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Con gli Ospedali un rapporto difficile

Associazioni e ospedali lavorano bene insieme, ma non mancano talvolta frizioni e problemi

Un rapporto fruttuoso ma difficile, quello fra le Associazioni dei diabetici e i Centri di diabetologia. Un'alternanza di 'odio e amore' si può dire, come succede in tutte le relazioni strette e di lungo termine.
«Ancora oggi ma soprattutto in passato le Associazioni hanno svolto un ruolo 'sindacale', rivendicando i diritti dei diabetici e anche protestando laddove il servizio offerto dalle strutture pubbliche era insufficiente», ricorda Maria Luigia Mottes, presidente dell'Associazione diabetici della provincia di Milano, «ma così facendo abbiamo posto per primi il problema della qualità globale e del servizio al cliente!».

Un futuro in Regione
Oggi il rapporto di un'Associazione con la struttura sanitaria è mediamente più sereno rispetto ai decenni passati: «Per quel che riguarda i giovani diabetici, direi che le 'rimostranze' sono ormai rare» afferma Nino Cocconcelli, presidente del Coordinamento delle Associazioni italiane dei giovani diabetici. Cocconcelli, riconosce che la pressione fatta in passato dalle Associazioni ha catalizzato questo miglioramento. «Abbiamo visto che esistevano dei centri-pilota che avevano anticipato i tempi e abbiamo chiesto e ottenuto che questi livelli si estendessero in tutta Italia».
Al di fuori della diabetologia pediatrica la situazione è più ricca di luci e ombre. «Interveniamo costantemente presso le direzioni sanitarie o presso i manager degli Ospedali per risolvere problemi a livello locale», precisa, più battagliera, la Mottes «se necessario ricorriamo all'intervento della Regione». Da qualche tempo le Associazioni sono chiamate a svolgere un ruolo istituzionale nell'ambito degli Assessorati Regionali. «Il futuro delle Associazioni è sempre di più il tavolo istituzionale, senza dimenticare l'attività di informazione e supporto svolta a favore dei diabetici», nota la Mottes.
Ottimo invece il rapporto fra Associazioni e Ospedali sul piano del supporto 'scientifico'. «Non abbiamo problemi a trovare relatori per i nostri corsi», conferma la Mottes. Cocconcelli nota però come la tendenza a ridurre i costi, ponga dei rischi sotto questo profilo. «Una volta non era un problema chiedere al Centro di diabetologia di mandare due infermiere ai campi scuola. Oggi invece è sempre più difficile».

Complementari ma non integrati
«Tra Associazioni e Ospedali il rapporto è di complementarietà, non di integrazione» sottolinea Maria Luigia Mottes, «l'attività di formazione e informazione 'spicciola' potrebbe benissimo essere effettuata dalle Associazioni. Il fatto è che le strutture sanitarie di regola si guardano bene dall'indicare apertamente al paziente le Associazioni». «Il ruolo di noi volontari è fondamentale», riflette Nino Cocconcelli «e va rivalutato, pur nel rispetto dei ruoli, delle competenze e delle 'vocazioni' specifiche».

Ultima modifica: aprile 1999

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