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Paola Mattei, responsabile del Centro diabetologico C5 della ASL Napoli 1 – distretto 53.
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Detective e non pompieri
Si misura la glicemia e si rileva un valore ‘alto’. Cosa fare? «Quello glicemico non è un allarme né un giudizio. È un’informazione», spiega Nicola Tota, responsabile del servizio di endocrinologia e diabetologia dell’Ospe-dale generale regionale Miulli, Acquaviva delle Fonti (BA); «sarebbe sbagliato quindi sentirsi ‘giudicati’ da quel numerino sul display».
Evitare le iperglicemie
Frequenti e continue iperglicemie sono ovviamente il ‘nemico da battere’ per la persona con diabete. Iperglicemie anche moderate sul lungo termine possono essere sufficienti a danneggiare le arterie e i capillari, ma gli obiettivi glicemici assegnati dal Team diabetologico si raggiungono e si
mantengono ragionando sia sui successi sia sugli insuccessi iniziali.
«Il fatto è che la glicemia che rilevo ora è l’effetto di azioni avvenute molte ore prima. Molte cose possono influire sulla glicemia, occorre quindi ‘scoprire’ cosa può essere accaduto», sottolinea Paola Mattei, responsabile del Centro diabetologico C5 della ASL Napoli 1 – distretto 53.
L’approccio ideale è insomma quello del detective, e non quello del pompiere. Persone molto ben formate e che utilizzano insuline rapide o ultrarapide possono col tempo imparare a modificare, quando è necessario, iperglicemie anche moderate con ‘boli di correzione’.

Nicola Tota, resposnsabile del Servizio di Endocrinologia e Diabetologia dell’Ospedale generale regionale Miulli, Acquaviva delel Fonti (BA).
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Quando far intervenire il medico
«Ma un intervento è assolutamente necessario solo se la glicemia supera i 300 mg/dl, occorre misurare i chetoni nelle urine e se questi sono presenti può essere il caso di contattare il diabetologo. Invece se si avvertono anche dei sintomi: stanchezza, dolore all’addome, confusione mentale o – il più grave – vomito, è meglio farsi portare al pronto soccorso», sottolinea Nicola Tota.
Se si escludono questi casi, intervenire per correggere un’iperglicemia non è sempre necessario. «Si può intervenire su un’iperglicemia, lavorando su alimentazione ed esercizio fisico», esemplifica Paola Mattei; «per esempio un’iper rilevata la mattina a digiuno può essere moderata sostituendo nella colazione i carboidrati con le fibre e magari andando al lavoro a piedi. Un’iperglicemia prima di pranzo mi consiglia di camminare un po’ durante la digestione e magari di spostare la frutta a metà pomeriggio. Tutte soluzioni alla portata anche di chi non usa insulina».
Le cause dell’iperglicemia
Le possibili cause dell’iperglicemia sono quattro: la terapia, l’alimentazione, l’esercizio fisico o uno stress fisico o psicologico.
«Un’iperglicemia può derivare da un errore nella precedente assunzione di insulina o di farmaci. Potrei aver sbagliato tipo di insulina, aver iniettato meno unità del previsto, o averlo fatto in un punto poco adatto», elenca Paola Mattei. Con i farmaci orali invece è possibile che sia stata saltata la somministrazione o presa per errore una pillola invece di un’altra. La causa più probabile, specialmente nelle iperglicemie rilevate dopo la prima mattina, è un pasto troppo ricco di carboidrati, «ma anche una disidratazione. In estate chi beve poco ha... poca acqua nel sangue. La quota di zuccheri è corretta ma la loro concentrazione risulta alta», nota Nicola Tota. Anche l’esercizio fisico può avere un ruolo: «basta saltare una passeggiata che si ha l’abitudine di fare per aumentare la glicemia», ricorda Paola Mattei.
E dopo?
Malesseri e febbriciattole che si tenderebbe a ignorare possono modificare di molto i valori glicemici. In questi casi è necessario moltiplicare i controlli della glicemia e dei chetoni. Cosa fare dopo?
Una volta rilevata una iperglicemia, è necessario aumentare i controlli nella giornata e nei giorni seguenti.
Se il problema persiste nella giornata e si ripresenta nei giorni successivi a quel punto «probabilmente è necessario adeguare la terapia», spiega Nicola Tota che consiglia in questi casi di telefonare al Servizio di diabetologia e chiedere di anticipare la prossima visita.
Ultima modifica: luglio 2006
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