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Donatella Bloise, diabetologa presso l’Ospedale San Giuseppe di Marino in provincia di Roma
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Perché controllare la glicemia
Unito alle necessarie informazioni, l’autocontrollo della glicemia aiuta a raggiungere l’equilibrio glicemico mantenendo alta la qualità della vita. Interpretando i dati glicemici è possible mangiare, bere, fare esercizio fisico in modo cosciente e adeguato.
Chi, dove, quando, come e perché.
Nelle scuole di giornalismo insegnano che un articolo di giornale deve rispondere in modo conciso a queste cinque domande. Non sempre è semplice. Se si parla dell’autocontrollo della glicemia esempio.
Tutte o quasi le persone con diabete hanno in casa un lettore per la glicemia e molti sanno come utilizzarlo, ovunque si trovino e in qualsiasi momento per controllare la quota di glucosio nel sangue. Ma chi esattamente deve controllare la glicemia e quante volte al giorno o alla settimana? Prima di rispondere occorre dare seguito all’ultima domanda del bravo giornalista.
«Il medico e la persona con diabete hanno due obiettivi comuni: da una parte tenere bassa l’emoglobina glicata, almeno sotto il 7% ed evitare le iperglicemie dopo pranzo», spiega Donatella Bloise, diabetologa presso l’Ospedale di Marino in provincia di Roma «dall’altra ottenere questo risultato senza sacrifici, incidendo il meno possibile sulla libertà e sullo stile di vita. Questi due risultati possono essere raggiunti insieme solo attraverso l'autocontrollo della glicemia».
No basta solo misurare
Ovviamente il semplice atto di misurare la glicemia non basta. «Occorre che la persona con diabete sappia interpretare questo dato, capire cosa lo ha determinato e registrare il tutto sia sul diario sia nel suo bagaglio di esperienze», afferma la Bloise. E per far questo occorre un lungo lavoro.
«In fondo il vero obiettivo del diabetologo è arrivare a un dialogo alla pari e bidirezionale con il paziente: trasferire alla persona con diabete le conoscenze e le capacità di cui ha bisogno per gestire il diabete nella vita quotidiana. Il nostro è il lavoro di un educatore», nota la Bloise fra le prime a occuparsi, insieme al suo ‘maestro’ Aldo Maldonato, di educazione terapeutica, ovvero l’impostazione di un dialogo fra persona con diabete e Team diabetologico che motivi il paziente a divenire protagonista nella cura del suo diabete.

Edoardo Mannucci, responsabile della divisione di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo presso il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi.
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L’automonitoraggio è essenziale
In questo dialogo l’automonitoraggio della glicemia svolge un ruolo essenziale.
«Un diario ricco di dati glicemici e di annotazioni – sull'alimentazione, l’attività fisica o altri eventi della giornata – permette al diabetologo di capire subito ‘cosa è successo’ in una data occasione. Ma il mio lavoro non si ferma qui. L’obiettivo è raggiunto quando anche il paziente lo comprende. È la consapevolezza del significato del risultato che bisogna raggiungere e condividere» afferma Donatella Bloise.
Conoscendo l’obiettivo a cui mirare e sapendo riflettere sul motivo del rialzo, «allora anche una glicemia ‘alta’ diventa un’informazione utile e importante», prosegue Donatella Bloise. Compreso il ‘perché’ diventa facile rispondere alle domande ‘chi?’ e ‘quando?’ fare autocontrollo.
Le raccomandazioni delle Linee guida
Le Linee guida internazionali, che distillano gli studi più ampi e precisi trasformandoli in raccomandazioni seguite da tutti i medici, «prescrivono con chiarezza che l’autocontrollo è fondamentale per tutte le persone che utilizzano l’insulina», nota Edoardo Mannucci, responsabile della divisione di endocrinologia e malattie del Metabolismo presso il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi. «Da una parte senza autocontrollo la persona che usa insulina si espone al rischio di ipoglicemie o – se è insulinodipendente – di chetoacidosi. Dall’altro la ragion d’essere di una terapia insulinica è proprio la capacità di adeguare le dosi alle proprie scelte alimentari e di stile di vita».
«Sono quindi da prendere con molta cautela quelle disposizioni burocratiche di assessorati e Asl che prevedono limiti eccessivi al numero di ‘strisce’ prescrivibili alle persone che usano insulina», afferma Mannucci.
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Ultima modifica: marzo 2007
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