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Riccardo Lera, responsabile del Centro di diabetologia dell’ospedale pediatrico di Alessandria ed Egle Ansaldi, diabetologa presso la Struttura Organizzata Complessa Malattie metaboliche e diabetologia dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria.
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Riti di passaggio
Arrivati a una certa età ai ragazzi con il diabete si addice più il Centro di diabetologia ‘dell’adulto’ che quello di endocrinologia pediatrica. Il passaggio però non deve essere lasciato al caso.
«È come il passaggio del testimone in una staffetta. Se è lasciato al caso, si verifica spesso un crollo nella motivazione e nell’autocontrollo del paziente» afferma Maurizio Vanelli, direttore del Servizio Regionale di diabetologia pediatrica dell’Università degli Studi e dell’Azienda ospedaliera di Parma. Il passaggio del paziente dal Centro di diabetologia pediatrica a quello dell’adulto è oggetto sempre più spesso di discussioni e iniziative «troppo spesso spontanee e lasciate alla ‘buona volontà’ di questo o quel pediatra e diabetologo», nota Valentino Cherubini, responsabile del Centro Regionale di riferimento di diabetologia pediatrica della Regione Marche.
Attenzione da parte delle società scientifiche
«Nei prossimi anni, anzi nei prossimi mesi, vedremo una svolta: una attenzione sempre maggiore da parte delle associazioni scientifiche», assicura Paolo Foglini responsabile del Servizio di diabetologia dell’Ospedale di Fermo. «Questo tema, per esempio, sarà al centro dell’attenzione nel mio periodo di presidenza della AMD regionale marchigiana». In novembre AMD, SID e Centro di riferimento pediatrico dedicheranno un seminario proprio al ‘passaggio’».
E qualcuno ‘sparisce’
Dietro questa attenzione c’è la preoccupazione per i casi, non così pochi, di ragazzi con il diabete di tipo 1 che – arrivati a una certa età – lasciano il Servizio di diabetologia pediatrica ma non entrano in contatto duraturo con un Centro di diabetologia dell’adulto. Quanti sono? Nessuno lo sa esattamente «è un fenomeno sommerso, difficile da quantificare», afferma Egle Ansaldi, diabetologa presso la Struttura Organizzata Complessa Malattie metaboliche e diabetologia dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria; «per alcuni anni si ‘curano’ da soli, senza fare glicate né controlli, poi li vediamo magari a 27 anni con i primi segni di serie complicanze».
Presentare il diabetologo
È importante quindi fare in modo che i giovani che si apprestano al ‘passaggio,’ prendano contatto anticipatamente con il medico che probabilmente li seguirà presso il Centro di diabetologia. Sia ad Alessandria sia nelle Marche si punta molto sui campi scuola. «Si condividono giornate intere e c’è tempo per conoscersi e stimarsi reciprocamente», racconta Cherubini.
Il Centro pediatrico da lui diretto prevede un campo scuola ‘sulla gestione del rifiuto’ per ragazzi fra i 16 e i 20 anni costruito in maniera completamente diversa dal campo scuola tradizionale, teso al contenimento dei danni e allo sviluppo dell’autostima. In questo campo viene invitato un diabetologo dell’adulto con cui si condividono delle esperienze.
«La partecipazione ai campi scuola da parte del diabetologo dell’adulto è stata un’esperienza vincente» conferma Foglini, «ha permesso la conoscenza reciproca fra i giovani pazienti e i loro futuri medici e ha consentito di acquisire metodologie di approccio consolidate in ambito pediatrico e note, ma non sempre adeguatamente accentuate, nella terapia dell’adulto e viceversa».
«Lo stesso avviene ad Alessandria» spiega Egle Ansaldi, «intervengo ai campi scuola e anche ad alcune riunioni dell’Associazione giovani diabetici». Spesso i giovani sono attratti dallo ‘stile’ del diabetologo.
Un rappporto più... adulto
«Con il medico dell’adulto si sviluppa un rapporto non meno stretto ma diverso», spiega Silvana Caronna del Servizio di Malattie del Ricambio e Diabetologia dell’Azienda ospedaliera di Parma, «per esempio, ben di rado i genitori presenziano alle nostre visite. Fra paziente e medico», continua la Caronna che segue tutti i giovani pazienti DM1, «si sviluppa un rapporto più ‘laico’. I ragazzi si accorgono di essere adulti e pongono problemi da adulti, legati magari alla sessualità o alla procreazione, dando loro un peso forse maggiore di quanto non avrebbero fatto nell’ambito del Centro pediatrico», riassume l’internista diabetologa.
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Ultima modifica: maggio 2004
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