Modus on line
www.acfriends.itwww.dm1.itwww.le4chat.itwww.accu-chek.it


IMPOTENZA

Sommario 

Le diete? Sono inutili
scarica l'articolo
Esercizio fisico, la migliore medicina
scarica l'articolo
Disfunzione erettile: basta parlarne
scarica l'articolo
Il diabete in 11 lingue
Microinfusori per mimare il pancreas
Viaggi e diabete: nessun problema
scarica l'articolo
Una battaglia vinta e due da combattere insieme
GRATIS
Modus a casa tua


scrivi alla redazione

tutti i siti della
galassia Accu-chek


CERCA NEL SITO


Noi aderiamo
ai principi
HONcode.
verifica qui.

Domenico Fedele, docente di Malattie del Metabolismo all’Università di Padova.
Disfunzione erettile: basta parlarne

Un maschio adulto su otto e una persona adulta col diabete su tre ha problemi nell’ottenere e mantenere una erezione sufficiente per portare a termine un rapporto sessuale. Un problema serio, che grazie ai nuovi farmaci può essere risolto semplicemente parlandone con il medico.

«Nel giro di pochi anni la disfunzione erettile è divenuta la complicanza del diabete sulla quale è più facile intervenire con pieno successo», commenta Domenico Fedele, docente di Malattie del Metabolismo all’Università di Padova, uno fra i primi studiosi a sottolineare l’incidenza della disfunzione erettile nella popolazione diabetica.
Ma cosa si intende esattamente per disfunzione erettile (parola che ha sostituito l’infelice termine ‘impotenza’)? Si parla di disfunzione erettile quando il paziente spesso non ottiene, oppure non mantiene, una erezione sufficientemente rigida per iniziare e portare a termine il rapporto sessuale.


Vincenzo Mirone docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli
Psicologico? Non sempre.
Questa difficoltà, che ha una origine assolutamente organica (dovuta all’irrorazione dei vasi sanguigni interni al pene), innesta a sua volta ansie psicologiche che rendono ancora più difficile portare a termine la penetrazione.
«L’erezione risponde sia a stimoli di natura fisiologica sia a quelli del sistema nervoso centrale», commenta Fedele; «si viene, anzi si veniva, così a creare un circolo vizioso fra cause organiche e psicologiche. Gradatamente il soggetto diradava i rapporti fino a sentire sempre meno anche il desiderio».
Finalmente una risposta. «Questa condizione si fa sempre più frequente con l’avanzare dell’età nella popolazione generale, ma è anche tre volte più frequente fra le persone con il diabete», nota Fedele. Per l’esattezza, si calcola che in Italia un maschio adulto su otto abbia problemi di erezione. Fra le persone con il diabete si parla di un maschio su tre. «Insomma, è un problema assai comune al quale finalmente possiamo dare una risposta», nota il professor Vincenzo Mirone docente di Urologia all’Università Federico II di Napoli.

Un colpo di fortuna.
Le cause per così dire ‘metaboliche’ della disfunzione erettile non sono chiarissime. «Non posso dire che brancolavamo nel buio, ma quasi. Abbiamo avuto un colpo di fortuna», ricorda Fedele. Il colpo di fortuna avvenne negli anni ’80, quando i pazienti che accettarono di sperimentare una molecola studiata per contrastare le patologie delle arterie, il Sildenafil, riportarono ai loro medici un inaspettato ‘effetto collaterale’: un netto miglioramento nella qualità e nella durata delle loro erezioni.
Era nato il Viagra, anzi una intera classe di farmaci chiamati inibitori della fosfodiesterasi 5. Quali che siano le cause organiche della mancata o insufficiente o breve erezione, inibire la produzione della fosfodiesterasi 5 può bastare per risolvere i problemi.

Non uno, ma tre farmaci
Vincenzo Mirone che ha presieduto la Società Italiana di Andrologia, è euforico. «Negli ultimi 10 anni questo è il settore nel quale la medicina ha dato i maggiori risultati concreti. Oggi siamo in grado di curare davvero la disfunzione erettile». I dati confermano che con questi tre farmaci in commercio o in via di approvazione, la percentuale di successo, vale a dire la quota di persone che sono riuscite ad avere erezioni sufficienti per portare a termine un rapporto sessuale varia fra il 75 e l’85%. «Fra le persone con il diabete di tipo 1 e 2, con le molecole più recenti la percentuale di successo raggiunge o supera il 60%», commenta Mirone. Le tre molecole sono il Sildenafil (nome commerciale Viagra) il Tadalafil (nome commerciale Cialis) e il Vardenafil (nomi commerciali Levitra e Vivanza). Negli anni scorsi è nata una mitologia del Viagra «che rischiava di compromettere, diciamo così, il buon nome della categoria di questi farmaci», riprende Mirone. Tutti i medici sottolineano come questi farmaci non creino desiderio dove c’è disinteresse, non fanno ringiovanire permettendo prestazioni straordinarie, in sé non intervengono nemmeno sulla qualità dell’orgasmo o sulle sensazioni provate. «Questi farmaci non servono a creare uno stile di vita», aggiunge ancora Mirone, «e soprattutto non danno risultati proporzionali alla dose».

Differenze, effetti collaterali e associazioni proibite con altri farmaci.
Le differenze fra i tre principi attivi stanno emergendo negli studi presentati in questi anni. A titolo di esempio, se il Sildenafil (nome scientifico del Viagra) svolge il suo effetto in poche ore immediatamente dopo l’assunzione e perde efficacia se durante queste ore si mangia o si assume alcol, i due concorrenti, il Vardenafil e Tadalafil non risentono negativamente dell’ingestione di cibo, e inoltre il Tadalafil ha una prolungata permanenza in circolo (18-36 ore).
«Queste molecole sono piene di sorprese positive», interviene Mirone; «il loro effetto migliora nel corso del tempo: invece di assuefarsi, l’organismo migliora la sua risposta e potremmo pensare addirittura, in certi casi, di ristabilire l’erezione anche in assenza del farmaco». Con saggezza Mirone sottolinea come sia possibile creare un circolo virtuoso: «perché se in questo campo il fallimento pone le premesse per un fallimento, è anche vero che il successo... crea successo».
Secondo Mirone, il farmaco può avviare un processo di piena ripresa dell’attività sessuale, che a volte può proseguire senza il supporto farmacologico. «Le interazioni con gli altri farmaci sono nulle o positive con una sola eccezione: in associazione con i nitrati (come la trinitrina) usati come terapia cardiovascolare le tre molecole possono dare origine a pericolosi cali di pressione», ricorda Mirone. Va detto che fra le persone con il diabete il tasso di successo prevedibile è inferiore; «un terzo dei pazienti diabetici sembra non rispondere alla cura, ma anche qui potremmo intervenire sia migliorando gli altri parametri metabolici, sia con una diagnosi precoce», nota Domenico Fedele; «i dati sembrano mostrare che le probabilità di successo nella persona con il diabete salgono se la terapia è iniziata almeno nei tre anni che seguono l’insorgere del problema. Occorre quindi che i pazienti dichiarino l’esistenza del problema al diabetologo che è il medico che meglio conosce il loro metabolismo ed è in grado di impostare almeno in prima istanza una terapia».

Pochi pazienti parlano di disfunzione erettile con il loro medico. Eppure parlandone si può impostare un percorso di cura. Vuoi leggere un immaginario dialogo fra paziente e medico?

Ultima modifica: febbraio 2004

Vuoi vedere il sommario del numero 14 di Modus?
Torna alla Home page
 

 
 
© Copyright 2012. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152