
Carlo Giorda, responsabile dello Studio DAI per conto dell’AMD e presidente della Sezione regionale Piemonte dell’AMD, responsabile dell’Unità operativa Malattie Metaboliche e Diabetologia della Asl 8 di Chieri Moncalieri Carmagnola in provincia di Torino.
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DAI, controlla il tuo diabete
Duecento centri di diabetologia, 15 mila pazienti seguiti. Uno dei più grandi studi effettuati in Europa conferma che il diabete è il ‘cuore’ del problema cardiovascolare. E che è possibile intervenire meglio per ridurre i rischi.
Tenere sotto controllo la glicemia il meglio possibile e il più a lungo possibile è il modo migliore per scongiurare infarti e ictus nelle persone con diabete. Questo in estrema sintesi il primo messaggio che emerge dallo studio DAI, il più ampio studio-osservazione svolto in Italia e probabilmente in Europa sulle persone con diabete.
Studio DAI
Lo studio DAI è nato dalla collaborazione fra l’Associazione Medici diabetologi e l’Istituto Superiore di Sanità (il Centro studi del Ministero della salute). È uno studio che riporta la ‘storia’ di quasi 15 mila persone con diabete di tipo 2 seguite da 200 Centri di diabetologia italiani per 5 anni dal 1999 al 2004.
Cosa è successo in questi primi 3 anni (dati relativi al 2003 e al 2004 sono ancora in corso di elaborazione)? È successo che circa il 2,5% di questi pazienti ogni anno aveva un infarto, l’1% un ictus, il 6% aveva un’angina, un’ ischemia o altri segni di malattie cardiovascolari.
Percentuali minori dovevano sottoporsi a bypass o angioplastica o erano soggette ad amputazioni.
Una percentuale alta, ma che non ha sorpreso gli studiosi: le persone con diabete hanno un rischio medio del 20% di avere un ictus o un infarto nella loro vita, contro una media del 4% nella popolazione generale. Quello che ha sorpreso è stato leggere quali fattori di rischio stavano dietro a questi eventi. Negli studi osservazionali è infatti possibile ‘proiettare il film alla rovescia’ e vedere quali elementi caratterizzavano all’inizio dello studio le persone che durante i 6 anni di analisi hanno avuto un serio problema vascolare.
La scoperta
Cosa si è scoperto? «Che noi diabetologi dobbiamo fare un passo indietro e... tornare a essere in primo luogo diabetologi» risponde Carlo Giorda, responsabile dello Studio DAI per conto dell’Associazione Medici Diabetologi. «se nella gestione del diabete negli ultimi anni molta enfasi è stata data al controllo di fattori di rischio come l’ipertensione, il colesterolo alto e il fumo, i dati di incidenza evidenziano in modo netto il peso che il controllo glicemico e la storia del diabete intesa come durata di malattia, compenso medio e presenza di complicanze micro hanno nel determinare eventi cardiovascolari. Gli aspetti predittivi più importanti sono tre: la presenza di una pregressa patologia o evento cardiovascolare, lo scompenso glicemico espresso come emoglobina glicata media, l’anzianità intesa come età e durata del diabete», risponde Giorda che è presidente della Sezione regionale Piemonte della Associazione medici diabetologi.
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Ultima modifica: novembre 2005
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