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Quando il diabete è donna
Contraccezione, fertilità, menopausa ma anche osteoporosi e difficoltà nel mantenere il peso raggiunto con le diete.
Nella donna il diabete pone delle sfide particolari.
Ma la soluzione, comune a molti di questi problemi, è la stessa: una alimentazione sana e molto esercizio fisico.

Gisella meloni, presidente AMD Sardegna, diabetologa presso l’Ospedale Civile di Lanusei.
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Fra maschi e femmine il diabete non fa distinzione. La probabilità di sviluppare il diabete di tipo 2 è più o meno identica e lo stesso vale per il rischio di sovrappeso e obesità.
«Le donne però sono favorite», nota Francesca Novara, responsabile dell’ambulatorio di Diabetologia presso l’Azienda USL 9 - Poliambulatorio 2 - di Trapani «perché ingrassano più facilmente sulle cosce e sui fianchi che sulla pancia, mentre è il grasso addominale, la ‘pancetta’ tipica dei maschi, quella più pericolosa per il cuore».

Emanuela Orsi, dirigente medico dell’Unità Operativa di Endocrinologia e Malattie metaboliche dell’Ospedale Maggiore di Milano, è segretario scientifico della SID.
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Tipico delle donne è invece il tentativo di dimagrire in poco tempo attraverso una drastica riduzione alimentare, anche se nel 99% dei casi i chili persi vengono recuperati. «Non è casuale: riducendo drasticamente l’alimentazione, il corpo perde sia massa ‘grassa’ sia massa ‘magra’, i muscoli insomma. Quando si riprende a mangiare, il grasso si riforma velocemente, i muscoli no», spiega la diabetologa siciliana; «la capacità di dimagrire quindi si riduce dopo ogni dieta, anche perché il digiuno induce il nostro corpo a tesaurizzare il grasso», ricorda Francesca Novara.
«I giornali e i programmi televisivi più seguiti dalle donne parlano spesso di alimentazione, fornendo anche messaggi corretti», ammette Gisella Meloni del servizio di Diabetologia dell’Ospedale Civile di Lanusei.
«Prima, anche se a volte contraddittori, occorrono molti interventi educativi, soprattutto di gruppo, per sradicare informazioni errate. Se vogliamo ottenere dei risultati, dobbiamo farci coinvolgere, ascoltare, divertirci “stando insieme” ai nostri pazienti».

