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Troppa insulina fa male

In questa seconda parte dell’intervista, il professor Riccardo Vigneri spiega i risultati della ricerca sul rapporto fra insulina e tumori. Essendo un ormone naturale, l’insulina può essere oncogena?

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Che rapporto potrebbe esistere fra un ormone naturale e fondamentale per la vita come l’insulina e i tumori?
Fin dagli anni ’70 si è notato che molte cellule tumorali hanno un alto numero di recettori dell’insulina. In alcuni casi, come nel tumore al seno, la presenza è altissima. Sugli animali sono stati fatti esperimenti ancora più indicativi. Se si asportano le betacellule a un topo con un tumore, il tumore regredisce. Se gli si inietta una grande quantità di insulina, il tumore si espande.

Questo perché l’insulina fornisce nutrimento ai tessuti tumorali?
Non solo. Prima avevamo detto che l’insulina ha anche una funzione mitogena, presiede insomma alla duplicazione delle cellule. Questo vale anche, anzi soprattutto, per il tessuto tumorale.

Sappiamo perché?
Oggi pensiamo di avere una risposta. Prima dicevamo che sulla superficie esterna della cellula troviamo dei recettori dell’insulina. Esistono di fatto due tipi di recettori, che differiscono solo di poco l’uno dall’altro: la forma A e la B. Nelle cellule del feto e del neonato, prevale la forma A. Nell’adulto prevale la forma B. Il recettore dell’insulina di forma A, oltre a legare l’insulina, funziona anche come recettore del fattore di crescita IGF2 che è il potentissimo stimolo alla crescita del feto e del neonato e che nell’adulto funziona molto meno, sostituito dal più moderato IGF1. Nelle cellule dell’adulto rimane solo circa un 20% di recettori di tipo A.

E nei tessuti tumorali quali recettori troviamo?
Quasi tutti di forma A e sono moltissimi. È probabile che l’insulina attraverso questi recettori scateni un effetto di replicazione e moltiplicazione delle cellule simile a quello dell’IGF2. Questo spiega molte cose: perché certi tumori crescono velocemente in soggetti adulti nei quali la crescita è terminata da un pezzo e perché troviamo dei rapporti stretti fra insulinoresistenza e tumori. Le persone obese si ammalano di tumore, diciamo meglio di alcuni tumori, penso soprattutto a quelli alla mammella o del colon, più facilmente delle persone non obese e i loro tumori hanno una progressione più veloce.

Qual è il nesso fra obesità e tumore?
Il nesso si chiama insulinoresistenza. Le persone obese sono quasi sempre insulinoresistenti. Se sono insulinoresistenti – e non ancora diabetiche – questo vuol dire che producono tantissima insulina. Hanno quel che si dice una iperinsulinemia compensatoria, una eccessiva produzione di insulina per superare la poca sensibilità dei tessuti e quindi molta insulina nel sangue. Ora sfortuna vuole che i tessuti tumorali non siano insulinoresistenti. Le cellule tumorali, ricche di recettori, sono quindi bombardate da insulina che non solo garantisce il loro nutrimento, la funzione metabolica, ma invia un messaggio forte al nucleo affinché la cellula si replichi.

Quindi l’insulina fa venire il cancro?
No niente affatto. È impossibile che una sostanza normalmente presente nel corpo faccia venire il cancro. Del resto vale per l’insulina quello che vale per i grassi o il glucosio. Sono sostanze assolutamente indispensabili alla vita. Ma abbiamo imparato che l’eccesso di glucosio o di grassi ostruisce le arterie. L’ eccesso di insulina – che peraltro ha anche effetti aterogeni – favorisce la comparsa e la progressione dei tumori.

Quali messaggi possiamo dare ai nostri lettori? partiamo da chi ha solo una forma leggera di diabete ma è sovrappeso.
Il messaggio è: ‘La tua glicemia può essere alterata di poco, ma la tua condizione va trattata subito. Quasi sicuramente hai una insulinoresistenza che è un forte fattore di rischio cardiovascolare; inoltre molto probabilmente hai troppa insulina nel sangue e questo può favorire l’insorgere e il progredire di tumori. Fai sport, riduci il cibo in modo da ritornare al peso forma, assumi (se necessario) dei farmaci. Fai di tutto insomma per tornare a una condizione metabolica migliore e con insulinemia normale’.

A un lettore con un diabete trattato con farmaci orali, cosa possiamo dire?
Le stesse cose, se è sovrappeso. Se fossi il suo diabetologo mi chiederei se non convenga utilizzare il più possibile farmaci insulinosensibilizzanti e adottare con più prudenza i secretagoghi (che stimolano una maggiore secrezione di insulina) soprattutto quelli con azione prolungata.

E chi assume insulina corre dei rischi?
Quando si assume insulina dall’esterno la situazione è più complessa perché l’insulina arriva in circolo senza passare prima dal fegato, come avviene invece con l’insulina prodotta dal nostro pancreas. Nel disegnare lo schema terapeutico, il diabetologo potrebbe però chiedersi se si possono raggiungere gli stessi obiettivi glicemici con un minore utilizzo di insulina. Insomma bisogna passare dal concetto di dose massima sopportabile a quello di dose minima efficace. In questo senso i microinfusori, che permettono di raggiungere equilibri identici o migliori con un 25-30% in meno di insulina, possono avere una indicazione in più. In generale mi chiedo se non valga la pena di porsi obiettivi meno ambiziosi in termini di controllo glicemico – specie negli anziani – qualora raggiungerli richiede un eccesso di insulina con la possibilità di sbalzi importanti della glicema con crisi ipoglicemiche. Insomma dobbiamo trovare un equilibrio leggermente diverso fra iperglicemia e iperinsulinemia.

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Ultima modifica: ottobre 2004

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