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DAI, controlla il tuo diabete
Controllare il cuore per ridurre i rischi.
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I controlli come prevenzione
Un controllo stretto della glicemia è quindi una variabile importante sulla quale agire per ridurre il rischio di infarti e ictus. «In generale si può dire che lo studio DAI riporta al centro la storia del diabete di ciascuna persona. La durata del diabete, il grado di controllo, la presenza di complicanze sono elementi che annunciano o meno un grave evento cardiovascolare», continua Giorda. Un secondo aspetto già noto ai cardiologi è la tendenza alla recidiva dell’evento cardiovascolare. Ogni anno il 6% delle persone che all’inizio dello studio aveva già alle spalle un infarto ne ha avuto un altro, lo stesso è avvenuto in percentuali minori, ma in proporzione maggiore, con l’ictus.
Diabete e cuore
«In pratica un Servizio di diabetologia dovrebbe concentrare sulle persone che hanno avuto un evento cardiovascolare e su quelli con un diabete di più lunga data mal compensato, sforzi educativi e terapeutici particolari, ponendosi obiettivi molto stretti di controllo», afferma Giorda. E questo purtroppo non sempre avviene. «è emersa una grande variabilità nei comportamenti prescrittivi dei Centri», risponde Giorda; «il che sorprende, perché in molti casi le situazioni che si ponevano ai medici erano chiare e standardizzate, pazienti per i quali la prescrizione più adatta è nota ed è supportata da evidenze scientifiche del massimo livello». Esiste quindi un ampio spazio di miglioramento nel portare tutti i Servizi di diabetologia agli standard prescrittivi migliori disponibili, «ma soprattutto nel definire meglio le logiche interne. È vero che le risorse sono scarse, ma proprio per questo vanno allocate là dove esiste il maggiore rischio», afferma Giorda.
«Una incidenza del 2,5% di angina o infarti significa, per un piccolo Centro di diabetologia con 2 mila pazienti, 50 nuovi casi di attacchi cardiaci ogni anno. È una media che non può essere accettata. Tutti i mezzi a nostra disposizione devono essere utilizzati a partire dalla motivazione del paziente. E possiamo farlo tenendo tutti presente un solo dato: ogni punto in più di emoglobina glicata significa un aumentare del 20% il rischio di divenire invalidi o peggio a causa di un infarto o un ictus».
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Ultima modifica: novembre 2005
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