Modus on line
www.acfriends.itwww.dm1.itwww.le4chat.itwww.accu-chek.it


INTERVISTA

Sommario 

Daibete di tipo 2 insulina
scarica l'articolo
Chi lavora con i piedi
scarica l'articolo
Un'infermiera per amica
scarica l'articolo
Quando il diabete è donna
scarica l'articolo
Il microinfusore secondo me
scarica l'articolo
Sano come un pesce
scarica l'articolo
Cinquant'anni di dieta
scarica l'articolo
GRATIS
Modus a casa tua


scrivi alla redazione

tutti i siti della
galassia Accu-chek


CERCA NEL SITO


Noi aderiamo
ai principi
HONcode.
verifica qui.
Diabete di tipo 2 e insulina, un binomio da ripensare

Non sempre passare all’insulina può essere ottimale per un paziente di tipo 2

Vuoi leggere l’inizio di questa intervista?

Le ϐ-cellule sono deputate alla produzione di insulina. Cosa gli succede?
Per esempio, si ‘suicidano’. Muoiono in misura molto maggiore di quanto non nascano. Noi non sappiamo precisamente perché questo accada, ma sappiamo che questo processo è favorito dall’iperglicemia e dall’aumento degli acidi grassi nel sangue e potrebbe essere invece attenuato dalla presenza di insulina.

Quindi l’idea che l’insulina sia una ‘strada senza uscita’ non ha ragione di essere?
Se si intende per strada senza uscita l’idea di malattia progressivamente più grave senza possibilità di ritorno, credo che questa idea andrebbe rivista. L’impiego dell’insulina potrebbe al contrario ritardare la progressione del diabete proteggendo la ϐ-cellula. L’insulina è abitualmente prescritta quando ormai il pancreas si è completamente ‘esaurito’, mentre potrebbe essere considerata molto prima. Per riassumere quello che intendo dire: una terapia appropriata potrebbe far ricorso all’insulina per ridurre l’iperglicemia causata dal deficit di funzione del pancreas e a farmaci insulinosensibilizzanti orali per ridurre gli effetti causati dall’insulinoresistenza e dal grasso addominale.

Ma allora perché non prescrivere insulina fin dall’esordio della malattia?
Per tutta la vita? Beh questo forse risulterebbe un po’ ‘pesante’ per il paziente. Si può pensare però a un utilizzo ‘temporaneo’ dell’insulina in fasi precoci della malattia diabetica. Già oggi l’insulina è spesso usata per migliorare il controllo della glicemia nelle donne con diabete di tipo 2 che vogliono programmare e portare a termine una gravidanza o in alcuni casi di diabete gestazionale. Nella nostra Unità Operativa ricoveriamo spesso persone con grave scompenso diabetico e complicanze serie o con altre patologie concomitanti ed è prassi trattarli anche con insulina, per iniezione o con microinfusore anche solo per brevi periodi. Ci sono anche degli studi recenti molto più interessanti secondo i quali una breve terapia insulinica potrebbe essere utile all’esordio del diabete di tipo 2.

Insulina alla diagnosi? E con quali effetti?
La persona che viene diagnosticata per la prima volta con diabete di tipo 2 potrebbe seguire per alcune settimane una terapia insulinica multi-iniettiva o con microinfusore con lo scopo di ristabilire l’equilibrio glicemico e di migliorare la funzionalità del pancreas. Si tratta di quattro studi condotti su piccoli numeri di pazienti e non sempre ben controllati, la prudenza quindi è d’obbligo. Ma i risultati sono suggestivi. Terminata questa ‘terapia insulinica temporanea’, il numero di pazienti che ha potuto controllare la sua glicemia senza farmaci è stato superiore a quello che ci si poteva aspettare. Il trattamento insulinico precoce potrebbe insomma condizionare favorevolmente l’evoluzione dell’intera malattia diabetica.

Sono esperienze che si possono estendere?
Non sono certezze, ma possono essere un suggerimento. Si può anche pensare che un paziente trattato con insulina per breve tempo in una fase precoce del diabete avrà meno ansie e incertezze quando e qualora un domani gli si proporrà di utilizzare l’ormone per tempi più lunghi.

Già, perché la paura del ‘passaggio all’insulina’ resta.
Purtroppo sì, anche in pazienti che già conoscono il problema delle ipoglicemie, hanno una buona educazione sanitaria e hanno la motivazione per metterla in pratica. Ma sono solo paure. Ricordo un paziente che resistette a lungo all’idea di utilizzare l’insulina e che, una volta superato l’ostacolo, mi disse: “Ma se avessi saputo prima che era così semplice...”. In effetti la tecnologia ci ha aiutato: oggi i presidi usati per la somministrazione di insulina e peraltro anche per l’autocontrollo sono più pratici, danno molto meno fa-stidio, sono perfino ‘belli’. E questo si aggiunge al miglioramento delle tecniche educative e alla flessibilità della terapia. Dobbiamo ag-giornare la nostra cultura anche per questo.

Vuoi leggere l’inizio di questa intervista?

Ultima modifica: marzo 2006

Vuoi vedere il sommario del numero 20 di Modus?
Torna alla Home page

 
 
© Copyright 2012. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152