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NEUROPATIA

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Luciano Scionti ricercatore presso l’Istituto di Medicina Interna dell’Università di Perugia, coordinatore uscente del Gruppo di studio sulla neuropatia della Società Italiana di Diabetologia.
Attenti alle neuropatie

Spesso la neuropatia diabetica si presenta in maniera subdola, con una graduale perdita di sensibilità agli arti inferiori. In mancanza di farmaci l’unica difesa valida è la prevenzione: controlli frequenti e qualche piccola attenzione, soprattutto per quel che riguarda i piedi.

Fra le complicanze specifiche del diabete forse la neuropatia è la meno studiata. E non perché sia rara. «Qualche segno di neuropatia si nota spesso nel paziente diabetico di tipo 2, magari già alla diagnosi se si usano strumenti molto sensibili», afferma Luciano Scionti ricercatore presso l’Istituto di Medicina Interna della facoltà di Medicina dell’Università di Perugia. Per fortuna solo in una parte dei pazienti la neuropatia diventa un problema clinico rilevante.
Uno su cinque/cinque su mille. Si dovrebbe parlare, a dire il vero, di ‘neuropatie’ al plurale perché nel diabetico si possono riscontrare alterazioni che impattano su organi diversi come il cuore, lo stomaco, gli organi genitali. Si tratta delle cosiddette ‘forme autonomiche’.


Luigi Uccioli, docente di Geriatria alla facoltà di Medicina dell’Università di Roma Tor Vergata è stato coordinatore del Gruppo di studio intersocietario AMD-SID sul piede diabetico.
Sensitivo-motoria, distale, simmetrica. Insomma... al piede
«Queste forme non sono rare, ma difficilmente diagnosticabili», interviene Carlo Coscelli, decano della diabetologia italiana, dapprima docente di Semeiotica medica all’Università di Parma e poi da anni direttore della divisione di Medicina Interna, Malattie Metaboliche e Vascolari dell’Azienda Ospedaliera di Parma.
«Di fatto la neuropatia si presenta soprattutto nella sua forma sensitivo-motoria che è nella grandissima maggioranza dei casi distale simmetrica». Simmetrica indica che la complicanza interessa sempre sia la parte destra che quella sinistra del corpo. Distale significa ‘più lontana’ e in effetti la neuropatia somatica colpisce più facilmente gli arti inferiori rispetto a quelli superiori. «Per la semplice ragione che le fibre nervose che dalla colona vertebrale vanno ai piedi sono le più lunghe e il danno delle fibre nervose è tanto più probabile quanto maggiore è la loro lunghezza».
Tanto per dare degli ordini di grandezza le neuropatie autonomiche colpiscono quattro, cinque persone col diabete su mille, mentre la neuropatia periferica caratterizza anche venti, trenta pazienti su cento.

Farmaci specifici? Per ora ancora nulla, sorry
Le cause? Non tutto è chiaro. «Sulle cause della neuropatia» ricorda Luigi Uccioli, docente di Geriatria alla facoltà di Medicina dell’Università di Roma Tor Vergata, «l’accento è stato messo da alcuni sul solo aspetto vascolare, l’ischemia dei capillari che progressivamente riducono l’apporto di nutrimento alle fibre nervose, da altri su quello metabolico, la tossicità del glucosio e dell’ossido nitrico. In pratica questi due modelli sembrano ora convergere». La ricerca, insomma, sembrerebbe più lontana dalla soluzione di quanto non avviene per la nefropatia o per la retinopatia.
«Di fatto non abbiamo un farmaco ‘per la neuropatia’. Ci sono delle sperimentazioni in corso, ma nulla di concreto a breve termine», continua Uccioli che è stato coordinatore del Gruppo di studio intersocietario AMD-SID sul piede diabetico; «l’unica strada è quella della prevenzione, il che richiede prima di tutto una diagnosi estremamente precoce del problema».
Scionti concorda pienamente. «Io temo», afferma lo studioso di Perugia, «che qualche medico possa dare minore priorità alla diagnosi precoce della neuropatia proprio perché manca un farmaco per curarla».
In realtà è vero proprio il contrario. In mancanza di una terapia specifica, il Centro di diabetologia deve essere in grado di individuare con grande anticipo fra i suoi pazienti quelli che potrebbero sviluppare una vera neuropatia, «e preparare per loro un percorso specifico composto da controlli assai frequenti del piede e della sensibilità e interventi di formazione che consentano loro di convivere con una minore o con una alterata sensibilità», sottolinea Uccioli.

Graduale anestesia
Già perché il problema della neuropatia distale simmetrica (detta anche periferica) è che i suoi sintomi si esprimono soprattutto in negativo. «In una minoranza di casi il paziente avverte bruciori o formicolii, più spesso sviluppa gradualmente una ridotta sensibilità al calore, al dolore, alla pressione, alla vibrazione, soprattutto nel piede e nella parte inferiore della gamba» elenca Coscelli. Le fibre nervose danneggiate diventano infatti meno sensibili dapprima alla temperatura e al dolore poi alla vibrazione e infine alla pressione. Ci sono pazienti che hanno subito ustioni per avere avvicinato il piede insensibile a un termosifone o a una stufa o che si sono procurati tagli profondi senza accorgersene. Il processo avviene gradualmente e in generale il paziente non se ne accorge.
«L’unica strada è quindi lo screening: il controllo a cadenza fissa», nota Luciano Scionti, coordinatore uscente del Gruppo di studio sulla neuropatia della Società Italiana di Diabetologia. «Le persone con diabete di tipo 1 dovrebbero essere controllate ogni anno a partire dal quinto anno dalla diagnosi, quelle con diabete di tipo 2 possono essere controllate ogni anno, al massimo ogni due anni, ma solo se tutti i test danno risultati tranquillizzanti; in compenso i test vanno fatti già al momento della diagnosi», afferma Scionti.

Vuoi leggere il seguito dell’intervista, dedicata alla prevenzione e alla diagnosti anticipata della neuropatia diabetica?
Vuoi leggere un riassunto dei concetti chiave e alcuni consigli dedicati a chi sta perdendo sensibilità al piede?

Ultima modifica: ottobre 2004

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