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INTERVISTA

Sommario 

Non diamo un vantaggio al diabete
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Perché controllare la glicemia
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La molla della motivazione
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Microinfusori, lo dice il dottore
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Il farmacista fa parte del team
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L’insulina in breve

In senso stretto l’insulina non è un farmaco. È la riproduzione perfetta dell’ormone che viene naturalmente prodotto dal pancreas per tenere sotto controllo la glicemia. Non ha controindicazioni né effetti collaterali.
È quindi la soluzione ideale per raggiungere il perfetto controllo glicemico. La terapia con insulina può prevedere una o più iniezioni al giorno. Maggiore è il numero delle iniezioni, maggiore è la precisione con la quale si riesce a imitare quello che sarebbe il normale funzionamento del pancreas.

Lo schema insulinico.
Si chiama ‘schema insulinico’ la prescrizione che prevede gli orari, le quantità e il tipo di insulina che va iniettato ogni volta.
Esistono diversi tipi di insulina che si differenziano per la durata di azione, e vale a dire per il momento in cui il farmaco inizia a fare effetto, per la fase in cui esprime la massima azione (picco) e per il tempo nel quale rimane attivo (coda). Uno schema insulinico può prevedere iniezioni effettuate con differenti tipi di insulina.
La ragione è presto spiegata: il nostro corpo ha biso-gno di un ‘minimo garantito’ di insulina durante tutte le 24 ore, la cosiddetta ‘basale’, ma anche di ‘boli’ (quantità discrete) di insulina per utilizzare i carboidrati che vengono assunti durante i pasti o fuori pasto.
Servono quindi delle insuline ultralente (dette anche analoghi lenti) o ‘lente’ per creare una insulinizzazione di base e delle insuline ‘rapide’ o ultrarapide (dette anche ‘analoghi rapidi’) per metabolizzare i carboidrati assunti ai pasti.
Per esempio un tipico schema insulinico potrebbe prevedere l’iniezione di un analogo lento la sera tardi che svolge per 24 ore la funzione basale e delle ‘ultrarapide’ da assumere prima dei pasti. Lo schema insulinico va personalizzato dal diabetologo in ogni suo aspetto, adattandolo alle esigenze del paziente.
Le dosi di insulina sono suddivise in Unità o Unità internazionali (U.I.). Il fabbisogno medio varia da persona a persona a seconda della sua insulinoresistenza, dell’attività fisica svolta e dello stile di vita.
Può succedere che nel corso del tempo il diabetologo pre-scriva un maggior numero di iniezioni o dosi crescenti di insulina. Questo non significa che il diabete si è aggravato ma semplicemente che si sta trovando il modo di rendere lo schema insulinico sempre più adeguato alle esigenze.

Le ipoglicemie.
La persona con diabete che inizia a usare l’insulina conosce un problema paradossale: se assume più insulina o meno carboidrati del previsto, potrebbe avere una glicemia troppo bassa. Se la glicemia scende sotto una certa soglia, per esempio sotto i 60-70 mg/dl, il cervello reagisce alla mancanza di zucchero attivando una serie di meccanismi, definita ‘crisi ipoglicemica’ e caratterizzata da sintomi quali sudorazione, nervosismo e irritazione, difficoltà ad articolare le parole, mancamenti e tremore alle mani. Porre fine alle ipoglicemie è molto semplice. Basta assumere degli zuccheri semplici. meglio avere sempre con sé un paio di bustine di zucchero (quelle dei bar) e vuotarne il contenuto in bocca se la glicemia scende sotto i 60 o i 50 mg/dl.

Controllare la glicemia.
Chi usa l’insulina per gestire al meglio il suo diabete ha bisogno di aumentare i controlli della glicemia (almeno quattro volte al giorno). L’ideale è ‘fare una striscia’ prima di ogni iniezione e due ore dopo ogni pasto, nonché ogni volta che qualcosa sembra non andare per il suo verso.

