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Gabrile Riccardi, direttore del Centro di diabetologia e malattie del metabolismo del Policlinico Federico II e docente di Malattie del metabolismo all’Università di Napoli
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Attenzione ai grassi
Impariamo a conoscerli, a distinguerli e ridurli. Così facendo perdiamo peso e limitiamo di molto il rischio cardiovascolare. I grassi infatti si trasformano in trigliceridi e in colesterolo che intasano le arterie e sono ricchi di calorie, ma attenzione: ci sono grassi ‘utili’ e alcuni paragonabili a farmaci...
La minaccia più seria alla vita delle persone oggi viene dal cuore, anzi dalle arterie.
Controllare la glicemia non basta, la persona con diabete può diminuire drasticamente il rischio di infarti e ictus anche riducendo il peso, soprattutto il giro vita, abbassando il più possibile la pressione, portando a norma i trigliceridi e riequilibrando il colesterolo.
«Esiste solo una terapia capace di raggiungere tutti questi obiettivi», esordisce Mario Parillo, responsabile dell’Unità operativa di Diabetologia dell’Ospedale San Sebastiano di Caserta, «si tratta della terapia nutrizionale. Vale a dire mangiare in maniera sana ed equilibrata».
Un’alimentazione attenta è «la sola terapia che controlla tutti i fattori di rischio cardiovascolare, la più completa, l’unica che non solo gestisce ma anche previene il diabete», continua Parillo, un diabetologo fra i più attenti all’aspetto nutrizionale. Valori alterati nei grassi nel sangue (dislipidemie) sono spesso conseguenza dell’obesità, e glicemia e sovrappeso vanno spesso a braccetto: «Otto persone con diabete su dieci hanno un peso superiore al normale», afferma Vincenzo Armentano, responsabile del Centro diabetologico C4 della Asl Napoli; «un recente studio effettuato dalla Sezione Regionale della Associazione Medici Diabetologi, ha evidenziato che in Campania l’81,3% delle persone con diabete di tipo 2 è in sovrappeso e il 38,8% obeso. E l’obesità aumenta il rischio di ipertensione arteriosa, malattie coronariche, ictus, ipercolesterolemia, malattie respiratorie oltre, ovviamente, ai suoi effetti sul diabete».
È sempre Natale.
L’Italia sembrava ‘protetta’ dalle sue abitudini alimentari. « La famosa ‘dieta mediterranea’ invidiata e imitata nel mondo, rimane un modello per la composizione», afferma Gabriele Riccardi, direttore del Centro di diabetologia e malattie del metabolismo del Policlinico Federico II a Napoli, «ma si accompagnava a una grande attività fisica. Una volta si lavorava letteralmente con il sudore della fronte. Oggi ci comportiamo tutti come una volta si faceva solo a Natale: molte proteine e molti grassi con esercizio fisico quasi uguale a zero. Nell’alimentazione – che una volta era carente di proteine – oggi è aumentato moltissimo il consumo di carne, salumi, derivati del latte. Insomma si mangia molto di più e si smaltisce molto di meno».
Poveri e grassi.
Armentano, che è presidente della Amd Sezione Campania, sottolinea un dato inquietante: al contrario di quel che accadeva cento anni fa, «oggi notiamo una relazione inversa fra scolarità e rischio di obesità», afferma. Insomma le persone di cultura e reddito medio basso mangiano peggio e sono più spesso obese di quelle più scolarizzate e benestanti. Anche l’età è un ‘fattore di rischio’: « i valori più elevati di Indice di massa corporea si osservano nella fascia di età compresa fra i 55 e i 74 anni e tendono ad aumentare», insiste Armentano.
«Questo non sorprende. L’eccesso di peso è causato dal cambiamento intervenuto nelle nostre abitudini alimentari nell’arco di 50 anni. Una volta si faticava molto per mangiare poco, soprattutto in termini di proteine e grassi, oggi si mangia molto e si fatica poco, soprattutto se si guarda al dispendio di energie fisiche». La via più importante per prevenire o ridurre il sovrappeso e l’obesità consiste nell’adeguare la propria alimentazione alle linee guida confermate dalla ricerca scientifica.
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Ultima modifica: luglio 2006
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