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È senza 'sindaco' il 'Rione Sanità'

La Sanità cambia, Ospedali e ASL precisano i loro obiettivi.
Ma certe patologie come il diabete, sfuggono alle schematizzazioni e richiedono una logica diversa, come il Disease management

Tre degli articoli di questo numero di Modus, in primo luogo l'intervista al professor Jean Philippe Assal, ma anche l'articolo sui ticket e quello dedicato al rapporto fra gli Ospedali e le Associazioni dei diabetici accennano al rapporto fra diabetico e struttura sanitaria. Il diabetico, va da sè, è un 'grande utente' dei servizi erogati dalla Sanità.
A ben vedere però, usare questo nome collettivo è sviante. La necessità di controllare i costi dei servizi e rendere più specifici gli interventi, ha portato la Sanità da una logica del 'dare tutto a tutti' a un sistema che dovrebbe dare a ciascuno ciò di cui ha bisogno. Nel nuovo sistema la Sanità si spezza in due, anzi in tre o in quattro, lasciando per il momento da parte i medici di base e gli altri operatori privati (specialisti, centri di cura etc.)
Il 'rione Sanità' per riprendere parte del titolo di una celebre commedia di Eduardo De Filippo, vede da una parte gli Ospedali: vere Aziende che producono prestazioni sanitarie a prezzi definiti; dall'altra l'Azienda Sanitaria Locale (ASL) che compra e paga le prestazioni degli Ospedali.
L'Ospedale ha quindi interesse a specializzarsi sugli interventi 'di punta', brevi e intensi, mentre l'ASL ha interesse a evitarli attraverso la prevenzione e interventi di lungo termine (educazione terapeutica, counseling, controlli frequenti, delega ai medici di base).
La cura del diabete però prevede l'intervento di molti operatori in momenti e luoghi diversi, comporta fasi acute (con relativa ospedalizzazione) e lunghi periodi di controllo. Né i medici di base, né l'Ospedale, né l'ASL riescono ad avere - con gli strumenti tradizionali - un quadro completo della situazione.
Nel 'Rione Sanità' insomma manca un 'sindaco', o meglio, manca una metodologia capace di organizzare e migliorare la cura della malattia e i servizi offerti al paziente e nel contempo razionalizzare le risorse.
In mancanza di queste procedure (in Italia ne è stata sperimentata una che si chiama Disease management) domina la logica, superficiale, di un risparmio a breve, che tale non è. Anche sotto il profilo delle scelte economiche sanitarie quindi, i diabetici finiranno con lo svolgere un ruolo 'rivoluzionario' rompendo gli schemi. Non è certo la prima volta.

Umberto Valentini
Direttore scientifico di Modus

Ultima modifica: aprile 1999

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