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Ognuno ha la sua meta
Un maratoneta insegna come prepararsi al meglio per affrontare una gara o un esercizio fisico impegnativo. E rivela che le persone con il diabete, invece di partire con un handicap, possono risultare avvantaggiate.
Molti di noi hanno un ‘sogno nel cassetto’ di tipo sportivo: raggiungere a nuoto quell’isola o quella riva che si vede dalla spiaggia; conquistare una cima o completare un lungo itinerario in montagna come l’Alta Via delle Dolomiti. Per altri l’obiettivo può essere ripetere un’impresa che da giovani era normale: salire in bici al Santuario o giocare un’intera partita di calcio su campo regolamentare.
«Vale la pena di aprire quel cassetto e cercare di realizzare il sogno», assicura Giuseppe, per tutti Pippo, Pipitone, «ma per raggiungere l’obiettivo occcorre darsi un programma di allenamenti e preparazione».
Amore per lo sport
Una vita di amore per lo sport che il diabete non ha affatto interrotto; Pipitone è passato dal mezzo fondo (5 mila metri) alla estenuante maratona, 42 chilometri e rotti che mettono a dura prova gli atleti più allenati. Nelle gare, ultima la Maratonisola fra Capri, Ischia e Procida, il quarantenne siciliano si è classificato sempre nelle prime posizioni su centinaia di partecipanti. «La performance fisica ‘eccezionale’ che per me è la maratona, per altri può essere una sfida diversa, può essere il punto di arrivo e se vogliamo la scusa per una preparazione di lungo termine», ricorda Pipitone.
Occorre abituare gradatamente il corpo a sostenere un lungo sforzo, ponendosi obiettivi crescenti ovviamente in stretto accordo con i propri medici.
I risultati si vedono subito, soprattutto se si utilizza un semplice cardiofrequenzimetro. A partire dal primo giorno di allenamento si scoprirà che la soglia oltre la quale si inizia a sentire ‘il fiatone’ si alza sia in termini di intensità dello sforzo sia di durata.
Conoscere il proprio corpo
Dovendo chiedere molto al nostro corpo dobbiamo cercare di sapere qualcosa di più sulle sue esigenze. La persona con diabete parte avvantaggiata prima di tutto perché ha un dialogo continuo con degli esperti: il Team diabetologico; in secondo luogo perché dispone di molte nozioni. «Una persona con diabete sa quali alimenti contengono carboidrati, l’energia di pronto utilizzo, quali invece sono ricchi di grassi, i ‘depositi di energia’ ai quali si dà fondo quando lo sforzo è lungo, quali sono ricchi di proteine utili per assecondare lo sviluppo dei muscoli», ricorda Pipitone, «tutte cose che la persona senza diabete non sempre sa. E soprattutto la persona con diabete ha imparato a controllare se stessa».
Controllo significa due cose.
La capacità di amministrarsi, di affrontare con determinazione e insieme con umiltà gli obiettivi, comprendendo subito quando è possibile ‘forzare’ e quando invece non è consigliabile. «Questo aspetto è determinante nella maratona ad esempio, o comunque negli sforzi fisici che durano molte ore. Arrivare primi è questione di muscoli, allenamento, quel che si vuole. Ma arrivare fino in fondo è questione di testa. Occorre avere il giusto equilibrio psicologico». Ma controllo significa anche la volontà e la capacità di controllare spesso la glicemia e di ragionare sui dati forniti dallo strumento.
Anche l’equilibrio glicemico è necessario.
«In passato si riteneva che il diabete fosse una controindicazione allo sport. L’esperienza mia e di centinaia di altri atleti con diabete ha dimostrato l’infondatezza di questa convinzione», nota Pipitone.
Certo, chi ha il diabete, soprattutto se insulinotrattato, deve fare qualcosa in più degli altri: deve misurare spesso e bene la glicemia, anche durante la gara, deve saper valutare l’introito calorico di un pasto. «Il rischio di ipoglicemie sia durante sia dopo lo sforzo è sempre presente», ammette Pipitone, «ma da ogni esperienza, anche negativa, si può e si deve imparare».
Pipitone, che si muove ormai ai livelli medio-alti delle classifiche fra i maratoneti italiani, rivela un segreto: «Molti ‘colleghi’ mi ‘invidiano’ il diabete che mi consente di mantenere una riserva di zuccheri in più nel sangue. Non a caso da quando utilizzo il microinfusore, che mi permette di amministrare ancora meglio il glucosio immagazzinato, ho migliorato i miei record personali».
Accettare la sfida
Ben controllata e ben assistita da esperti, la persona con diabete può quindi accettare la sfida di uno sforzo fisico un po’ fuori dal normale. «Scoprirà di avere diverse carte in più rispetto agli altri: maggiore conoscenza del proprio corpo, maggiore capacità di controllarlo e una motivazione in più data dal sottile piacere di superare amici e coetanei senza diabete».
Non sarà sportivo o corretto ma ammettiamolo: dietro ogni performance sportiva da parte di una persona con diabete un pizzico di rivendicazione c’è. E non guasta.
Ultima modifica: novembre 2009
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