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Gli esercizi che fanno bene al cuore
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Maurizio Di Mauro è docente di Diabetologia alla scuola in specializzazione in Endocrinologhia e Malattie del Ricambio dell’Università di Catania.
Gli esercizi che fanno bene al cuore

Basta un esercizio fisico regolare e costante per ridurre drasticamente il rischio e rendere il cuore più resistente a un’ eventuale ischemia. Insieme al medico è possibile identificare una attività, adatta a ogni età o condizione fisica. Perfino chi ha avuto un infarto può, anzi deve, abbandonare la sedentarietà.

Maurizio Di Mauro lo afferma con grande decisione: «Nessuno è troppo malato o troppo vecchio per fare dell’esercizio fisico».
Le persone con diabete e problemi di cuore non fanno eccezione. «Anzi sono forse coloro che ne possono trarre maggiore giovamento», continua Di Mauro fondatore del Centro stu-di e ricerche per l’attività motoria nel diabete. Ovviamente la persona che oltre al diabete ha avuto, per esempio, episodi di angina o che ha, oltre alla glicemia, anche pressione e/o trigliceridi alti o il colesterolo HDL basso deve avere alcune cautele. «Ma stare attenti non significa fare una vita sedentaria», insiste Di Mauro.

Lotta alla sedentarietà
Il primo aspetto su cui agire è proprio questo: stare seduti il meno possibile. «Attività come il giardinaggio, mettere a posto la casa, fare piccoli lavori di bricolage, lavare con cura la macchina, fare la spesa, o giocare con i figli o i nipoti, pur non essendo a rigore un ‘esercizio fisico’ , hanno un effetto molto positivo sull’organismo», spiega Di Mauro. Il nostro metabolismo ha infatti un ‘ritmo di base’ che diviene tanto più lento quanto più tempo passiamo seduti in situazione di quasi immobilità (a guardare la televisione, in auto, lavorando con il computer). Un metabolismo ‘lento’ accumula più facilmente e brucia più lentamente calorie e grassi. «Basta passare alcune ore in ‘attività’ anche non propriamente sportive per migliorare il tasso metabolico», nota Di Mauro, responsabile dell’Ambulatorio di Diabetologia e Medicina interna dell’Ospedale Garibaldi di Catania; «la situazione ideale è quella in cui ad alcune ore giornaliere di ‘attività diffusa’ si affianchino due o tre volte la settimana una o due ore di esercizi fisici programmati. Di ‘sport’ insomma».

Sport senza campioni
«Quando si parla di sport ormai si pensa all’agonismo, alla competizione portata ai massimi livelli, fra individui in perfetta forma fisica. Ci siamo dimenticati di quando, da giovani, si faceva sport per il piacere di farlo, non per diventare campioni o per battere dei record», continua Di Mauro. Oggi l’esercizio fisico è considerato in diabetologia una terapia a tutti gli effetti, «una delle migliori, e va adattata a ogni singolo paziente, scegliendo le modalità giuste per ogni caso», nota Di Mauro.

Aerobici e regolari
Sulla prescrizione dell’esercizio fisico nel paziente diabetico sono state redatte Linee guida di riferimento mondiali che tuttavia devono essere adattate alle singole realtà nazionali. Esse prevedono una valutazione preliminare della ‘forma’ del paziente.
Ai consueti controlli (valutazione delle complicanze, soprattutto agli arti inferiori) il diabetologo può affiancare un elettrocardiogramma sotto sforzo che servirà a determinare la frequenza cardiaca massima del paziente.
«Ovviamente a una persona con problemi metabolici e probabile aterosclerosi proporremo al massimo un esercizio che lo impegni al 40-50% delle potenzialità, e che richieda uno sforzo costante ma perfettamente compatibile con una normale respirazione», afferma il docente catanese.
Nel linguaggio medico questi sforzi si dicono ‘ae-robici’. Una nuotata o una passeggiata sono aerobiche, il sollevamento pesi o la corsa per non perdere l’autobus sono ‘anaerobici’, sono effettuati praticamente in apnea. La persona con diabete e qualche problema di cuore deve fare sforzi aerobici e costanti facendo attenzione a evitare giochi di squadra come il calcio, in cui c’è l’alternanza di ‘scatti’ e momenti di minor impegno. Restano la bicicletta, il nuoto (se l’acqua ha una temperatura accettabile e il paziente è abituato) e soprattutto la camminata a passo svelto, la corsa leggera nei soggetti più allenati. «Camminare è alla portata di tutti e si può fare in qualunque momento», afferma Di Mauro.
Una interessante alternativa, soprattutto per chi vive in città, è la palestra. Un contesto ideale anche perché consente di fare esercizio in gruppo. A Catania è stata stipulata una convenzione con il Centro universitario sportivo. Grazie al contributo di esperti in Scienze Motorie e con la presenza del diabetologo, si lavora in gruppo con semplici esercizi e brevi partite, «i risultati sono ottimi sotto tutti i punti di vista: diminuisce drasticamente la glicemia, in compagnia l’esercizio diventa un gioco, scatta una sana emulazione e la voglia di stare insieme».
Allenati in caso di infarto. Chi fa esercizio fisico quindi corre meno rischi di avere una ischemia o un infarto.
«Quello che pochi sanno è che una persona minimamente allenata corre anche meno rischi durante l’evento cardiovascolare», spiega Massimo Orrash.
Il cuore, a differenza degli altri muscoli, trae poca energia dal glucosio e molta, il 60-70%, dai grassi contenuti nelle sue cellule. Nel diabetico questa percentuale è ancora più alta: il 90-95%. Per bruciare i grassi, le cellule del cuore hanno assoluto bisogno di ossigeno. Se una o più delle arterie che portano sangue al cuore si chiude (ischemia) anche temporaneamente, le cellule non ricevono più ossigeno, né glucosio, visto che anche questo proviene dal sangue. «Utilizzano allora le riserve di glucosio contenute nella cellula, ma queste bastano appena per un minuto. Se l’occlusione è totale e dura di più la cellula muore, e questo è l’infarto», spiega Orrash, altoatesino laureato e specializzato all’Università di Padova con il professor Tiengo.

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Ultima modifica: luglio 2005

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