Modus on line
www.acfriends.itwww.dm1.itwww.le4chat.itwww.accu-chek.it


SPORT

Sommario 

Per non essere sotto pressione
scarica l'articolo
Sport, ma perché fa bene al diabete
scarica l'articolo
Il passaggio dal Centro pediatrico a quello dell’adulto
scarica l'articolo
Attenzione all’iperosmolarità
scarica l'articolo
Invito a cena con diabete
scarica l'articolo
Nasce Diabete.it
GRATIS
Modus a casa tua


scrivi alla redazione

tutti i siti della
galassia Accu-chek


CERCA NEL SITO


Noi aderiamo
ai principi
HONcode.
verifica qui.

Maurizio Di Mauro, docente di Medicina interna alla facoltà di Medicina e al corso di laurea in Scienze Motorie dell’Università di Catania.
Iniziare subito

Vuoi leggere l’inizio dell’articolo?

Cosa deve fare la persona che decide di abbandonare la sedentarietà? Nulla sarebbe più sbagliato che iscriversi di punto in bianco alla palestra sotto casa o impegnarsi in estemporanee corse o partite di calcio. «A una persona con il diabete che potrebbe avere qualche segno di complicanza e che è comunque a rischio cardiovascolare sono consigliati sport aerobici come il nuoto, la bicicletta in pianura o il fitwalking, cioè la camminata veloce, di buon passo», afferma Maurizio Di Mauro responsabile dell’Ambultorio di Diabetologia e Medicina interna del dipartimento di Scienze Biomediche dell’Ospedale Garibaldi di Catania.
«L’esercizio andrebbe fatto tenendo sotto controllo la frequenza cardiaca. Sono invece sconsigliati sport come il pugilato, la lotta, il sollevamento pesi, per l’impatto negativo sui vari organi (rene, occhio, cuore). Gli sport consentiti, ma dopo attenta valutazione medica, sono la pallavolo, il calcio, l’atletica leggera, la danza».
Di Mauro, che è docente di Medicina interna alla facoltà di Medicina e al corso di laurea in Scienze Motorie dell’Università di Catania, insiste sulla necessità di ‘non improvvisare’. «In presenza di complicanze come retinopatia, micro o macroalbuminuria e cardiopatia un esercizio fisico estemporaneo e intenso potrebbe rappresentare un serio pericolo per le variazioni della pressione arteriosa sotto sforzo. In questi pazienti l’attività fisica va studiata e personalizzata insieme al Team diabetologico».

Il Team è il punto di riferimento
Eventuali medici messi a disposizione da palestre e società sportive potranno essere una fonte importante di informazioni e consigli per lo specifico dell’attività (per esempio circa il ruolo dei diversi attrezzi presenti in una palestra) «ma a monte devono esservi una accurata valutazione medica e appropriati esami diagnostici» nota Di Mauro, che presiede la Sezione regionale Sicilia della Associazione Medici Diabetologi.

Il nodo della motivazione
Il problema comunque è accademico. Non si può certo dire che i Team diabetologici siano tempestati di richieste di pazienti ansiosi di praticare uno sport. Il problema principale è, anzi, trovare la motivazione necessaria a iniziare e soprattutto a continuare l’attività fisica.

È iniziare che è difficile
A differenza della dieta ipocalorica (che se ben condotta offre risultati nel giro di due o tre settimane) l’esercizio fisico richiede almeno 12 anni per dare risultati importanti, ma i primi effetti si vedono dopo pochi mesi. La circonferenza della vita si riduce prima ancora del calo ponderale. Superata la soglia del 7% di riduzione del peso, gli effetti di aumentata sensibilità all’insulina si fanno evidenti e il paziente noterà di poter ridurre le dosi dei farmaci e spesso scoprirà il piacere di sentirsi in forma.
Il vero nodo è quindi la motivazione iniziale. «Chiedere di punto in bianco a una persona che da decenni non fa più nessuna attività fisica di ‘mettersi a fare sport’ è assurdo», commenta Di Mauro. «Occorre un percorso educativo specifico e pianificato che parte con l’abbandono della sedentarietà, passa poi per il fitness arrivando eventualmente all’attività sportiva non competitiva». «In effetti non si può parlare di ‘prescrizione’ per l’esercizio fisico» interviene De Feo, che è un attivo ciclista e maratoneta, «se non per rafforzare il concetto che l’esercizio fisico è una vera medicina. Del resto il diabete è una malattia cronica che mette in crisi il paradigma della medicina prescritta. Se si vogliono modificare in profondità e permanentemente le abitudini di vita di qualcuno, prescrivere o anche solo suggerire qualcosa non porta da nessuna parte. Bisogna ottenere il consenso, concordare obiettivi, tempi e modi con la persona, aiutandola a identificare le sue specifiche esigenze e ponendo il soggetto al centro della malattia, quale potenziale artefice del suo miglioramento o guarigione.
«Per questo bisogna moltiplicare gli sforzi per la formazione del personale sanitario», interviene Galeone, «motivando innanzitutto i motivatori e non solo. Stiamo mettendo a punto proprio in questi mesi un progetto di formazione rivolto al personale che lavora nelle palestre e nei centri fitness con lo scopo di sensibilizzarli alla problematica dell’esercizio fisico nei diabetici (requisiti necessari all’attività, piccoli imprevisti, ecc.) e puntando a creare una sorta di percorso di accreditamento per queste strutture, una specie di bollino blu».

Vuoi tornare all’inizio dell’articolo?

Ultima modifica: maggio 2004

Vuoi vedere il sommario del numero 15 di Modus?
Torna alla Home page

 
 
© Copyright 2012. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152