Società Italiana di Diabetologia, "e prevenire una condizione socialmente così importante o anche solo ritardarne di un decennio l’insorgenza avrebbe effetti enormi sulla qualità della vita di migliaia di persone".
Ma come parlare di prevenzione per una condizione che non dà sintomi e non suscita nemmeno troppa preoccupazione come il diabete? Ora una risposta c’è, almeno per una piccola parte della popolazione: seguire con attenzione le donne che hanno avuto il diabete in gravidanza.
Si tratta infatti di una ‘popolazione a rischio’ come la definiscono i medici: secondo uno studio americano, a dieci anni dalla gravidanza il 50% delle donne sovrappeso che hanno avuto il diabete gestazionale, sviluppa il diabete di tipo 2. Stando all’esperienza fatta all’ospedale pisano di Cisanello, il 3% sviluppa un diabete vero e proprio già nei primi due anni dal parto, mentre un altro 56% conosce forme di ridotta tolleranza glucidica o di alterata glicemia a digiuno che rappresentano spesso l’anticamera del diabete. "Il fatto è che diabete gestazionale e diabete di tipo 2 sono in fondo due forme della stessa condizione". Alla base del diabete gestazionale c’è lo stesso fenomeno che nella maggioranza dei casi induce il diabete: l’insulinoresistenza. Simili sono i fattori di rischio, identici gli approcci terapeutici. "Insomma nella maggior parte dei casi possiamo considerare il diabete in gravidanza più che un campanello d’allarme, una ‘prova generale’ del diabete vero e proprio", continua Di Cianni; "questo significa che, seguendo chi ha avuto il diabete in gravidanza, possiamo per la prima volta impostare un programma di prevenzione del diabete".
Tutta questione di screening
In realtà è più facile dirlo che farlo. Pisa parte avvantaggiata perché in Toscana lo screening per diabete gestazionale fa parte della normale routine di test per le donne in gravidanza (questo permette di determinare una condizione che altrimenti potrebbe passare inosservata) e perché l’ospedale pisano ha organizzato un ‘percorso assistenziale’ specifico sia per la fase di gravidanza sia per quella seguente, imitando quanto si fa al Joslin Diabetes Center di Boston, considerato il Centro mondiale più avanzato nella terapia del diabete. Il fatto è che nulla è più lontano dalle preoccupazioni di una neomamma della propria salute. Si va mille volte dal pediatra ma c’è poco tempo per pensare a se stesse. Eppure tutte le donne che hanno avuto un diabete gestazionale dovrebbero recarsi in un Servizio di Diabetologia sei mesi dopo il parto o comunque alla fine dell’allattamento e fare un nuovo test, "ripresentandosi comunque a intervalli di un anno o due", nota Di Cianni. Se tutto va bene e il solito bicchiere di acqua e zucchero non innalza la glicemia, arrivederci all’anno prossimo. Se invece la glicemia è superiore, allora può partire la prevenzione vera e propria. "Per un diabetologo questa è una rivoluzione", afferma il coordinatore del Gruppo di Studio su Diabete e Gravidanza della SID; "noi diabetologi arriviamo in genere come la polizia, a cose fatte: quando il diabete si è già manifestato e magari compaiono i primi segni di complicanza. In questo modo noi potremo cogliere non solo il diabete, ma tutte le componenti della cosiddetta ‘sindrome metabolica’, e quindi ipertensione, dislipidemia e colesterolo alto, quando, appena iniziano a svilupparsi, non hanno fatto nessun danno e sono facili da debellare".
Prevenire il diabete è facile
Come? In prima battuta il diabetologo consiglierà di tornare alle sane abitudini adottate in gravidanza: una dieta equilibrata, non troppo ricca di calorie (per niente ricca se si è molto sovrappeso) e un costante esercizio fisico. Forse in futuro si useranno anche dei farmaci. Gli strumenti comunque non sono un problema: "La vera difficoltà, almeno secondo le esperienze riportate nel mondo, è convincere le donne che hanno avuto il diabete durante l’attesa a farsi rivedere a intervalli periodici. Per motivarle, "ci muoviamo in varie direzioni", spiega Di Cianni: "quando la gravidanza termina, le nostre pazienti ricevono una lettera nella quale spieghiamo come, azzerati i rischi per il nascituro, si tratta ora di pensare alla madre e chiediamo a lei e al suo medico di Medicina generale di farsi parte attiva e di recarsi periodicamente nel nostro ambulatorio". La collaborazione dei medici di Medicina generale è sollecitata in mille modi, ma nulla può battere l’efficacia della sensibilizzazione sociale. Il diabete gestazionale è l’occasione migliore che abbiamo per contrastare il diabete sul nascere.
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Ultima modifica: settembre 2003
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