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L'INTERVISTA

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Per non essere sotto pressione
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Sport, ma perché fa bene al diabete
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Il passaggio dal Centro pediatrico a quello dell’adulto
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Attenzione all’iperosmolarità
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Invito a cena con diabete
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Riccardo Giorgino, direttore dell’Istituto di Medicina Interna, Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Policlinico di Bari, ordinario di Clinica Medica nell’Università di Bari, dirige la Scuola di Specializzazione in Endocrinologia e Malattie del Ricambio.
La minaccia - ipertensione

Chi ha il diabete ha probabilmente anche la pressione alta e viceversa, Non è un caso sono ambedue conseguenze del sovrappeso e dell’insulinoresistenza. Ma insieme pressione e glicemia alta moltiplicano il rischio di infarti e ictus. La soluzione? Ancora una volta alimentazione, esercizio fisico e autocontrollo.

L’Italia ha la pressione alta, o perlomeno inizia a preoccuparsene. Negli ultimi anni, infatti, si è diffusa, anche nell’opinione pubblica, la consapevolezza dell’importanza dell’ipertensione arteriosa ai fini del rischio cardiovascolare. Ma quale rapporto esiste esattamente fra ipertensione e diabete? Cosa deve fare chi, oltre alla glicemia, si accorge di dover controllare anche la pressione?
Modus lo ha chiesto al professor Riccardo Giorgino, direttore dell’Istituto di Medicina Interna, Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Policlinico di Bari, ordinario di Clinica Medica nell’Università di Bari e già presidente della Società Italiana di Endocrinologia e di Diabetologia,

Che rapporto c’è fra diabete di tipo 2 e ipertensione arteriosa?
Se consideriamo che per l’80-90% le persone con diabete di tipo 2 sono obese o sovrappeso, il rapporto non può che essere molto stretto. Diabete di tipo 2 e ipertensione possono infatti essere considerati ambedue aspetti di quella sindrome metabolica che è scatenata soprattutto dal grasso viscerale. Sono comunque due manifestazioni autonome: in molti casi si nota ipertensione senza diabete e viceversa. Grosso modo si può valutare nella misura del 40% la prevalenza dell’ipertensione tra i diabetici di tipo 2.

Perché l’aumento di peso provoca ipertensione?
A differenza di quel che accade nel paziente diabetico di tipo 1 magro, dove l’ipertensione è legata a un danno renale, nel diabetico di tipo 2 spesso vi è un aumento del grasso viscerale che facilita lo sviluppo di ipertensione. Il diabetico di tipo 2 è anche insulinoresistente e sappiamo che l’insulinoresistenza stimola il sistema simpatico, determinando un aumento della attivazione complessiva dell’organismo e, quindi, della pressione. Sospettiamo che anche l’eccesso di insulina nel sangue svolga un ruolo in questo meccanismo. Inoltre, l’iperinsulinemia aumenta l’assorbimento di sodio da parte del rene e, quindi, contribuisce alla genesi dell’ipertensione. Il messaggio da comunicare al paziente è semplice: diabete e ipertensione sono condizioni interdipendenti che collaborano attivamente nell’aumentare il rischio cardiovascolare.

Quindi vanno curati insieme
Certo, anche perché in parte le indicazioni terapeutiche sono le stesse: dimagrire, tornare al peso forma. Questa è la prima e la più importante raccomandazione per chi soffre di ipertensione arteriosa. I risultati sono immediati e proporzionali. Quanto più ci si avvicina al peso forma, tanto più la pressione rientra nei valori soglia...

Che sono valori soglia ‘speciali’, dico bene?
Sì. Possiamo dire che il diabetico è ‘particolarmente sensibile’ all’ipertensione e quindi deve mantenerla entro un intervallo più stretto rispetto alla popolazione generale. I dati che abbiamo tratto da grandi trial come l’UKPDS, che hanno seguito per anni migliaia di pazienti con diabete di tipo 2, ci suggeriscono di non accettare pressioni sistoliche superiori a 130 e diastoliche superiori a 84. Questo anche in considerazione del particolare rischio cardiovascolare dato dall’associazione di diabete e ipertensione.

Alla persona ipertesa si consigliano una alimentazione moderata e sana, un costante esercizio fisico e la perdita di peso, più o meno quel che si consiglia alle persone con diabete di tipo 2. Ci sono però anche degli aspetti particolari della terapia dell’ipertensione...
Certamente, alla persona ipertesa si consiglia una dieta a basso tenore di sodio. Il sale infatti fa sì che i tessuti trattengano i liquidi e questo aumenta la pressione. È perfettamente possibile ridurre, magari gradatamente, la quantità di sale usata per condire gli alimenti. All’inizio si noterà una certa mancanza di sapore, ma la sapidità, cioè la sensazione del sale è un ‘senso’ che si adatta molto facilmente.

Vuoi leggere il seguito dell’intervista, dedicata ai farmaci e soprattutto all’autocontrollo della pressione?
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Ultima modifica: maggio 2004

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