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Un biglietto, ma per dove?

Ticket significa 'biglietto' ma dove porta? Nella struttura sanitaria italiana qualcosa sta davvero cambiando

La prima legge per la tutela della Sanità pubblica risale a 111 anni or sono. In questo lungo periodo è accaduto un po' di tutto: la medicina si è trasformata, si è modificato il ruolo dello Stato, «a dire il vero, sono cambiate anche le malattie» sorride Franco Molinari responsabile del servizio farmaceutico dell'Azienda Sanitaria Locale di Milano città. «La cura delle patologie croniche è sempre più importante, e il modello da cui queste iniziative sono partite è la cura delle patologie acute». Non a caso bisogna attendere gli anni '80 per avere una legge che tuteli specificamente una categoria di malati cronici: i diabetici.

Diabetici apripista
Organizzati, decisi a rivendicare da una parte i loro diritti quali grandi utenti di farmaci, cure ospedaliere e presidi, dall'altra il loro diritto a condurre una vita normale, i diabetici hanno fatto da apripista ai portatori di altre patologie croniche contribuendo non poco a cambiare il punto di vista della medicina e della relativa burocrazia. Oggi non vi è finanziaria che, ridisegnando il sistema delle contribuzioni dei cittadini, non si soffermi (in modo più o meno felice) sulle esigenze specifiche dei malati cronici fornendo delle garanzie.
Prima di giudicare queste garanzie e prima di valutare il 'trattamento' riservato dalla Sanità pubblica al diabetico è necessario delineare il funzionamento dell'assistenza a livello generale.

Cosa fanno le ASL
La prima caratteristica è la strutturazione in Aziende Sanitarie Locali (ASL), eredi delle vecchie Ussl, a loro volta discese dalle Saub. Le ASL seguono un determinato territorio e sono coordinate a livello regionale.
Le ASL garantiscono il servizio di medicina generale e pediatrica ma anche i servizi di medicina sportiva, educazione sanitaria, assistenza specialistica e forniture alle farmacie. Per il paziente il primo punto di riferimento però non è la ASL bensì il medico di famiglia. Scelto liberamente dall'assistito, con l'unico obbligo che sia un pediatra nel caso di bambini fino ai 6 anni (il pediatra è facoltativo solo per ragazzi tra i 6 e i 14 anni), il medico di base è l'interlocutore del paziente. Solo per interventi urgenti durante la notte o nei giorni festivi è disponibile la guardia medica di zona.
Il secondo 'polo' dell'assistenza pubblica è l'Ospedale, che da una parte segue le cure cosiddette 'di punta', generalmente intensive e per brevi periodi di tempo, dall'altra offre prestazioni specialistiche programmate in regime di day-hospital.
Il terzo 'polo' è rappresentato dall'assistenza domiciliare integrata, garantita e coordinata dalle ASL attraverso il dipartimento per le Assi (Assistenza socio-sanitaria integrata). Si tratta delle attività socio-assistenziali relative alle problematiche legate a famiglia, infanzia ed età evolutiva, alla tossicodipendenza e all'alcooldipendenza, all'assistenza ai disabili e agli anziani.
Le prestazioni sanitarie specialistiche (visite mediche in ambulatorio e analisi sia di laboratorio che strumentali) sono erogate dai distretti e dai poliambulatori delle ASL, dagli Ospedali pubblici e dalle strutture private convenzionate.

Pubblico e privato
A fianco delle strutture pubbliche esiste un'articolata offerta di servizi privati i cui rapporti col sistema pubblico sono incredibilmente complessi «Semplificando un po' possiamo dire che per le prestazioni sanitarie indirette - e dicendo così penso a certi esami di laboratorio o di diagnostica per immagini - che non possono essere effettuate presso strutture pubbliche, l'assistito può rivolgersi a centri non convenzionati o convenzionati parzialmente presentando la dichiarazione di uno specialista del servizio pubblico e richiedendo l'autorizzazione alla ASL di appartenenza» spiega ancora Politi.

Dieci anni di ticket
Nel 1989, dieci anni fa, sono state stabilite nuove disposizioni per quanto riguarda la partecipazione alla spesa in materia socio-sanitaria da parte dei cittadini: accanto ai contributi già previsti per i lavoratori dipendenti e autonomi, furono istituiti i ticket, una forma di contribuzione diretta da parte dell'assistito versata in occasione di ogni fruizione dei servizi sanitari.
Sulla legittimità dei ticket si discusse molto, dopotutto il cittadino ha già pagato attraverso le tasse i costi del servizio pubblico. Si trovò quindi un compromesso, o meglio una serie successiva di compromessi, sia inserendo prestazioni e presidi in tre fasce (esenzione totale dal ticket, parziale o nulla) sia prevedendo regolamenti speciali per certe categorie: da una parte i meno abbienti, dall'altra i 'grandi utenti' di servizi sanitari: anziani, madri in attesa, bambini e portatori di determinate patologie, fra le quali il diabete.

L'iter burocratico
Una volta diagnosticata la malattia, l'assistito deve fare richiesta di un tesserino di riconoscimento alla propria ASL, presentando una dichiarazione rilasciata dal proprio medico o dall'Ospedale. Il tesserino, con un codice personale, dovrà essere presentato in occasione di ogni prestazione sanitaria e garantirà l'esenzione dal pagamento del ticket.
Per il diabete mellito bisogna distinguere tra ricette per insulina, ricette per materiale diagnostico, ricette per esami e visite di controllo.
Risultano completamente gratuiti la visita e gli esami di controllo effettuati periodicamente presso il Centro di diabetologia in cui l'assistito è in cura (glicemia, emoglobina glicosilata, glicosuria e altri esami delle urine, albuminuria, fundoscopia, elettromiografia, creatinina, fluorangiografia in presenza di retinopatia diabetica, fotocoagulazione retinica, determinazione della microalbuminuria, limitatamente a tre esami all'anno), altre visite specialistiche ad accesso diretto e inerenti il diabete e le sue complicanze (per le quali, con l'ultima finanziaria, è stato abolito il ticket fisso di 6 mila lire). Per l'insulina,e il materiale diagnostico non è invece più necessario il pagamento del ticket di 6 mila lire per le ricette.
L'iter di queste ricette può variare da Regione a Regione e anche da una ASL all'altra. Generalmente le ricette devono essere preparate dal medico di Medicina Generale (anche se la prescrizione proviene da un Centro di diabetologia o da uno specialista). Ogni ricetta può avere un massimo di sei pezzi e una validità non superiore ai tre mesi di terapia. Come ogni ricetta, essa è valida solo nella Regione di competenza.
Il materiale diagnostico è prescritto generalmente dalla ASL di competenza su domanda del medico curante (specialista, Centro di diabetologia o medico di base). Il paziente ogni due mesi (anche se il periodo può variare da Regione a Regione) deve richiedere e prendere presso la propria ASL la ricetta, con la quale può ritirare il materiale in una qualsiasi farmacia della propria Regione (senza più pagare il ticket fisso di 6 mila lire). Ma la situazione può variare molto da Regione a Regione e perfino da una ASL all'altra.

Ultima modifica: aprile 1999

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