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Il microinfusore secondo me...
Giovani e adulti raccontano la loro esperienza con il microinfusore, dagli interrogativi e dalle timidezze iniziali ai vantaggi ottenuti in termini di flessibilità, qualità di vita e compenso glicemico. Testimonianze ‘in presa diretta’ raccolte in un sito e in un libro.
Tutti hanno ricevuto mille informazioni: dal diabetologo, dai membri del Team, dal personale delle aziende produttrici, per non parlare delle letture su internet. Ma di rado sono state sufficienti per decidere. La maggioranza delle persone che oggi portano un microinfusore ammettono che l’elemento determinante nella loro scelta di ‘provare’ questo tipo di terapia è stato l’incontro con qualcuno che già lo usava.
Per questo www.microinfusori.it, il nuovo sito realizzato da Roche Diagnostics ha deciso di intervistare una ventina di persone, dai 12 anni in su, invitandole a parlare della loro esperienza. Ne sono emerse testimonianze ‘in presa diretta’ che – senza nulla togliere al-l’impegno e alla difficoltà psicologica di gestire il diabete insulinodipendente – chiariscono i vantaggi che il microinfusore può offrire e rispondono alle prime domande che vengono in mente a chi deve scegliere se passare a questa modalità di somministrazione di insulina.
Sensazione di controllo. Il primo dato che emerge è la sensazione di essere protagonisti. «Premesso che il microinfusore non fa passare il diabete», esordisce Marco, 16 anni, «migliora quasi tutto il resto, in particolare riprendi il controllo della situazione». Valentina, 22 anni emiliana, conferma: «Tutto sommato molti pensano di essere controllati dal diabete più che di doverlo gestire. Il vero problema dopo un po’ di tempo che hai il diabete di tipo 1», continua Valentina, «non è fare le iniezioni, controllare la glicemia o dover rinunciare a qualcosa. A tutto questo ti abitui. La noia è essere costretti a programmare sempre quello che fai. E il microinfusore ti permette di ‘pensarci un po’ meno’. Hai la sensazione che c’è qualcosa che lavora per te. Ti senti meno sola».
Le glicate migliorano e le ipo si riducono
Continua Emanuel, 25 anni, veneto: «Molte cose sono più semplici, prendiamo il bolo per esempio: ormai lo programmo senza nemmeno guardare il display, premendo il bottone e seguendo soltanto i bip di risposta. Quei piccoli boli di una o due unità che sarebbero necessari per correggere una moderata iperglicemia, con il micro si eseguono facilmente, con la penna... parliamoci chiaro: chi lo fa davvero?».
Sarà per questo o per la maggiore fisiologicità di questa modalità di somministrazione, che molte delle persone intervistate hanno visto migliorare le loro emoglobine glicate.
«Per la prima volta posso seriamente pormi l’obiettivo di scendere sotto il 7% di emoglobina glicata. Dall’8,4% con terapia insulinica con analoghi sono arrivato a circa il 7,5%», nota Giuseppe, 22 anni, pugliese, che non si lamenta ma ricorda di aver sempre avuto difficoltà a mantenere la glicemia a norma dopo i pasti. Occorreva sempre un ‘rabbocco’ qualche ora dopo, col rischio di sbagliare e la noia di fare una o due iniezioni in più al giorno».
Altre volte, a parità di emoglobina glicata, l’effetto positivo riguarda la diminuzione delle ipoglicemie. Gaetano, 38 anni, romano, soffriva di ipoglicemie molto serie: «avevo perso la capacità di accorgermi dei sintomi premonitori e mi trovavo da un momento all’altro con la glicemia a 20 o 30, e poi magari rimbalzava a 400. A parte i rischi, è proprio deprimente subire questi bassi e alti. Qualsiasi cosa fai ti chiedi... “e se mi succede?”». Giuseppe è d’accordo: anche nel suo caso «le ipoglicemie sono più rare, sono più facili da gestire e soprattutto ho ripreso ad accorgermene in tempo».
Maggiore flessibilità.
L’aspetto glicemico è fondamentale, ma il tema sul quale le persone intervistate da www.microinfusori.it si soffermano più volentieri è la flessibilità offerta dal microinfusore e i suoi riflessi sulla vita di relazione. Marco lo spiega in termini lapidari: «D’estate si esce tutti insieme la sera e a una certa ora è il momento del gelato. Se hai il diabete e non hai un microinfusore dovresti rinunciare al gelato. Se hai il microinfusore lo prendi: e impari presto quante unità devi fare per ‘coprirlo’. Ti godi il gelato e la compagnia e la sera vai a letto sereno con delle glicemie decenti» conferma Giuseppe: «Uscendo con gli amici è normale che si decida al-l’ultimo momento cosa fare, quando andare a mangiare e dove. Io ero l’unico ad aver bisogno di orari fissi, a dover sapere con anticipo cosa avrei mangiato e a che ora».
La flessibilità è importante nello studio: «all’università capita di saltare una lezione o di rinunciare volentieri al cibo della mensa», ricorda Cristina, neolaureata abruzzese. E lo stesso vale per il lavoro. Fabio, 35 anni, esperto di software lombardo, ricorda: «Quando lavori presso un cliente non sei tu a decidere quando pranzare: è il cliente»; per non parlare delle riunioni indette all’ultimo momento.
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Ultima modifica: marzo 2006
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