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ALIMENTAZIONE

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Glicemie: Attenzione agli sbalzi
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Sindrome metabolica e diabete: Ecco i nuovi farmaci
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Gli esercizi che fanno bene al cuore
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Alimentazione e gravidanza
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Quando e perché controllare la glicemia
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Primario dell’Unità operativa complessa di Diabetologia ed Endocrinologia dell’Ospedale di Partinico.
Alimentazione e Gravidanza

La gravidanza può essere una occasione per acquisire conoscenze nutrizionali e abitudini di vita corrette soprattutto per quel che riguarda l’alimentazione e l’esercizio fisico.

La gravidanza rappresenta una doppia sfida all’equilibrio glicemico (e al peso) di ogni donna. Doppia perché un fenomeno fisiologico e inevitabile (l’insulino-resistenza, vale a dire la minore efficacia dell’insulina per l’azione di ormoni prodotti dalla placenta) si aggiunge all’effetto di credenze e luoghi comuni del passato. Questo vale in maniera particolare per quelle 12-16 donne su 100 che nel corso della gravidanza sviluppano una tendenza alla iperglicemia chiamata diabete gestazionale o gravidico.

Diabete gestazionale
«Nel diabete gestazionale, che termina poche ore dopo il parto ma quasi sempre ‘preannuncia’ un diabete vero e proprio», spiega Vincenzo Provenzano, «il pancreas perde la sfida e non riesce a produrre insulina sufficiente a contrastare la fisiologica insulino-resistenza. Il bambino si sviluppa così in un ambiente in-trauterino iperglicemico e letteralmente ‘ingrassa’. Il parto diviene difficile: il rischio di complicazioni aumenta per la madre e per il bambino», continua Provenzano che dirige uno dei team diabetologici più completi d’Italia, con 2 dietiste, 2 psicologi, 10 infermieri e 7 medici.

La diagnosi
Per diagnosticare il diabete gestazionale ogni donna, anche dopo la prima gravidanza, deve sottoporsi, attorno alla 24° settimana di gestazione, a un esame della glicemia detto ‘mini test da carico’ effettuato un’ora dopo l’ingestione di 50 grammi di glucosio. «Le donne che hanno un particolare rischio di sviluppare il diabete gestazionale, vale a dire con pregresso diabete gestazionale, genitori o fratelli diabetici, fortemente sovrappeso oppure obese, devono effettuare il test già alla 14°-15° settimana» continua il cinquantunenne diabetologo di Partinico. Anche le donne che non sviluppano diabete gestazionale devono stare attente a controllare il loro peso. L’ideale sarebbe arrivare al concepimento con un normale indice di massa corporea (che è il rapporto fra altezza e peso). In ogni caso occorre controllare l’introito di calorie e di zuccheri durante tutta la gravidanza. Il feto e la placenta non apportano più di 7 chili, considerando anche la maggiore ritenzione idrica non vi è ragione per ‘prendere’ più di 8-9 chili tra l’inizio e il termine dell’attesa.
«Questo non significa ‘dimagrire’. Durante la gravidanza non si dovrebbe mai perdere peso, l’aumento deve essere però graduale: nel II e III trimestre non si dovrebbero prendere più di 450 grammi a settimana», nota Provenzano.

L’esercizio fisico è uno strumento assai importante sia per ridurre l’insulino-resistenza, sia per limitare l’aumento ponderale. Fra le altre cose, facendo esercizio fisico si migliora il tono muscolare, il che facilita di molto il parto (e per chi tiene all’estetica, a ristabilire l’aspetto generale dopo la gravidanza). Esistono due tipi di esercizio fisico: quello che potremmo definire non strutturato consiste semplicemente nel muoversi, cercando di stare il meno possibile seduti o sdraiati. A questa ‘attività generale’ dell’organismo si devono aggiungere momenti più strutturati: esercizi in palestra, nuotate in piscina (particolarmente consigliate nel III trimestre o per chi ha problemi di circolazione agli arti inferiori), passeggiate in bicicletta o a piedi condotte a passo svelto per almeno mezz’ora. Il tipo e la durata degli esercizi andranno concordati e adattati alla condizione della donna «vi sono casi in cui ogni tipo di attività è sconsigliato, ma sono rari. Ogni donna può e deve fare esercizio dal primo all’ultimo giorno di gravidanza e anche dopo», avverte Vincenzo Provenzano.

Alimentazione attenta e attività fisica continuativa
sono sufficienti nella maggior parte dei casi a contrastare il diabete gestazionale. Quando questo non è possibile i Team Dia-betologici possono decidere di ricorrere alla terapia più efficiente (nonché l’unica autorizzata in gravidanza) per riequilibrare la glicemia: una o più iniezioni di insulina al giorno. «L’insulina riequilibra facilmente la glicemia e non è affatto detto che porti a un aumento ponderale», nota Provenzano.
Una donna che arriva al parto con un peso e una glicemia nella norma ha superato la prima sfida del diabete gestazionale, e ha sviluppato nel frattempo una cultura del controllo della glicemia e del peso che le sarà estremamente utile nei mesi e negli anni seguenti sia perché la nascita di un figlio comporta forti variazioni emotive e nei ritmi di vita (in questa fase si sviluppano spesso latenti disturbi del comportamento alimentare) sia perché il diabete gestazionale ‘annuncia’ un diabete vero e proprio che può essere in questo modo prevenuto o ritardato.

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Vuoi leggere un riassunto dei concetti chiave e alcuni consigli dedicati all’alimentazione in gravidanza?

Ultima modifica: luglio 2005

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