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Anoressia e diabete: due problemi di controllo
Quando si parla di anoressia si pensa a fanciulle appena adolescenti e scheletriche,
casi limite. Ma non è vero. Un numero sempre maggiore di donne
(è un disturbo quasi esclusivamente femminile) sviluppa comportamenti
palesemente anoressici dopo i 16 anni. A ben vedere questi comportamenti
poggiano su un'eccessiva attenzione alla dieta, al peso, alla forma
fisica.
Ragazze in conflitto col proprio corpo
Quasi tutte le ragazze prima o dopo la pubertà sono in conflitto
col proprio corpo. Molte si trovano grasse e controllano attentamente
il loro peso imponendosi diete rigorose. A questo punto scatta qualcosa;
«Come ha scritto la Selvini Palazzoli nel '97» spiego al padre
con puntiglio da bibliotecario, «l'adolescente sperimenta attraverso
la dieta una sensazione di controllo sul proprio corpo estremamente
appagante». Saper seguire una dieta, sapersi imporre ai ritmi,
alle richieste dell'organismo è per la ragazza un punto di arrivo.
Nasce in lei la sensazione di aver sconfitto l'angoscia tipica dell'adolescenza.
Davanti a qualunque altra forma di angoscia tornerà a scattare
'il modello di risposta anoressico'. Tensioni fra i genitori, una brutta
avventura sentimentale ma, soprattutto, un cattivo rapporto col padre.
C'è chi per dominare l'angoscia beve, chi si droga, chi si impone
strani rituali ossessivi e chi inizia a controllare la propria assunzione
di cibo. «Ma Alessandra mangia eccome!» interviene il padre.
«A dir il vero, non proprio sempre; a volte non tocca cibo, ma
prima che andasse a vivere da sola era capace di svuotare il frigorifero
in una notte».
L'anoressia si fonde col suo opposto
Non sapevo nemmeno che vivesse da sola! Faccio finta di niente e proseguo,
forse un po' più saccente del solito: «Si parla sempre più
spesso di 'disturbi del comportamento alimentare'. L'anoressia si fonde
infatti con il suo opposto: la bulimia, vale a dire la coazione, l'auto-obbligo
a mangiare a più non posso. Durante una crisi bulimica di 10-15
minuti c'è chi assume 10 mila, 30 mila calorie. Il pasto che
ho ordinato stasera ne vale 600» aggiungo. In altri momenti l'ingegner
Ferrari si sarebbe chiesto come faceva un bibliotecario - così
mi ero presentato - a valutare esattamente le calorie di un pasto, ma
non in quel momento.
"lo vomitano, ecco cosa fanno!"
«E dopo... cosa fanno?» balbettò cercando di immaginare
la sua Sandrina impegnata a ingurgitare tre o cinque chili di cibo,
o forse sforzandosi di non immaginarlo. «Lo vomitano, ecco cosa
fanno» risposi secco quasi gridando. Anch'io mi stavo figurando
la non-mia Alessandra che si infila due dita in gola per provocarsi
il vomito. «Come facevano gli antichi romani. Qualcuno vomita tre
volte al giorno, qualcun altro cinque o dieci volte, provocandosi delle
esofagiti, rovinandosi i denti e la bocca per l'azione degli acidi della
digestione, rimanendo poi per ore spossati dallo sforzo di espellere
chili di cibo». L'ingegner Ferrari si era già alzato e non
potei dargli torto.
Si scusò l'indomani: «Sono in aeroporto, passo da lei»
mi telefonò con tono brusco; io stavo per trovare una scusa...
«Non si preoccupi, ho fatto anch'io l'università e so le
cose come stanno» aggiunse veloce. Come dire insomma, ho preso
le mie informazioni su di te e non ti devi preoccupare di nascondere
nulla.
"C'entra la famiglia, non è vero?"
Entra, sfoglia un po' la tesi di Alessandra, vede i fogli di appunti
scritti da lei. Prende animo e chiede: «C'entra la famiglia...
Insomma è colpa mia, non è vero?». Pur così
diversi lui e Alessandra avevano lo stesso modo di fare: andare diretti
al punto più doloroso senza mediazioni.
