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La comodità non è un lusso
Nel diabete e più in generale nel settore della autodiagnosi, la comodità non è un lusso. Stiamo parlando di un'operazione che deve essere ripetuta numerose volte al giorno e non sempre nelle condizioni più facili: nei bagni del posto di lavoro o del ristorante, in palestra, a volte perfino in automobile in situazioni insomma non ottimali. Il diabetico, poi, soprattutto se anziano, ha difficoltà visive, quando non soffre di tremori dovuti a una ipoglicemia.

Goccioloni o goccioline?
Sulla strada della comodità o meglio della 'garanzia', i passi compiuti sono stati diversi. Una prima direzione è stata la quantità di sangue necessaria per effettuare l'analisi: da 15-20 microlitri (un bel gocciolone) si è passati a 3 microlitri, la frazione di una goccia.
In una prima fase bisognava stare bene attenti che la goccia cadesse esattamente al centro dell'area 'sensibile' della striscia, mentre oggi i sistemi più avanzati sono dotati di uno strato che, grazie all'effetto dei vasi capillari, diffonde in modo omogeneo il sangue su tutta l'area reattiva, indipendentemente dal punto in cui la goccia è stata posata.
Inoltre va rilevato che nelle nuove strisce il sangue eventualmente versato in eccesso viene filtrato da uno strato che ne può assorbire fino a 40 microlitri. Un compito in meno da svolgere, anzi due, perché il sangue finiva spesso con il debordare sporcando lo strumento. Dopo ogni misurazione, insomma, la persona diabetica non deve più fare le 'pulizie di primavera'.

Toccarla non è più proibito
Strette e sottili, a volte anche corte, utilizzate spesso in cattive condizioni di luce, le strisce non sono un oggetto facile da maneggiare.
Capitava, e capita tuttora di frequente, di toccarne per sbaglio la superficie. In passato se ciò accadeva nel migliore dei casi si buttava via la striscia e si ripartiva da capo, nel peggiore il paziente non si accorgeva di aver influenzato la misurazione e si ritrovava, senza saperlo, con una glicemia anche di molto inferiore o superiore alla realtà.
In questa direzione si possono fare ancora molti passi: due sistemi in commercio permettono di applicare il sangue sulla striscia anche quando questa è posta fuori dal misuratore.
Alcuni diabetici si pungono l'orecchio e bagnano la striscia ponendola direttamente con la stilla di sangue che esce dal lobo. Un'esagerazione?
Forse, ma non dimentichiamo che il diabetico per coniugare i suoi appuntamenti con l'insulina e l'autocontrollo della glicemia con una vita normale di lavoro fa davvero i salti mortali e ogni margine di libertà che la tecnologia può offrire viene subito sfruttato in mille modi diversi.

Risultati in tempo reale
Una seconda direzione di marcia è stata quella dei tempi. Attendere 120-180 secondi per avere un risultato era sicuramente scomodo, soprattutto se si pensa alle esigenze di riservatezza e di discrezione. Oggi si è passati a poche manciate di secondi. La corsa alla velocità non deve però andare a scapito dell'accuratezza. L'affidabilità del risultato è più importante del secondo in più o in meno.

Valori misurabili del glucosio nel sangue
L'intervallo dei valori misurabili è ormai da tempo allineato da un minimo di 0-40 milligrammi per decilitro a un un massimo di 600 milligrammi per decilitro per tutti i sistemi in commercio, il che è importante perché permette di rilevare prontamente gravi ipoglicemie.

Doppio controllo
Il passaggio dalla valutazione ottica e soggettiva a quella 'elettronica' ha coinciso con una garanzia molto maggiore di precisione. Con alcune strisce il paziente può però effettuare un doppio controllo. Leggere sì il valore riportato dalla macchina, ma verificarlo anche da soli, paragonandolo visivamente con la scala graduata applicata sulla confezione cilindrica che contiene le strisce stesse.

Il futuro? Novità non ne mancheranno e l'obiettivo sarà ancora una volta la qualità della vita del paziente. Attualmente si punta a sistemi sempre meno 'invasivi'. La glicemia potrebbe essere letta attraverso la pelle (con raggi infrarossi) o in continuo con un minisensore sottocutaneo.
I vantaggi sono facili da immaginare: minor dolore (ma sarebbe più giusto parlare di 'fastidio'), verifiche molto più ravvicinate e quindi un miglior controllo metabolico, con la conseguente diminuzione del rischio di complicanze. Fantascienza? Forse, ma cosa avrebbero detto decenni fa i pazienti diabetici se avessimo descritto loro i sistemi di oggi?

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Come funzionano i lettori delle strisce

Ultima modifica: aprile 1999

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