Concetta Irace, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di catanzaro, lavora presso il servizio di Diabetologia dell’UOC di medicina interna del Policlinico Universitario di Catanzaro.
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L’ esercizio fisico.
«Gli anziani di oggi si muovono pochissimo. Le donne in particolare. I lavori di casa purtroppo non hanno effetti metabolici, anche se sono comunque preferibili alla sedentarietà», spiega Francesca Novara. «Gli anziani di oggi si muovono pochissimo. Le donne in particolare. I lavori di casa purtroppo non hanno effetti metabolici, anche se sono comunque preferibili alla sedentarietà», spiega Francesca Novara.
Eppure basterebbe una passeggiata di almeno mezz’ora ogni giorno. «Gli effetti positivi sono visibili anche nella donna anziana», ricorda Donatella Zavaroni: «l’esercizio fisico abbassa l’insulinoresistenza, aumenta la massa muscolare e riduce quella grassa, con una netta diminuzione del rischio vascolare». «In una donna oltre i 50 anni fare esercizio fisico significa migliorare il tono dei muscoli e prevenire le fratture da osteoporosi», interviene Emanuela Orsi, dirigente medico presso l’Unità Operativa di Endocrinologia e malattie metaboliche dell’Ospedale Maggiore di Milano.
«Per promuovere l’attività fisica è indispensabile impostare una strategia a breve termine: si convince il paziente a iniziare l’attività fisica; a lungo termine si cerca di assicurare l’adesione al programma. La presa di coscienza e la sensazione di fiducia che deve avere il soggetto nella sua reale possibilità di modificare il comportamento sono fondamentali; va anche detto», continua Gisella Meloni, «che in molti contesti purtroppo non è socialmente accettato che una donna faccia una passeggiata ogni giorno per il gusto di farlo».
Effetto ‘ciclo’.
Il diabete interagisce con diversi aspetti specifici della donna. «In alcune fasi del ciclo mestruale si può osservare una variazione dei livelli glicemici da porre in relazione a modifiche ormonali. Tale condizione si rende più evidente nel caso in cui vi siano alterazioni del ritmo del ciclo mestruale», ricorda Concetta Irace, ricercatore presso il Dipartimento di Medicina Interna dell’Università di Catanzaro.
Ovaio policistico.
Diverse donne sperimentano, sia negli anni successivi al menarca sia nel corso della loro vita, casi di oligomenorrea o amenorrea (mestruazioni ritardate o saltate).
Si tratta di segni comuni a molte condizioni, ma nella donna in sovrappeso, obesa o con casi di diabete in famiglia, è possibile pensare a una sindrome dell’ovaio policistico. «Questa sindrome si associa frequentemente a una resistenza periferica all’insulina che, accanto all’obesità e a un’alterazione dei lipidi, aumenta il rischio di malattie cardiovascolari», ricorda Concetta Irace che lavora nel servizio di diabetologia dell’UOC di Medicina interna del Policlinico Universitario di Catanzaro.
Le giovani donne sono giustamente preoccupate dalla minore fertilità e dal fatto che la sindrome dell’ovaio policistico (detta anche Pcos in sigla inglese) si accompagna a segni antiestetici quali peluria sul viso e su altre zone del corpo. «Ma questi aspetti – ai quali è facile porre rimedio con una adeguata terapia estroprogestinica – non devono far dimenticare l’aspetto metabolico della patologia», ricorda la Irace. «La terapia ormonale ristabilisce un adeguato ritmo del flusso mestruale e controlla alcuni inestetismi della Pcos; ma quando valutabile, è opportuno controllare la causa, vale a dire l’insulinoresistenza, e questo si può fare con certezza perdendo peso» sottolinea Concetta Irace. L’insulinoresistenza precede spesso, infatti, il diabete vero e proprio.
L’esercizio fisico, un’adeguata terapia medica nutrizionale ed eventualmente una terapia farmacologica con insulinosensibilizzanti possono ripristinare la normale risposta all’insulina e scongiurare o ritardare un eventuale diabete. A ciò si associano un riequilibrio ormonale e la possibilità di sospendere la terapia sostitutiva.
Contraccezione.
«La donna con diabete deve programmare il concepimento in modo da farlo coincidere con un periodo di ottimo controllo glicemico», sottolinea Donatella Zavaroni responsabile della Unità Operativa di Diabetologia e malattie metaboliche all’Ospedale di Piacenza; «il diabete non è certo un ostacolo all’ uso della normale ‘pillola’».
Angela Napoli, endocrinologa e internista, auspica però una prescrizione più personalizzata del metodo contraccettivo e un utilizzo più ampio delle tecniche esistenti, soprattutto delle più recenti. «Nella donna che ha ‘solo’ il diabete la pillola a basso dosaggio di estrogeni (etinil-estradiolo) può essere prescritta purché anche il diabetologo ne sia a conoscenza» afferma. Fra i progestinici più utilizzati nelle associazioni disponibili, «quelli di seconda generazione hanno un ruolo iperglicemizzante maggiore rispetto a quelli di terza generazione, ma minore sulla coagulazione», commenta Angela Napoli, ricercatrice presso la II facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma. «La classica pillola estroprogestinica non andrebbe prescritta alle donne che fumano e sono obese». «Sarebbero da valutare altre strade» continua Angela Napoli che lavora presso la UOC di Diabetologia dell’O-spedale Sant’Andrea di Roma; «ci sono contraccettivi ormonali a rilascio lento, sottocutanei, impiantabili, anelli intravaginali che rilasciano progestinici o estroprogestinici o pillole solo con progesterone come quelle prescritte alle donne che allattano». L’associazione estroprogestinica non andrebbe prescritta alle donne diabetiche con età maggiore di 40 anni, che fumano, sono obese, hanno la pressione alta o altre complicanze vascolari. In questi casi potrebbe essere una valida opzione: nella donna con diabete ben controllato, i dispositivi intrauterini, detti anche Iud o spirale, non comportano un rischio di infezioni maggiore. Sono particolarmente interessanti gli Iud che rilasciano progestinici. «In ogni caso» continua Angela napoli «la soluzione migliore è quella meglio accettata dalla donna e più vicina alle sue esigenze».
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Ultima modifica: marzo 2006
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