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Francesco Vitale direttore del dipartimento di Scienze endocrine metaboliche e nutrizionali dell’Ospedale San Carlo di Potenza, presidente della Sezione regionale della Associazione Medici Diabetologi.
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Il rischio iperosmolarità
In mancanza di interventi iperglicemia e disidratazione possono portare a un grave scompenso:
l’iperosmolarità. E interessa soprattutto le persoen anziane anche non insulinotrattate, e nei casi più gravi porta al coma.
Si chiama coma iperosmolare, ed è l’estrema conseguenza di due condizioni note alla persona con il diabete: l’iperglicemia e la disidratazione. «Al contrario del coma chetoacidosico, che è sempre più raro e dal quale nella stragrande maggioranza dei casi il paziente esce senza danni, il coma iperosmolare è una situazione meno rara ed estremamente critica», afferma Francesco Vitale direttore del dipartimento di Scienze endocrine metaboliche e nutrizionali dell’Ospedale San Carlo di Potenza, «che può verificarsi in teoria non solo nel paziente insulinodipendente ma anche in quello trattato con farmaci orali».
Una semplice iperglicemia
Di cosa si tratta? Molti sanno che, quando il glucosio supera una certa concentrazione nel sangue, detta ‘soglia renale’ (180 mg/dl) i reni iniziano a espellerlo nelle urine. Insieme al glucosio i reni devono espellere molti liquidi. Da qui il primo sintomo dell’iperglicemia, la poliuria, cioè la tendenza a urinare assai spesso e copiosamente.
«Una iperglicemia di questo tipo può avere una causa semplice», nota Vitale che presiede la Sezione Basilicata della Associazione Medici Diabetologi, «quale l’aver tralasciato una o più volte l’assunzione del farmaco orale o dell’insulina. Più spesso all’origine c’è una terapia a base di cortisonici o altre sostanze iperglicemizzanti oppure l’effetto di una malattia intercorrente».
Per fortuna il processo che porta dall’iperglicemia al coma iperosmolare può durare diversi giorni ed è facilissimo da interrompere. In una prima fase l’iperglicemia può essere relativamente moderata, diciamo fra i 250 e i 400 mg/dl. Se il paziente la misurasse e ricostituisse le scorte di liquido perdute bevendo qualche semplice bicchiere d’acqua tutto andrebbe a posto.
Non a caso un classico sintomo dell’iperglicemia, è proprio la sete. «È il riflesso naturale che scatta quando le riserve di liquido dell’organismo si riducono. Purtroppo nell’anziano lo stimolo della sete è spesso ridotto o inesistente», ricorda Vitale «e i liquidi persi non sono reintegrati. Il paziente si disidrata lentamente, quasi senza accorgersene». L’iperglicemia in mancanza di interventi cresce oltre i 600 mg/dl (a volte oltre 1000 1200 mg/dl). l’anziano a questo punto prova una sensazione di forte stanchezza e di sonnolenza. Spesso non è in grado di alzarsi o chiedere aiuto. «In una persona molto anziana, purtroppo questi sintomi non attirano l’attenzione che meriterebbero», nota Vitale. A questo punto tutti i tessuti dell’organismo si privano di acqua per tentare di compensare la disidratazione. A livello cerebrale questo ‘sacrificio’ comporta sopore, disorientamento fino al coma vero e proprio. La pressione scende e il battito del cuore aumenta.
In pericolo gli anziani che vivono da soli
«Visto che il paziente perde prima lucidità e poi coscienza, il ruolo di parenti, figli, o amici è centrale. Parliamo di figli perché l’iperosmolarità caratterizza la persona anziana (diciamo dai 75 anni in su) e, visto che occorrono molte ore, direi diversi giorni per arrivare a degli esiti gravi, possiamo affermare che a rischiare il coma iperosmolare è soprattutto l’anziano che vive da solo», sottolinea Vitale.
Cosa può fare il parente o l’amico che ‘passa a trovare’ l’anziano diabetico? «Se ha anche solo il sospetto che qualcosa non funziona, può fare una glicemia o immergere uno stick nelle urine del paziente. Se i valori sono alti e il paziente non è ancora in stato di incoscienza si può cercare di farlo bere. Lentamente, perché in questa fase si rischia il vomito. Se vomita o è entrato in uno stato di sopore dal quale non si risveglia, oppure si risveglia chiedendo: “dove sono ?”, o addirittura non riesce a esprimersi, significa che la situazione è grave. Bisogna chiamare immediatamente una ambulanza e trasferirlo al Pronto Soccorso del più vicino ospedale dotato di un buon Servizio di diabetologia o un reparto di Endocrinologia e nel frattempo preavvertire il diabetologo curante», conclude l’endocrinologo di Potenza.
Ultima modifica: maggio 2004
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