Le ‘penne’.
Tutti abbiamo una esagerata paura delle iniezioni. L’insulina va assunta per questa via (per bocca non è possibile) ma l’ago utilizzato oggi è così sottile e piccolo (6-8 millimetri) che spesso passa tra una terminazione nervosa e l’altra senza dare alcun fastidio.
A chi inizia oggi non si consigliano più le siringhe ma le ‘penne’. Che si presentano come comuni penne stilografiche e sono costituite, oltre che dallo strumento, da un ago (che deve essere sostituito a ogni uso) e da una ‘cartuccia’ preriempita con insulina, facile da inserire (1).

Come si usano le penne?
Per prima cosa si applica il nuovo ago, poi, ruotando la ghiera posta all’estremità, si seleziona la quantità desiderata di insulina (2-3).
Premendo un pulsante, una goccia di insulina apparirà sulla punta dell’ago accertando che non esistono interruzioni al flusso del farmaco (4). Questa operazione deve essere fatta tenendo la penna rivolta verso l’alto e all’altezza degli occhi. A quel punto si tratta solo di detergere il sito scelto per l’iniezione (5). L’iniezione vera e propria avviene semplicemente premendo un pulsante (6). Dove fare l’iniezione.
L’insulina va iniettata nello strato di grasso sotto la pelle. Lo spessore di questo strato varia da persona a persona e soprattutto a seconda delle zone del corpo. L’area ideale per iniettare l’insulina è l’addome, dove il grasso sotto la pelle è distribuito in modo omogeneo e dove la densità dei recettori nervosi è ridotta.
Alcuni bambini o ragazzi preferiscono i glutei, soprattutto nel quadrante superiore, e le cosce. Nel caso delle braccia invece, lo strato di grasso è meno presente.
Una volta inserito l’ago premere il pistone delicatamente e a velocità costante. Quando il pistone è giunto a fine corsa, ritirare l’ago per metà e attendere almeno altri tre (qualcuno consiglia 10) secondi prima di estrarre con gradualità l’ago e controllare che non fuoriesca del liquido.

Cambiare l’ago.
L’ago della penna va cambiato a ogni iniezione. Mantenere lo stesso ago per l’intera giornata o per più giornate significa rischiare la formazione di bolle o di otturazioni nella penna o di batteri sull’ago. Inoltre gli aghi utilizzati più volte perdono lo strato di silicone che ne favorisce la penetrazione e il profilo dell’ago già utilizzato si modifica, aumentando la lacerazione dei tessuti, responsabile del dolore.
Gli aghi riutilizzati possono causare le ‘lipodistrofie’: poco estetici avvallamenti o ‘bozzi’ di grasso e tessuto cicatriziale che si possono formare soprattutto nell’addome.

La rotazione dei siti.
Si possono formare le lipodistrofie anche iniettando frequentemente l’insulina nello stesso punto. In questi tessuti poco innervati e male irrorati, l’insulina iniettata agisce quindi in misura minore del previsto e in tempi che possono essere diversi da quelli ipotizzati. Per evitare la formazione di lipodistrofie basta alternare le aree e i siti dove si inietta l’insulina. L’ideale è non fare più di una iniezione per settimana in ogni centimetro quadrato.
Un utile ausilio mnemonico è rappresentato dall’‘orologio’: i siti di iniezione nell’arco della settimana so-no ruotati descrivendo due ideali archi ‘a orologio’ intorno all’ombelico. In alternativa si possono associare le somministrazioni ad aree diverse del corpo: per esempio nell’addome la mattina, sulle braccia a tarda sera…

Come conservare l’insulina.
L’insulina è disponibile in flaconi o cartucce preriempite per le penne. Le confezioni in uso possono essere mantenute a temperatura ambiente; l’unica precauzione consiste nel non esporle a fonti di calore diretto o al gelo.
L’insulina esposta a temperature estreme continua a svolgere la sua funzione ma potrebbe perdere in parte la sua efficacia.

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Ultima modifica: marzo 2007

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