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Mauro Cignarelli, docente di Endocrinologia alla Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia
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Microinfusori, lo dice il dottore
Maggiore flessibilità, più alta qualità della vita, compenso glicemico spesso migliore. Il microinfusore, assicurano molti diabetologi, può essere consigliato quasi a tutti. Ma per chi al diabete associa determinate condizioni o situazioni, l’indicazione è ancora più pressante.
Le indicazioni per il microinfusore? «Tutte le forme di diabete che richiedono la terapia in-sulinica», afferma sicuro Claudio Tubili. In gergo medico le ‘indicazioni’ sono le situazioni che rendono particolarmente consigliabile una terapia. «E la terapia con microinfusore si è mostrata quella che, al momento attuale, consente di riprodurre più fedelmente il modo in cui un pancreas sano produce insulina», continua Tubili, che nell’ambito del Team diabetologico dell’Ospedale San Camillo-Forlanini di Roma ha seguito almeno 150 persone con microinfusore.
«Il microinfusore, riuscendo a mimare meglio di altre modalità di somministrazione insulinica l’attività del pancreas endocrino, rappresenta la soluzione in grado di assicurare un profilo insulinemico più vicino a quello fisiologico», spiega Mauro Cignarelli, docente di Endocrinologia alla Facoltà di Medicina dell’Università di Foggia, «ed è quindi indicato in tutte le situazioni nelle quali la terapia insulinica multi-iniettiva non raggiunge i risultati attesi o li raggiunge ma a prezzo di un peggioramento della qualità della vita». Microinfu-sore per tutti o quasi, dunque? «Questo in teoria. Di fatto un Servizio di diabetologia deve definire delle priorità, non foss’altro per un problema di risorse: l’educazione del paziente, la fase di inserimento con le incertezze dei primi giorni e la definizione graduale dello schema insulinico richiedono tempo prezioso a diabetologi e operatori sanitari e richiedono un’organizzazione ad hoc», sottolinea Tubili che è referente per i microinfusori all’interno dell’Ospedale San Camillo di Roma. «Esistono insomma alcune condizioni in cui l’uso del microinfusore è fortemente consigliato, se non obbligatorio», continua Cignarelli.
Eccone un elenco:
Estrema variabilità delle glicemie.
Questa a dire il vero non è una condizione clinica in senso stretto. «Negli Usa si era iniziato a parlare di brittle diabetes, ‘diabete saltellante’. In realtà spesso si tratta piuttosto di brittle diabetics, ovvero di pazienti particolarmente sensibili anche a piccole variazioni delle dosi di insulina e il cui ritmo di vita è caratterizzato da attività fisica e struttura e composizione della dieta incostanti », afferma Tubili, allievo e collaboratore del professor Eugenio Del Toma.
«In effetti possiamo attribuire l’estrema variabilità dei profili glicemici di alcuni particolari soggetti ad errori nella somministrazione dell’insulina: iniezioni fatte velocemente, sedi non appropriate o non ‘ruotate’, mancata sincronizzazione tra l’iniezione e l’attività fisica o i pasti, dosi non adeguate ai carboidrati presenti nel pasto. Anche la variabilità dell’assorbimento dell’insulina può causare fluttuazioni glicemiche, evento molto più frequente quando si utilizzano le vecchie insuline», dice Cignarelli, responsabile della Struttura complessa di Endocrinologia a direzione universitaria degli Ospedali Riuniti di Foggia; «possiamo consigliare ai pazienti maggiore attenzione alla tecnica di somministrazione, ma è chiaro che la terapia iniettiva inserisce co-munque un elemento di variabilità, quasi di imponderabilità, che nella terapia con microinfusore è ridotta al minimo».
Nell’iniezione infatti, l’insulina contenuta nella siringa viene trasferita a un deposito sottocutaneo e il passaggio in circolo dipende da molti fattori. «Il microinfusore invece rilascia quantità minime di insulina in maniera continua: non si creano quindi depositi con riduzione della variabilità di assorbimento», continua Cignarelli.
«I pazienti con grande fluttuazione della glicemia sono forse quelli nei quali il microinfusore permette di ottenere i risultati più soddisfacenti. Trattandosi di una modalità più fisiologica di infusione il microinfusore consente più facilmente di raggiungere gli obiettivi di emoglobina glicata, rendendo più rari i picchi iperglicemici da una parte e riducendo la frequenza e la gravità delle ipoglicemie dall’altra. Il paziente non vive più quella sensazione di imprevedibilità e non ha più timore di subire una ipoglicemia mentre guida o durante una riunione, po-tendo così programmare meglio anche l’esercizio fisico, liberalizzando, in altri termini, la propria attività quotidiana».
Ridotta sensibilità all’ipoglicemia.
Chi ha frequenti ipoglicemie perde gradatamente la capacità di rilevare i segni premonitori della crisi ipoglicemica. È una condizione estremamente pericolosa perché il paziente, non accorgendosi in tempo della situazione, si trova subito in una fase di grave ipoglicemia nella quale potrebbe non avere la lucidità o la manualità per intervenire in modo adeguato.
Per fortuna la situazione è spesso reversibile. Se si ritorna all’equilibrio glicemico, bastano due mesi senza ipoglicemia per vederne riapparire gradatamente i segni premonitori dell’ipo.
Forte insulinoresistenza. La sensibilità all’insulina varia da individuo a individuo.
Generalmente è maggiore nelle persone magre e che fanno esercizio fisico e minore in quelle in sovrappeso e sedentarie. Ci sono però delle eccezioni: giovani o adulti che, pur essendo normopeso, hanno bisogno di iniettare oltre 50-60 unità al giorno per controllare il diabete.
L’utilizzo del microinfusore consente molto spesso di ridurre anche del 25-30% le unità di insulina iniettate e per questi pazienti, che necessitano di elevate dosi di insulina, il suo uso diventa fortemente consigliato.
«L’indicazione nasce dal fatto che dosi elevate di insulina spesso comportano un compenso molto variabile: frequenti ipoglicemie che, corrette male, causano come risposta iperglicemie», nota il professor Cignarelli; «e in ogni caso, ottenere lo stesso controllo con una dose inferiore di insulina è sicuramente un bene per il paziente».
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Ultima modifica: marzo 2007
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