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Gerardo Corigliano, responsabile del Centro diabetologico A.I.D. dell’ASL Na1 fondatore e presidente dell’Associazione Nazionale Italiana Atleti Diabetici.
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Movimento culturale
Prescrivere lo sport al paziente “in quanto diabetico” è assurdo e controproducente, spiega il presidente e fondatore dell’Associazione Nazionale Atleti Diabetici Gerardo Corigliano. L’esercizio fisico deve divenire una componente della nostra qualità della vita e delle cure impartite dal Servizio Sanitario per la terapia delle malattie croniche.
Vuoi leggere l’articolo, sui benefici offerti dall’esercizio fisico e su come prescriverlo?
«Oggi siamo all’inizio di una rivoluzione culturale che mi ricorda quella che 25 anni fa portò i Team diabetologici a creare e utilizzare figure come la dietista e a giocare in maniera attiva la carta dell’educazione alimentare». Gerardo Corigliano, un diabetologo che in tutta la sua attività di medico, di studioso e perfino di organizzatore ha approfondito il rapporto fra esercizio fisico e diabete, continua: «Ci rendiamo conto che una prescrizione corretta, condivisa e ben seguita cambierebbe la storia della malattia nei nostri pazienti ma solo di rado raggiungiamo questo obiettivo. Abbiamo bisogno di una mentalità nuova ma anche di competenze e strutture. Ci confrontiamo, però, con una popolazione che non ha una cultura del fitness e con una organizzazione ospedaliera insufficiente».
Non solo per chi ha il diabete
Sul primo punto Corigliano, che ha fondato e presiede l’Associazione Nazionale Atleti Diabetici, ha una opinione radicale. «Dire a una persona: “Lei deve fare sport perché ha il diabete” è assurdo e controproducente. Assurdo, perché lo sport è salutare per tutti; controproducente, perché, così presentata, l’attività fisica diventa un ‘peso’ in più, un elemento discriminante».
La soluzione reale del problema si avrà quando l’opinione pubblica, a seguito di un grande sforzo culturale e politico, scorgerà nell’esercizio fisico la principale risposta ai problemi dell’invecchiamento e della vita moderna. «Qualcosa del genere sta avvenendo per quel che riguarda l’alimentazione, il consumo di alcol, il fumo. Perché non deve accadere anche per l’attività fisica?» si domanda Corigliano, che come ANIAD ha proposto sgravi fiscali alle famiglie che acquistano attrezzature per l’esercizio fisico domestico.
Fitness club in ospedale
Sul piano delle competenze, Corigliano auspica che gradualmente tutti i Team diabetologici possano giovarsi di un esperto. La figura professionale esiste già ed è quella di ‘operatore di fitness metabolica’. Si tratta di una figura estremamente competente e specializzata che traduce le indicazioni del diabetologo in concrete serie di esercizi, svolgendo un ruolo per certi versi simile a quello della dietista.
Sul piano delle strutture Corigliano ritiene inoltre che oggi un centro di cure debba prevedere una palestra: «Una quota sempre maggiore degli utenti si rivolge al sistema sanitario a causa di un aspetto o di un effetto della sindrome metabolica.
Un Ospedale deve rispondere a questa domanda anche con una struttura sportiva interna, che consentirebbe di creare, all’interno dei Servizi di Diabetologia, dei veri ‘fitness club’ diversificati per fascia di età. Perché lo sport ha anche questo vantaggio rispetto alla dieta e ai farmaci: è divertente da fare in gruppo».
Ultima modifica: febbraio 2004
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