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Andrea Poli farmacologo, direttore scientifico MFI
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Attenzione ai grassi
Non sono i carboidrati i nemici dei pazienti diabetici sovrappeso.
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Alimentazione ‘scientifica’.
Gabriele Riccardi allarga le braccia: «Siamo letteralmente sommersi di messaggi da parte dei “media” in materia di nutrizione: articoli di giornali, programmi televisivi, spot pubblicitari... ma l’informazione cattiva scaccia quella buona». Riccardi, presidente del corso di laurea in Dietistica dell’Università Federico II di Napoli, conduce da anni studi sull’effetto ‘clinico’ degli alimenti paragonabili a quelli che sono condotti sui farmaci.
I nemici sono i grassi, non i carboidrati.
La questione dei grassi è un tipico esempio. «La gran parte delle persone pensa che avere il diabete significhi evitare gli zuccheri semplici, le ‘cose dolci’. Invece i carboidrati sono una fonte di energia ideale per l’organismo. Sono i grassi invece che devono essere ridotti e drasticamente», afferma Parillo, «fino a divenire il 10%, anche l’8% dell’introito calorico».
Un modo semplice per perdere peso o per non aumentarlo è ridurre l’apporto di alimenti ad alta densità energetica che sono ricchi in grassi come i dolci, i formaggi, gli insaccati. «Questi alimenti, oltre a essere ipercalorici, sono ricchi in grassi saturi per cui fanno aumentare anche i livelli di colesterolo Ldl» continua Parillo.

Mario Parillo, Responsabile UOC Diabetologia – Ospedale di Caserta
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Distinguere fra i grassi.
Insomma, facendo attenzione ai grassi che mangiamo, prendiamo i classici due piccioni con una fava: perdiamo peso senza sforzo e aumentiamo la salute. Ridurre i grassi nell’alimentazione è più facile che rinunciare alla pasta, al pane o ai dolci.
Occorrono però cultura e educazione alimentare perché bisogna saperli distinguere. Tre tipi diversi di ‘grassi’ hanno effetti opposti sul metabolismo. I grassi ‘saturi’ di origine animale fanno male al cuore.
Andrebbero quindi:
> sostituiti o almeno ridotti i grassi animali usati in cottura: burro, strutto, uova;
> ridotte a una o due le porzioni settimanali di formaggio e salumi;
> la carne ‘rossa’ dovrebbe andare in tavola due o tre volte la settimana, scegliendo tagli magri e togliendo le parti grasse prima della cottura;
> le proteine necessarie a ogni pasto possono derivare da carni bianche o meglio ancora da pesce o legumi che sono fonte di proteine.
I grassi ‘transidrogenati’, come le margarine ‘dure’ non spalmabili, non solo fanno male come quelli saturi ma distruggono il colesterolo buono (che nel diabetico è generalmente basso). È meglio quindi dimenticarli.
I grassi vegetali come l’olio di oliva o di semi hanno invece un effetto protettivo sulle arterie.
Un occhio al peso
Chi deve stare attento al peso però farà bene a non esagerare: un cucchiaio di olio ha più calorie di un gelato! Meglio quindi usarlo con parsimonia. «Chi imposta correttamente questo aspetto della sua dieta ottiene senza troppi sacrifici molti effetti positivi: perde peso, riduce i trigliceridi, aumenta il colesterolo buono, riduce il colesterolo totale e contribuisce ad abbassare la pressione sia direttamente sia per il fatto che molti cibi grassi hanno un alto contenuto di sale. Questo vale per tutti, non solo per la persona con il diabete», nota Parillo che ha studiato a Stanford in California dopo il dottorato di ricerca all’Università di Napoli e che nella sua attività clinica insiste sempre af-finché l’educazione alimentare che impartisce ai pazienti sia estesa a tutta la famiglia.
«Tuttavia le raccomandazioni relative ai grassi valgono in misura ancora maggiore per le persone con il diabete», sottolinea Gabriele Riccardi che è docente di malattie del metabolismo all’Università di Napoli; «per esempio, se una persona con diabete fa un pasto ricco, oltre a un ‘picco’ glicemico avrà facilmente anche un ‘picco’ nella produzione di trigliceridi. Questo picco elevato della glicemia e dei trigliceridi non è presente negli individui senza diabete».
«Anche per questa ragione gli squilibri dei trigliceridi e del colesterolo nella persona con diabete sono curati in modo più attento di quanto avverrebbe normalmente», afferma Andrea Poli, direttore scientifico della Nutrition Foundation of Italy.
I trigliceridi
L’eccesso di trigliceridi è tradizionalmente curato con una categoria di farmaci: i ‘fibrati’ utili e ben sopportati. «Purtroppo questi farmaci non danno sempre i risultati sperati», ammette Andrea Poli; «il loro potere di riduzione della trigliceridemia è ben dimostrato, ma la loro capacità di ridurre l’infarto si è dimostrata in molti studi inferiore alle attese». Insomma il fibrato aiuta ma non basta. Chi deve ridurre i trigliceridi, deve impegnarsi in tre direzioni:
> tenere bassa la glicemia
> ridurre la quantità di alcol nell’alimentazione
> fare regolarmente del movimento.
Il colesterolo merita un discorso diverso.
Il colesterolo ‘totale’ è composto soprattutto dal colesterolo ‘cattivo’ Ldl che rovina le arterie e da una quota minore di colesterolo ‘buono’ Hdl che invece ‘pulisce’ le arterie. Nella persona con diabete, il colesterolo totale è generalmente vicino alla norma ma il colesterolo ‘buono’ è scarso. «Evitare l’assunzione di cibi ad alto contenuto di colesterolo (tuorlo d’uovo, salumi e latticini) è importante, ma spesso non basta perché la gran parte del colesterolo che circola nel sangue è prodotta dal fegato, soprattutto nelle persone obese», spiega Poli che è stato ricercatore e docente alla Facoltà di Farmacologia dell’Università di Milano; «esistono invece dei farmaci, le statine, molto efficaci e potenti e meglio tollerate dall’organismo di quanto non si pensi».
Le statine abbassano con facilità il colesterolo cattivo, ma fanno poco per alzare il colesterolo ‘buono’. «Quello è un obiettivo che si può raggiungere aumentando l’esercizio fisico e tenendo sotto controllo il peso e la glicemia», continua Poli.
Farmaci per diabete
I farmaci più frequentemente utilizzati dalle persone con diabete hanno tutti un effetto indiretto sui lipidi. «In generale tutto quanto riesce a normalizzare la glicemia, in particolare evitando picchi glicemici, contribuisce a ridurre la produzione di trigliceridi e la distruzione di HDL», conclude Andrea Poli. Questo vale quindi per l’insulina, gli ipoglicemizzanti orali e per l’acarbosio.
Una ‘menzione d’onore’ va invece data alla metformina che, oltre ai suoi effetti preventivi e di gestione nei confronti del diabete, ha un discreto effetto di riduzione dei trigliceridi.
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Ultima modifica: luglio 2006
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