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Anoressia e bulimia: quando il piatto piange
Sempre più diffuse fra le giovani donne; anoressia e bulimia
nascono dalla perdita di controllo nel proprio rapporto col cibo.
Proviamo a capirne di più attraverso un racconto... a lieto fine.
Quando mi chiedono del mio lavoro, preferisco stare sul vago. Un po' perché da sempre
mi è più facile ascoltare che parlare, un po' perché,
a rigore, il mio lavoro è... un reato. Un reato piccolo, per
carità: scrivere la tesi di laurea al posto dello studente non
è certo la fine del mondo! Qualcuno ha trovato lavoro e non ha
tempo, altri non riescono a organizzare la ricerca o sono in difficoltà
nella stesura... La voce circola e la scritta che ho messo sulla porta:
'Consulenze bibliografiche', è sufficiente per chi vuol capire.
... Che Alessandra fosse diversa, l'ho capito subito...
Ho scoperto che è il lavoro ideale per me: è dal liceo
che mi definiscono un 'topo di biblioteca', trovo un archivio più
eccitante di un videogame e poi... non è un lavoro difficile
da coniugare con la routine quotidiana di tre insuline e quattro controlli
giornalieri. Posso pranzare a casa e faccio perfino un po' di esercizio
fisico portando libri di qua e di là (al Centro dicono che dovrei
fare più moto, ma si sa... hanno sempre da dire qualcosa quelli).
Sulla poltroncina un po' sfondata, quella degli ospiti, la migliore,
in qualche anno di attività si sarà seduto un centinaio di
persone. Ma che Alessandra fosse diversa l'ho capito subito. Arriva
impettita, vestita con abiti che - nelle intenzioni di chi li ha venduti
- dovevano anche essere eleganti e seducenti. Sta rigida sul margine
della sedia come una educanda dell'Ottocento, la bocca tesa, il modo
di parlare secco. Invece di balbettare vaghe domande, in pochi minuti
mi spiega il suo problema: tutti gli esami li ha fatti da tempo e con
una media altissima, ma la tesi di laurea no. «Quella non mi è
possibile seguirla» sillaba.
Chi era? Cosa le impediva di svolgere da sé la sua tesi?
Eppure voleva un lavoro fatto al meglio, un lavoro da 110 e lode. Il
denaro non sembrava essere un problema. Da quel giorno ci siamo visti
ogni settimana. Arrivava con elenchi di cose da fare, indici precisissimi
scritti con una calligrafia nitida. Mi chiamava sempre lei anche tre
volte al giorno. In un'altra situazione mi sarei seccato. In un'altra,
perché Alessandra mi aveva colpito fin da subito. Chi era? Perché
pretendeva il massimo dei voti? Cosa le impediva di svolgere da sé
la sua tesi? Una cosa che so fare è porre domande, acquisire
informazioni. Ma con lei nulla da fare. Un mistero.
Fino al giorno in cui, era mattina, mi telefona una voce sospettosa
e angosciata insieme. «Sono il padre di Alessandra. Lei la conosce
bene, è vero?» Per la verità non era così,
ma la voce all'altro capo del filo si stava spegnendo in un pianto nel
quale si distinguevano a malapena le parole: «... Ecco, io no».
Uno sbaglio, non l'unico...
Sentir piangere un uomo che non è abituato a farlo, che forse
lo fa per la prima volta da anni, è straziante. Mi chiamava dal
Policlinico e lo raggiunsi. In pochi minuti capii quello che - non fossi
stato, diciamolo, innamorato - avrei compreso fin dall'inizio: Alessandra
era anoressica, un caso grave tanto da averne reso necessario il ricovero
d'urgenza in ospedale. Il padre, stimato direttore generale di una grande
azienda aveva chiamato il nome più frequentemente 'gettonato'
dal cellulare di Alessandra pensando che fossi il suo fidanzato, sperando
di sapere qualcosa da me. Uno sbaglio, non l'unico che quell'uomo aveva
fatto con la figlia.
Qualcosa univa me e lui: entrambi volevamo bene a una persona che stava male
e non ce ne eravamo accorti. Fissammo di vederci a cena, ma prima feci
un salto in biblioteca. In poche ore imparai qualcosa se non su Alessandra,
almeno sul suo problema.
Seguito del racconto
Cos'e' l'anoressia
Ultima modifica: aprile 1999
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