
Laura Marinello fa parte del Team del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale di Mirano
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Educare non stanca
Le infermiere sono le prime ‘educatrici’ di una persona con diabete, un lavoro faticoso ma anche un’occasione di crescita professionale e umana.
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L’utilità dell’educazione
Il Team diabetologico e la maggior parte delle persone con diabete sono convinti dell’utilità dell’educazione. «In passato avevo fatto uno studio misurando i parametri metabolici prima e dopo l’intervento educativo: i risultati non davano adito a dubbi», ricorda Laura Marinello. Si stenta però ancora a ottenere il riconoscimento amministrativo delle attività educative svolte.
«Per molte Amministrazioni il tempo che passiamo nell’aiutare il paziente a divenire autonomo e protagonista del suo diabete semplicemente... non esiste», afferma Clara Palenzona che si sta impegnando perché queste attività abbiamo un riconoscimento nella contabilità interna degli Ospedali.
L’importanza del personale
«L’impegno che noi mettiamo nell’educazione nasce dal desiderio di dare alle persone gli strumenti migliori per affrontare la sfida del diabete», spiega la Palenzona; «d’altra parte è importante che un Team abbia il personale necessario a svolgere questa attività».
Il Centro di Alessandria ha 8 mila pazienti ma ha anche un organico di tutto rispetto: quattro infermiere, una caposala e una dietista. «Possiamo organizzare interventi di vario tipo: ad esempio ogni giorno teniamo in una stanza attigua alla sala d’attesa un ‘mini corso’ sulla prevenzione delle complicanze», racconta la Palenzona.
Insegnare è bello
Insegnare è un’esperienza faticosa ma appagante. «Non ho la sensazione di ripetere sempre le stesse cose», nota la Marinello. «I temi sono quelli, ma le persone sono diverse, ogni incontro individuale o di gruppo è differente, e poi io amo ‘rinnovarmi’ continuamente». In pensione già da diversi anni, la Marinello si sta per laureare in Psicologia all’Università di Venezia-Mestre.
«Studiando ho trovato conferma ad alcune cose che già facevo e ho scoperto nuovi modi per svolgere la mia attività di educatrice. Se così non fosse, sarebbe veramente monotono. Nei momenti di stanchezza il sostegno ti arriva subito dai pazienti stessi, che ti sollecitano o ti ripagano con i risultati raggiunti in termini di compenso glicemico e qualità di vita. Certo», conclude Laura Marinello, «nelle persone più anziane provocare un cambiamento visibile e radicale è meno facile, ma è importante perseverare. Mai lasciar andare un paziente. Chi dà consigli, mostra fiducia. Se smetti di informare e stimolare un paziente che sembra non rispondere, questi ha l’impressione che tu abbia smesso di credere in lui. E a quel punto smette di credere in se stesso».
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Ultima modifica: novembre 2006
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