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Simona Bodecchi, dietista presso i servizi di diabetologia di Guastalla e Correggio (RE)
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Dimagrire prima di mangiare
Un’alimentazione corretta inizia ben prima di scegliere gli alimenti e le porzioni da mettere nel piatto. Gli orari, i ritmi di ogni pasto, così come il modo di apparecchiare, quello che si fa a tavola e, ovviamente, il modo di cucinare rappresentano aspetti in grado di determinare un importante miglioramento.
Qual è il problema? Perdere peso? Riportare sotto controllo la glicemia? In ambedue i casi la soluzione ideale non è uno sforzo intensivo e breve, quanto piuttosto un miglioramento lento e graduale delle proprie abitudini.
«Bisogna avere il passo del maratoneta o dell’alpino», ripete spesso Ercole D’Ugo ai suoi pazienti diabetici o sovrappeso, «andare avanti lentamente e gradatamente, senza correre ma senza fermarsi, migliorando ogni volta qualche aspetto della propria vita».
D’Ugo, responsabile del Centro di diabetologia dell’Ospedale di Gissi (CH), parla di ‘vita’ e non solo di alimentazione. «Il diabete ci sollecita a rivedere non solo alimenti e porzioni, ma proprio tutte le cose che facciamo e a chiederci: ‘Ma non si potrà farle in maniera più salutare e piacevole?’», illustra Franco Gregorio, responsabile della UO di Diabetologia dell’Ospedale di Fabriano (AN).
Fra le conseguenze di questo concetto c’è quella un po’ sorprendente che si può perdere peso e migliorare la glicemia... ancora prima di sedersi a tavola. «Molte delle buone abitudini utili per perdere peso e controllare la glicemia si riferiscono a ciò che avviene prima, e intorno al pasto», nota Marica Iemmi dietista presso il Servizio di Medicina interna dell’ospedale di Montecchio (RE); «a volte, intervenendo sui ritmi, sui tempi, sul modo di acquistare e cucinare i piatti, si ottengono risultati importanti».

Franco Gregorio responsabile della UO di Diabetologia dell’Ospedale di Fabriano (AN)
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Il ritmo giusto.
Prendiamo ad esempio gli orari dei pasti. «I pasti principali devono essere cadenzati: fra pranzo e cena devono passare almeno sette ore, meglio otto. Cenare presto come fanno molti anziani, significa restare magari dodici ore a digiuno e questo non è salutare», insiste Franco Gregorio, tra gli autori insieme a Ercole D’Ugo di Accu-Chek eduCare, il supporto realizzato da Roche Diagnostics per l’attività educativa degli Operatori sanitari (vedere articolo a pagina 16); «se si cena presto, meglio spostare la frutta da fine pasto a prima di andare a letto. Se si pranza tardi, ci può stare un frutto: saltare i pasti non serve a dimagrire, anzi è controproducente. Il corpo, ‘spaventato’, dal rischio di digiuno, trasforma in grasso una quota maggiore delle calorie assunte». «E poi al pasto successivo ci si abbuffa e si finisce per mangiare di più», nota Simona Bodecchi, dietista presso i servizi di diabetologia di Guastalla e di Correggio (RE); «tra i pasti da non saltare c’è la prima colazione. A costo di alzarsi un quarto d’ora prima, e so bene come sembri difficile», confessa Simona Bodecchi, «occorre fare una colazione importante, con carboidrati, proteine e fibre». Nell’intervallo fra un pasto e l’altro possono essere programmati degli snack, meglio se naturali e a basso contenuto di zuccheri.
Trucchi anti-fame.
Ercole D’Ugo, lapidario, afferma: «Meglio si mangia, meno si ha fame. Chi è spesso affamato sta sbagliando qualcosa». Per combattere la fame, l’alleato principale sono le fibre. A chi si siede a tavola con una fame da lupi si consiglia di iniziare ogni pasto con le fibre (insalata, verdure). In questo modo la fame inizierà a essere soddisfatta da alimenti senza calorie. Poi si passa ai carboidrati (pasta o pane) e solo da ultimo metti in tavola gli alimenti più ricchi di grassi.
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Ultima modifica: novembre 2006
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