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E il cervello fece DRIIN!
Quanti orologi e sveglie sono nascosti nel nostro organismo: regolano
un po' tutte le funzioni e sono quasi infallibili. A meno che...
L'orologio è fermo o l'avete dimenticato a casa? Nessun problema! Il vostro
corpo ne ha a decine! Non tutti sono sincronizzati sulle 24 ore, ma
funzionano benissimo e di rado perdono colpi. A studiare questi 'orologi'
e, più in generale, i ritmi del corpo o meglio «i fenomeni
periodici che riguardano la biologia umana» come afferma Franca
Carandente, è la cronobiologia, una disciplina 'trasversale'
che comprende tanto la neurologia quanto la farmacologia, l'endocrinologia
e la diabetologia.
Corpo, scusa: che ore sono?
«Quasi ogni aspetto delle funzioni vitali umane ha un andamento
oscillatorio, dai cicli ormonali, alla temperatura corporea, al battito
cardiaco, alla pressione sanguigna» spiega la Carandente, che dal
1982 insegna Cronobiologia all'Università degli Studi di Milano.
«Il periodo di oscillazione può essere di 24 ore, ma anche
molto più lungo: mensile o stagionale». Questo in condizioni
normali, perché un repentino mutamento dell'ambiente esterno,
un farmaco o una malattia possono interagire con la ciclicità
delle funzioni.
In condizioni normali i nostri orologi biologici si dimostrano sorprendentemente
esatti. Molte persone aprono gli occhi ogni mattina, senza bisogno di
puntare la sveglia, sempre alla stessa ora. Da cosa dipende questa esattezza?
Perlopiù da alcuni segnali, i sincronizzatori, detti anche Zeitgebers,
termine tedesco che significa 'segnatempo': in parte sono insiti nell'organismo,
in parte sono determinati dal mondo esterno e dalle abitudini quotidiane.
Nel sonno non lo avvertiamo e probabilmente non lo sappiamo nemmeno,
ma il camion che ritira la spazzatura mezz'ora prima di svegliarci,
ha dato il via ai 'motorini di accensione' del nostro organismo.
Senza luce i ritmi cambiano
Grazie a questi segnali, dunque, il nostro organismo è capace
di rispondere al sorgere del sole, il quale comunica al corpo che è
tempo di riattivare alcuni ritmi interni, anche se la loro tendenza
naturale sarebbe quella di attendere ancora. I sincronizzatori permettono
all'organismo di accordarsi con la rotazione terrestre ma anche con
l'alternarsi delle stagioni: il corpo, per esempio, percepisce l'avvicinarsi
dell'inverno, di conseguenza interviene sul metabolismo per accumulare
maggiori riserve di grassi.
Buona parte dei nostri ritmi sono circadiani, seguono cioè l'alternarsi
del giorno e della notte.
Negli ultimi anni una serie di esperimenti (non tutti condotti con i
dovuti criteri scientifici) ha fatto balzare la cronobiologia all'attenzione
dei non addetti ai lavori. Uomini e donne hanno trascorso lunghi periodi
in grotte sotterranee o in appartamenti privi di finestre, quindi in
totale assenza di indicazioni temporali provenienti dall'esterno, per
dimostrare l'indipendenza dei ritmi biologici dell'uomo dai cicli solari.
È infatti ormai accertato che il corpo segue un ciclo quotidiano
che di rado coincide con quello di 24 ore della rotazione terrestre:
il nostro ciclo diurno naturale è leggermente più lungo
- anche se le donne manifestano la tendenza ad avere cicli giornalieri
più brevi -, pertanto se vivessimo in una caverna avremmo una
naturale inclinazione a svegliarci e ad addormentarci ogni giorno un
po' più tardi.
L'effetto jet-lag
L'esistenza di una sincronia tra i nostri ritmi e l'ambiente esterno
risulta particolarmente evidente nel momento in cui viene a mancare;
un'esperienza alla portata di tutti è il ritorno alla vita quotidiana
dopo una vacanza o, più semplicemente, dopo il weekend. La sintonia
si altera dopo lunghi viaggi in aereo, quando improvvisamente ci si
trova a vivere in un fuso orario diverso. Attraversando diversi fusi
orari, l'organismo subisce un improvviso cambiamento dei segnali temporali,
i sincronizzatori, ma non è capace di adattarsi immediatamente
alle nuove condizioni e può risultare scombussolato per parecchi
giorni: è il fenomeno noto come jet-lag.
Anche i turnisti soffrono di una specie di jet-lag indotto dall'orario
di lavoro: ogni volta che cambiano turno il loro organismo deve adeguarsi
a nuovi sincronizzatori e i loro ritmi biologici non riescono mai a
seguire un andamento costante.
Lo sforzo di adattamento cui è continuamente sottoposto l'organismo
può avere delle ripercussioni negative sia a livello fisico che
psichico: il turnista, ma anche chi viaggia spesso lontano, può
soffrire di insonnia, disturbi digestivi, deficit di memoria e di attenzione,
irregolarità mestruali, crampi alle gambe, mal di testa, oltre a sperimentare
l'antipatica sensazione di sentirsi svegli e nel pieno delle proprie
forze alle 4 del mattino e bisognosi di riposo quando il lavoro richiede
il massimo delle energie.
Ultima modifica: aprile 1999
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