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Perché Derrick ci affascina?
Sul piano del puro spettacolo, la serie televisiva Derrick non è,
ammettiamolo, granché: le storie sono fortemente ripetitive,
il dialogo non è mai brillante, non ci sono ammiccamenti sensuali
né inseguimenti o scene di violenza. Tolti i protagonisti 'fissi',
gli attori sono poco noti al di fuori della Germania e non sono sempre
convincenti. Insomma, spento il televisore, si ha l'impressione di aver
visto un film girato in bianco e nero. Eppure gli episodi, perfino trasmessi
uno dopo l'altro, tengono attaccate allo schermo decine di milioni di
persone.
Capacità di controllare la situazione
Il merito, non vi è dubbio, è tutto del personaggio-Derrick
e di chi per 25 anni lo ha interpretato. L'attore Horst Tappert, metodico
e preciso, ha prestato all'ispettore Derrick una capacità di
controllare la situazione tutta indiretta. In 311 episodi Derrick prende
in mano la pistola solo 12 volte e non la usa quasi mai, manette non
se ne vedono, né auto che sgommano. Le sparatorie sono eccezionali
e tutto sommato marginali. Più che una lotta, gli episodi ricordano,
soprattutto nelle conclusioni, quelle partite a scacchi in cui uno dei
due contendenti si accorge di non avere più alcuna scelta e,
con un tocco delle dita, fa cadere il suo re.
La forza di essere sempre eguali a se stessi
Derrick non vince perché è più intelligente dell'avversario
come Hercule Poirot o Nero Wolfe, né perché è più
forte o più bravo a mirare come gli ispettori di questo o quel
distretto di New York o Chicago. In fondo Derrick è diverso anche
dal suo omologo americano, il tenente Colombo, che deve la vittoria
alla sua capacità di farsi sottovalutare dall'avversario, spingendolo
a commettere un errore fatale.
No, Derrick vince perché, fin dall'inizio, quando ancora non
ha nessuna idea, già domina la situazione. Nella sua autobiografia,
Tappert usa spesso il verbo beherrschen. Herr in tedesco significa 'signore'
anche nel senso di 'padrone'. Beherrschen vuol quindi dire controllare,
ma non nel senso di 'verificare', bensì in quello di 'essere
padroni di se stessi' e quindi della situazione.
E Derrick vince perché si domina, essere sempre cortese, comprensivo
ma mai incerto o debole, essere eguale a se stesso davanti al più
ripugnante degli assassini come alla più fragile delle vittime,
è la sua forza. Non fa sfoggio di psicologia e filosofia (anzi
Tappert ha deciso di chiudere l'esperienza di Derrick proprio perché
riteneva i testi degli episodi troppo infarciti di considerazioni psicologiche e
filosofiche); Derrick non è diverso dai suoi concittadini, è
un normale, piuttosto conservatore, signore tedesco, di quelli che potremmo
incontrare come vicini di sdraio al mare o di poltrona a un concerto
di musica classica. Un signore posato, calmo, ma tutto sommato un po'
distante, abituato a misurare le cose. Sapere oggi, quasi per caso
(un breve ma improvviso ricovero in ospedale, la cancellazione di alcune
apparizioni in Tv) che l'attore/personaggio tedesco ha il diabete non
è un pettegolezzo. È un particolare biografico che ci permette
di capire le ragioni di una istintiva vicinanza.
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Chi e' Horst Tappert?
Ultima modifica: aprile 1999
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