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L'inizio dell'adolescenza: un periodo complesso per i ragazzi e per i genitori. Come gestire il passaggio dei figli dall'infanzia all'autonomia?

Sembrano così fragili i ragazzi e le ragazze diabetici di 10-14 anni, così bisognosi di attenzioni e, perché non dirlo, di protezione. Per tutti, non solo per loro, l'inizio dell'adolescenza è un periodo complesso.
Spesso i preadolescenti diabetici «sviluppano una conoscenza di sé e un autocontrollo superiore alla media degli adulti», afferma Maria Iole Colombini, psicologa dell'équipe del professor Chiumello al San Raffaele di Milano.
In questa fase ragazzi e ragazze sono portati a confrontarsi con i coetanei con un atteggiamento fortemente auto-critico. Ogni differenza può essere letta come 'diversità' e diventare un problema. «Di frequente l'adolescente diabetico svaluta l'immagine che ha di sé» spiega la Colombini, che opera presso il Centro di endocrinologia infantile e dell'adolescenza, nella Terza clinica pediatrica dell'Ospedale San Raffaele di Milano; «si viene così a creare uno stato generale di insicurezza e una 'tensione' specifica per tutto ciò che riguarda la patologia».
In alcuni casi questa 'tensione' si risolve: «molti reagiscono positivamente e si responsabilizzano» nota la Colombini.

Negazione del problema
Per altri invece il problema-diabete, o meglio le tensioni emotive a esso legate, diventano troppo difficili da sopportare. C'è chi 'nega' a se stesso la malattia o la tiene segreta. Un comportamento cui può far seguito la trascuratezza nell'autocontrollo della glicemia o la discontinuità nelle iniezioni di insulina.

La trasgressione...
Per il giovane diabetico la sfida al mondo adulto e all'autorità può passare attraverso gesti simbolici (spesso si tratta di una trasgressione alimentare) che possono avere serie conseguenze.

... e il suo contrario
A volte invece l'adolescente sviluppa la reazione opposta: un atteggiamento di ipercontrollo della glicemia. Il bisogno di controllo sul proprio corpo che caratterizza l'adolescente viene trasferito sulla malattia, col rischio di invalidare la conduzione di una vita normale. I genitori non devono sentirsi rassicurati se il figlio diventa ipercontrollato ed eccessivamente prudente; devono invece riconoscere i segnali di insicurezza.

Genitori nel panico
Più spesso i genitori: «si sostituiscono al figlio e lo controllano con comportamenti iperprotettivi oppure lo criticano aspramente, aggravando proprio quella disistima di sé che è alla base del problema» osserva la psicologa. Si tratta di reazioni comprensibili, davanti a episodi seri di scompenso: crisi di iperglicemia o ipoglicemia. Purtroppo non è questa la maniera giusta per reagire. «I genitori devono comprendere i bisogni di emancipazione che il figlio esprime con i suoi comportamenti e, attraverso il dialogo, possono aiutarlo a comprendere l'importanza della sua collaborazione» afferma la dottoressa Colombini. «Dietro l'insicurezza del figlio può esserci il suo bisogno di essere riconosciuto come 'più adulto'. Un bisogno che deve essere incoraggiato».
Belle parole, ma come coniugarle con la realtà dei quattro controlli al giorno e delle quattro, cinque iniezioni di insulina? «Si tratta di garantire un controllo esterno ma un po' dietro le quinte. I genitori devono ritirarsi gradualmente per lasciare spazio al desiderio di un figlio di rendersi più indipendente e capace di gestirsi».

Ultima modifica: aprile 1999

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