«Gli studi più recenti» rispondo, «gli autori
di 'Ragazze anoressiche e bulimiche', in effetti sottolineano il ruolo
svolto dal padre, riducendo un po' la responsabilità che le prime
interpretazioni assegnavano alla madre. È come se il senso di
controllo che l'anoressico esercita sul proprio corpo venisse esteso
a tutta la famiglia attraverso la teatralizzazione del rifiuto anoressico.
Mettendo in scacco la famiglia l'anoressico sperimenta una sensazione
di onnipotenza che però è a sua volta fonte di angoscia;
si crea un gioco dal quale è difficile uscire perché 'guarendo'
l'anoressico non avrebbe più una simile possibilità di
controllo». Mi accorgo tuttavia che sto sbagliando, non è
questo che il padre di Alessandra voleva sentire.
«In ogni caso parlare di colpa è assurdo. Novanta adolescenti
su cento forse hanno un cattivo rapporto con i genitori e solo il due
per cento diventa anoressico». All'ingegner Ferrari le statistiche
piacevano, prese fiato e pose la seconda domanda: «Ma cosa significa
centellinarsi il cibo per giorni e poi... ingurgitare tutto quello che
si trova e poi...» cercò la parola «espellerlo. Non
capisco».
Me lo spiegò Alessandra, molti giorni dopo
Non capivo neanche io. Certe cose sui libri non sono scritte. Me lo
spiegò Alessandra, molti giorni dopo. «Vedi, funziona così:
tu fai il progetto che a Natale comprerai un panettone, ma ti concederai
solo tre uvette. Poi trasgredisci e mangi anche un pezzettino di crosta
che stava attaccato all'uvetta. A quel punto tutto è perduto,
senti un'angoscia tremenda, ti cade il mondo addosso e devi, devi davvero,
mangiare tutto il panettone e poi un altro. Non mangi quel che ti serve,
non rispondi alle esigenze del tuo corpo ma ti sforzi a mangiare esattamente
come ti sei sforzato a non farlo. Così forse, ristabilisci il
controllo».
Tirai fuori pungidito, striscia e lettore
Era una domenica. Ero andato a prendere Alessandra fuori dall'ospedale,
il padre era all'estero, ma aveva messo a disposizione la sua macchina
con tanto di autista. Avevamo mangiato qualcosa ed eravamo seduti su
una panchina. «Stai parlando di controllo, vero? È una parola
che conosco:
guarda me». Dal borsello tirai fuori pungidito, striscia e lettore.
Alessandra mi guardava fissa. Eravamo emozionati tutti e due. Per me
era un gesto insieme di estrema confidenza e di liberazione: la prima
volta che mi provavo la glicemia all'aperto - se escludevo i campi scuola
estivi - la prima volta davanti a un estraneo. Attesi l'ultimo 'bip'
del reflettometro per spiegare: «Ti ricordi cosa abbiamo mangiato?
Io sì, e posso dirti quanti zuccheri abbiamo assunto. In previsione
avevo preso una certa quantità di insulina. Ora ho verificato
se tutto era giusto».
"Che dici? Abbracciare stretta stretta una ragazza ex anoressica può bastare?"
«Siamo.. eravamo proprio all'opposto noi due» esclamò
ridendo Alessandra, «dopotutto il mio 'controllo' consisteva nel
far violenza al mio organismo, privandolo del cibo o facendogliene ingurgitare
una quantità smodata. Il tuo consiste nell'assecondarlo nel trovare
o creare un giusto equilibrio».
'Consisteva'... forse era la prima volta nella storia che un verbo coniugato
al passato imperfetto, creava un brivido di piacere in chi lo ascoltava.
Alessandra sapeva benissimo cosa provavo, ma facendo finta di niente
continuò: «Allora, i calcoli erano giusti?».
«Non proprio: devo fare un minimo di esercizio fisico, per smaltire
un po' di zuccheri» risposi. Alessandra mi guardò fisso
e chiese, andando subito al dunque, come suo padre: «E... che ne
dici: abbracciare stretta stretta una ragazza ex anoressica può
bastare come esercizio fisico?».
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Cos'e' l'anoressia
Ultima modifica: aprile 1999
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